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Cultura

Come nasce e come si organizza una gita scolastica

Si propongono le mete e si individuano gli accompagnatori. Inizia per i docenti un lavoro organizzativo piuttosto impegnativo: aspetti burocratici, prenotazioni, contatti con i Vigili urbani

Gita scolastica
Gita scolastica

Il turismo scolastico è un settore molto importante, con ricadute non indifferenti sull’economia. Presto l’emergenza coronavirus cesserà e sono tanti gli itinerari per far conoscere Verona alle scolaresche cittadine e da fuori provincia. Oltre all’itinerario su Verona romana, perfetto per le classi quinte della scuola primaria, la scelta si arricchisce con itinerari nella città medievale e in quella ebraica, particolarmente suggestiva per far riflettere i ragazzi in occasione del giorno della memoria. Non dimentichiamo inoltre la Verona di Shakespeare e quella veneziana o i vari tour interattivi. Ma cosa sta dietro l’organizzazione e l’attuazione di un’uscita didattica? Vogliamo mostrarvene gli aspetti meno noti, talvolta perfino divertenti, che solo gli addetti ai lavori conoscono, e lo facciamo da una prospettiva privilegiata: quella dei professori, degli alunni e delle guide turistiche.

Gita scolastica

Gita scolastica

Già dai primi giorni di settembre gli insegnanti si ritrovano per le consuete attività di programmazione dell’anno scolastico: nell’ordine del giorno figurano anche tutte le uscite didattiche e i viaggi di istruzione. Strano ma vero, questo è uno dei punti “caldi”: il Consiglio di classe si divide immediatamente tra coloro che sono favorevoli e gli altri, assolutamente contrari. Cosa accende così fortemente gli animi?

I favorevoli sono i professori che intravedono nei viaggi un momento per approcciarsi con leggerezza e allegria alla cultura, per ampliare il proprio bagaglio personale e per vivere un’esperienza importante dal punto di vista formativo e della socializzazione. I contrari, invece, ritengono che queste pseudo-occasioni culturali si tramutino esclusivamente in una perdita di tempo, spesso accompagnata da un enorme fardello burocratico e da un’altrettanta enorme responsabilità che pende tutta, come una spada di Damocle, sulla testa degli “sprovveduti” insegnanti che, malgrado non percepiscano nessun tipo di riconoscimento economico per tutto questo lavoro extra, si accollano pure i rischi che qualcosa possa andare storto, con complicazioni anche penali.

Dopo le solite disquisizioni vince quasi sempre il fronte del SÌ: si propongono le mete e si individuano gli accompagnatori. Ed è a questo punto che inizia per i docenti un lavoro organizzativo piuttosto impegnativo: aspetti burocratici, prenotazioni, pagamenti, indicazioni alla segreteria della scuola, contatti con i Vigili urbani tenuti a controllare i mezzi la mattina stessa della gita, causando a volte ritardi difficilmente recuperabili, che comportano ulteriori accordi con le guide che ci aspettano, con i musei che ci hanno dato un orario fisso di accesso…

La sera, a gita conclusa, è l’ora dei bilanci. Dalla risposta che gli accompagnatori si daranno si può già pronosticare se alla gita ne seguiranno altre. Ma diamo uno sguardo alla faccenda da una prospettiva diversa, quella degli studenti per i quali la gita rappresenta il momento clou dell’anno scolastico. Si comincia a parlarne fin dai primi giorni di scuola e nessun aspetto viene sottovalutato dai ragazzi: meta, durata, accompagnatori.

Gita scolastica

Gita scolastica

Quando arriva l’approvazione del Consiglio di classe tutto diventa più concreto. Ecco l’autobus in sosta davanti alla scuola. Durante il viaggio i comportamenti sono diversi: c’è chi fa caos dai sedili posteriori, chi ascolta musica, alienato nei propri auricolari o condividendo canzoni con il vicino, pochi approfittano del tragitto per chiacchierare. Ma le domande non mancano: quando arriviamo? Ci fermiamo in autogrill? C’è molto da camminare? Quando facciamo merenda? Quando pranziamo? A chi verrebbe mai in mente che il cibo sia, dopo il cellulare, la preoccupazione principale di questi ragazzi? Giunti a destinazione ci attende una visita guidata tra selfie, momenti di attenzione alternati a noia durante le spiegazioni, scherzi e risate, richieste di tempo libero.

Per noi guide turistiche le gite scolastiche rappresentano un introito cospicuo nel periodo che va da marzo a maggio. Gruppi non sempre facili da gestire, per svariati motivi. A partire dall’organizzazione e dai contatti con gli insegnanti e le segreterie delle scuole, spesso rallentati dalla burocrazia. A complicare il tutto, a volte, subentrano perfino aspetti esterni e indipendenti dalla volontà delle parti coinvolte: è il caso, molto attuale in questi giorni, della sospensione di tutte le uscite didattiche a causa del Covid-19. Un provvedimento che ha causato molti annullamenti e per molti di noi una notevole perdita economica.

Ma torniamo alla visita in città e proviamo a metterci nei panni della guida. Nel suo tragitto verso il punto di incontro con le scolaresche si accavallano spesso pensieri negativi: anche oggi gruppi di studenti, saranno preoccupati solo di scattarsi foto con il cellulare, non ascolteranno e faranno confusione. E questo, purtroppo, accade frequentemente, causandoci sconforto. Ma non si deve generalizzare, perché a volte ci ritroviamo piacevolmente stupite a pensare che questi ragazzi sono vivaci e impegnativi, ma anche interessati e curiosi, con domande che ci sorprendono e comportamenti corretti e maturi.

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Sara Parisi
Martina Zampini
Assoguide Verona

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