Connect with us

Hi, what are you looking for?

Quartieri

Borgo Nuovo, storia di un quartiere rimasto senza il suo teatro

La Terza Circoscrizione e il Comune di Verona dovrebbero prestare fede agli impegni sottoscritti nel 2005, che prevedevano la realizzazione del Cinema-Teatro come luogo di incontro e di socializzazione.

Il CInema-Teatro di Borgo Nuovo
Il CInema-Teatro di Borgo Nuovo

BORGO NUOVO – La Terza Circoscrizione e il Comune di Verona dovrebbero prestare fede agli impegni sottoscritti nel 2005, che prevedevano la realizzazione del Cinema-Teatro come luogo di incontro e di socializzazione per la comunità del quartiere.

Le origini del Villaggio Angelo Dall’Oca Bianca, oggi Borgo Nuovo, risalgono al 1930. Risale a quella data, infatti, la costruzione di 6 edifici con 108 appartamenti di tipologia “Ultrapopolare”, con complessivi 216 vani utili, da parte della Azienda delle Case Popolari Comunali, costituita a Verona nel 1910 (più avanti nel tempo diventerà AGEC ). Vennero realizzati in una vasta area contigua a Corso Milano, in una strada che in quell’epoca era chiamata via Giovanna di Savoia, che diventerà dopo il 1940 la Strada Cavallara, sino a prendere successivamente il nome di viale Sicilia.

I lavori per la costruzione della chiesa di Borgonuovo

I lavori per la costruzione della chiesa di Borgonuovo

Dopo la costruzione, l’assegnazione di quegli alloggi venne decisa da una apposita Commissione comunale, ed era regolata da un contratto di affitto che elencava pure le caratteristiche dell’appartamento, le sue dotazioni, fra le quali erano ben specificati: il cammino, il secchiaio, l’impianto della luce, il cesso ed altro ancora. Allegato al contratto di affitto vi era un regolamento che, tra le altre cose, prevedeva. “l’obbligo di pagare l’affitto (spesso i primi mesi venivano abbuonati), il divieto di spaccare la legna sulle scale e sul pavimento, il divieto di tenere animali in casa che potessero arrecare disturbo agli altri inquilini, compresi cani, galline ed altre bestie”, e sopratutto, l’obbligo per gli inquilini di prestare “verso i rappresentanti della Azienda il rispetto e l’obbedienza”.

A Verona, in quegli anni esisteva una diffusa povertà, dovuta in larga parte alla scarsità di lavoro, in particolare modo nelle diverse aziende agricole, in molti casi troppo piccole per consentire di impiegare tutti i componenti delle famiglie, spesso numerose, ma anche per la scarsa offerta di occupazione da parte di settori alternativi:+, come l’ edilizia, l’industria e l’artigianato.

Fu negli anni 1938-1939 che in una località vicina, considerata in quell’epoca all’estrema periferia del comune di Verona, confinante con San Massimo, la linea ferroviaria del Brennero e il quartiere del Chievo, prese avvio, per volontà ed impulso del noto e generoso pittore veronese Angelo Dall’Oca Bianca, la costruzione di un nuovo Villaggio in cui poter realizzare idonee abitazioni per quanti ne erano privi.

La realizzazione del Villaggio, che da subito prese il nome del suo ispiratore, era stata concepita in modo tale da poter costruire una serie di Casette, disponendole attorno ad una vasta area pianeggiante posta al centro dell’attuale quartiere. In tal modo vennero ricavati 53 alloggi mono e bifamiliari, per un totale di 115 locali. In tempi immediatamente successivi, la municipalità attribuì alle varie strade interne l’attuale toponomastica, che richiama alcune località della Sicilia, fra le quali: via Catania, via Agrigento, via Taormina, via Enna, via Gela, via Selinunte e via Erice.

La sede dell'Associazione Pace tra i popoli, a Borgo Nuovo (Verona)

La sede dell’Associazione Pace tra i popoli, a Borgo Nuovo (Verona)

Il primo colpo di piccone fu dato il giorno 9 maggio 1938 e i lavori si conclusero alla fine del 1939, dopo 11.000 giornate lavorative svolte dai vari addetti alle specifiche lavorazioni. Fece subito seguito la consegna degli alloggi, forniti delle cose essenziali, compreso dei piccoli appezzamenti di terreno per l’orto, assegnati a famiglie (spesso numerose) che ne erano prive, molte delle quali provenivano da occupazioni abusive dei bastioni che cingevano la città di Verona, oppure risiedevano nei forti militari dismessi, o in strutture precarie abbandonate.

Il costo complessivo di questo intervento di edilizia popolare risultò di 1.500.000 lire, di cui circa 200.000 lire servirono per l’acquisto dei terreni: furono finanziati con 80.000 lire ottenute dalla vendita di un quadro di Angelo Dall’Oca Bianca, da un contributo di 500.000 lire erogato dallo Stato e con la cessione al Comune di Verona della collezione di opere d’arte dell’artista veronese, che trovarono giusta dimora nei locali del Museo d’Arte Moderna. Dal 1933 al 1943 la città di Verona era governata dal podestà Alberto Donella.

Con gli edifici realizzati in via Giovanna di Savoia nel 1930 e la successiva costruzione del Villaggio Dall’Oca nel 1939, unitamente ad altri interventi edilizi fatti da privati, il quartiere assunse una dimensione di circa 2.200 residenti stabili. Fu allora che la Curia veronese deliberò la costruzione della chiesa del quartiere, ultimata nel 1940, affidandola alla protezione della Beata Vergine Maria.

Advertisement. Scroll to continue reading.

All’inizio degli gli anni Cinquanta il comune deliberò di dotare il quartiere di una sala cinematografica, che fungeva pure da teatro, per le varie iniziative di incontro e di svago di quegli anni. Nel contempo, venne delineato uno spazio a fianco della chiesa destinato a diventare in futuro la Piazza del borgo, intitolandola al pittore mecenate, sulla quale fu poi installato il suo monumento.

Piazza Erbe, Verona, Angelo Dall'Oca Bianca

Piazza Erbe, Verona, Angelo Dall’Oca Bianca

L’emergenza abitativa a Verona continuava però a manifestare tutta la sua drammaticità. Per rispondere alle necessità la municipalità veronese, rappresentata dal sindaco Giovanni Uberti, conosciuto come il Sindaco dei poveri, decise di impegnare il Comune con ulteriori programmi rivolti a nuove costruzioni di residenze popolari. A tale scopo, nel periodo 1950-1952 vennero costruiti nuovi e numerosi alloggi (circa 90) distribuiti in 11 edifici a due piani, con ballatoio esterno e dotati di 2-3 locali ciascuno. Si trattava delle Case minime, meglio conosciute come Case di passaggio per sfrattati, luoghi utili per fornire rifugio temporaneo ai senza tetto.

Dopo l’entrata in vigore della legge 43 del 28 febbraio1949, meglio conosciuta come Il Piano casa Fanfani, al Villaggio Dall’Oca vennero costruiti altri edifici per alloggi popolari destinati alla locazione. Questa legge continuò ad operare sino al 1963 per lasciare il posto al Piano decennale per l’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP), finanziato con i fondi GESCAL versati dai lavoratori dipendenti e dalle aziende private. Le Case minime e di passaggio, in realtà, rimasero occupate sino al 2005, quando vennero demolite per dare attuazione al Contratto di quartiere II per il “risanamento ed il recupero urbanistico di Borgo Nuovo”, approvato in quel periodo.

Il Contratto di quartiere prevedeva: la ristrutturazione di tutte le Casette residue del Borgo per destinarle in larga parte alle diverse Associazioni presenti al Villaggio Dall’Oca; la totale demolizione di tutti gli 11 edifici delle Case di passaggio costruite nel 1952, con il trasferimento di 98 famiglie negli alloggi di viale Sicilia, via Catania e via Agrigento, precedentemente ristrutturati dall’AGEC; la costruzione di nuovi edifici da parte dell’AGEC e dell’ATER e la ristrutturazione dei numerosi condomini di via Erice (case Fanfani); il collegamento del quartiere con la centrale per il teleriscaldamento del Saval; la riqualificazione delle scuole di Borgo Nuovo; la nascita di un Cinema-Teatro, previa demolizione di quello esistente e chiuso dalla fine degli anni Settanta; l’allestimento di una nuova area verde; la costruzione, a carico della Curia veronese, della nuova chiesa del Borgo, arrivato nel frattempo a registrare oltre 13.000 residenti stabili; la modifica della viabilità per consentire le manovre ed il mantenimento nella piazza Angelo Dall’Oca Bianca del capolinea degli autobus della AMT.

Borgo Nuovo - Verona

1940 Borgo Nuovo Villaggio dall’Oca Bianca – Verona

Il piano dei lavori comprendeva pure la demolizione di una imponente struttura militare tedesca, conosciuta in zona con il nome di el Centralin. Si trattava di un bunker blindato e interrato di circa 500 metri quadrati di superficie, coperto da alcuni metri di terreno, collocato tra le vie Enna e Gela. All’interno del Centralin, dal 1943 al 1945 era operativo un impianto telegrafico che collegava tutte le strutture militari dell’esercito di occupazione nazista in Italia con il comando supremo dell’esercito tedesco di Berlino. Nel bunker erano impiegate 79 ausiliarie il cui compito era quello di decodificare i messaggi in codice, spesso aiutate da interpreti italiani collaborazionisti con i nazisti, che poi venivano trasmessi in Germania.

Il preventivo dei costi per gli interventi elencati nel Contratto di quartiere, compreso il rifacimento del Cinema-Teatro, era di circa 40 milioni di euro, dei quali 22 milioni a carico del Comune di Verona, 15 a carico del ministero delle Infrastrutture e i restanti mediante l’accensione di mutui a carico della municipalità veronese.

Purtroppo, durante l’esecuzione dei lavori previsti dal Contratto di quartiere, il rifacimento del Cinema-Teatro è stato stralciato dal Piano delle opere previste, senza fornire alcuna motivazione alla comunità locale e l’edificio (ritenuto persino pericolante) da diversi anni continua ad essere utilizzato come magazzino dalla parrocchia di Borgo Nuovo. È quindi auspicabile la ripresa di iniziative idonee, come momenti di confronto, dibattiti, la raccolta di firme dei cittadini, per sollecitare la Terza Circoscrizione e il Comune di Verona a prestare fede agli impegni sottoscritti nel 2005, che prevedevano appunto la realizzazione del Cinema-Teatro come luogo di incontro e di socializzazione per la comunità del quartiere.

Giuseppe Braga

Advertisement. Scroll to continue reading.
Written By

Giuseppe Braga è nato a Verona il 12 giugno del 1943. Ha lavorato alle Officine e Fonderie Leopoldo Biasi di Verona. È stato dirigente e membro della segreteria FIMCISL di Verona; dirigente e Segretario generale Federchimici CISL di Verona; Segretario generale SICET CISL di Verona e Responsabile organizzativo Confederazione; consigliere di terza Circoscrizione in Borgo Milano. Durante l’attività sindacale ha ricoperto varie cariche. giuseppe.braga@gmail.com

1 Comment

1 Comment

  1. Emanuela

    30/11/2022 at 23:11

    Sembra che i lavori non siano mai cominciati perché l’edificio contiene amianto floccato, molto pericoloso perché altamente friabile, pertanto necessita di bonifica molto costosa, per mettere in sicurezza operatori e ambiente. Le procedure di bonifica affidate a ditte specializzate e i lavori verificati dagli enti preposti…

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

MEMORY BOOKS

Scarica gratis

COSA SONO I MEMORY BOOKS?
Approfondimenti su tematiche veronesi.
A COSA SERVONO?
Offrono una visione diversa di città.
QUANTO TEMPO PER LEGGERLI?
15 minuti.
PERCHÉ SCARICARLI?
Sono rari.
QUANTO COSTANO?
Nulla.

Advertisement
Advertisement

Advertisement

Altri articoli

Interviste

INTERVISTA – Il teatro secondo l'attore, regista e autore cinematografico Alessandro Anderloni: «La disobbedienza è fondamentale per la nostra società, perché scatena pensieri, discussioni...

Flash

Il progetto si inserisce nelle misure che l’Amministrazione comunale sta mettendo a punto a favore della mobilità sostenibile e della qualità dell’aria

Cultura

Affondò la corazzata britannica, di cui resterebbe l'ancora in Pradaval a Verona. Lo ritrasse John Phillips, autore anche di un reportage sul manicomio di...

Cultura

Il monumento vegetale della città, colpevolmente distrutto, riappare alla Biblioteca Civica in fotografie e in un articolo di Berto Barbarani

Advertisement