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Covid-19, diffusione lineare ed esponenziale del virus

Il contagio subirà un rallentamento grazie ai provvedimenti presi, come la sospensione di certe attività sociali e le precauzioni igieniche che stiamo mettendo in pratica. I danni all’economia.

L’evoluzione del contagio subirà un rallentamento grazie ai provvedimenti presi per limitare la diffusione del virus, come la chiusura delle scuole, le maggiori precauzioni igieniche e nei contatti che stiamo mettendo in pratica. I danni all’economia.

Sono 14 i casi accertati a Verona di pazienti affetti da coronavirus (dati ore 18,30 di lunedì 2 marzo), due di loro sono ricoverati all’ospedale di Borgo Roma, uno a Legnago. In Veneto sono 291 le persone positive al Covid-19, 71 i ricoverati, 2 i decessi.

La comunicazione istituzionale e dei media sull’epidemia in atto da coronavirus appare con tutta evidenza confusa e contraddittoria. Ma non ci si deve stupire, è l’equilibrio difficile fra la necessità da un lato di tranquillizzare l’opinione pubblica per evitare il panico a livello sociale, e dall’altro della necessità di prendere decisioni così rapide e forti che per loro natura l’allarme non possono non crearlo.

Siamo arrivati in Italia, domenica 1 marzo, a circa 1600 casi positivi al virus, ed erano zero solo 10 giorni fa. Tanti? Pochi? Non è il numero assoluto che bisogna considerare, ma la sua evoluzione in questi 10 giorni. Se l’aumento fosse di tipo lineare, cioè 1600 casi ogni 10 giorni, fra un mese i casi positivi al coronavirus sarebbero 6.400 circa. Un numero elevato ma perfettamente gestibile, anche perché ci sarebbe il tempo di prendere adeguati provvedimenti organizzativi.

Ma se andiamo a confrontare i dati giorno per giorno, troviamo che i 1600 positivi sono il frutto di un raddoppio ogni 2 giorni, e ciò significa che l’evoluzione non è di tipo lineare bensì esponenziale. Se tale trend dovesse mantenersi, fra 10 giorni i casi positivi sarebbero 51.200, fra 14 giorni 204.800 fra 18 giorni circa 800.000 Se così fosse l’impatto sociale e sulla sanità pubblica sarebbe come uno tsunami, tenuto conto che circa un terzo dei casi positivi richiede un ricovero ospedaliero ed il 10% trattamenti di terapia intensiva.

Per fortuna ragionevolmente non sarà così: quella è solo una funzione matematica esponenziale. Nella realtà l’evoluzione del contagio subirà un rallentamento grazie ai provvedimenti già presi per limitare la diffusione del virus, come la chiusura delle scuole, ed alle maggiori precauzioni igieniche e nei contatti che tutti ormai stiamo mettendo in pratica. Ma perché la diffusione del virus rallenti verso una evoluzione lineare e non più esponenziale bisogna agire subito, in questi giorni.

Il coronavirus non è solo un problema di tipo sanitario, già si teme che possa portare con sé una recessione almeno pari a quella del 2011 generata dal fallimento Lehman Brothers del 2008. Viviamo in una economia globalizzata dove ogni evento positivo o negativo ha ripercussioni sul resto del mondo. La Cina ha già rallentato la produzione e molte fabbriche europee potrebbero fermare l’attività per la carenza di componentistica proveniente dal quel Paese.

In Europa ed in Italia aerei e treni stanno viaggiando semivuoti e arrivano disdette nelle prenotazioni. Viaggi di lavoro, meeting ed eventi fieristici vengono annullati ed anche il turismo del periodo pasquale è già in parte compromesso, mentre una grossa ipoteca grava su quello del periodo estivo. E se da un lato tutto ciò limita la diffusione del virus, dall’altro contribuisce ad aggravare la crisi economica, specie in un paese come l’Italia dove il turismo contribuisce al PIL per il 12%.

I Paesi delle principali economie del mondo, dalla Cina agli USA ed al Giappone hanno già stanziato consistenti fondi in accordo con le rispettive Banche Centrali per sostenere le proprie economie. Cosa faranno l’Unione Europea e la BCE? Non penseranno che basti diminuire il costo del denaro, che già è ai minimi storici, o una modesta flessibilità di bilancio con lo sforamento di qualche decimale della soglia di deficit del 3%. Servirà di più, molto di più, serve denaro cash della BCE senza oneri per gli Stati per evitare un disastro economico e sociale a livello europeo.

Poi quando questa emergenza sarà finita, sarà necessaria una seria riflessione sulle politiche sanitarie che in Italia negli ultimi dieci anni hanno tagliato fondi alle Regioni, tagliato il numero dei medici e dei posti letto e privatizzato tanti servizi.

Servirà anche una seria riflessione sui vantaggi e rischi di una eccessiva globalizzazione e di una economia baldanzosamente votata al liberismo economico e finanziario che ha penalizzato il lavoro produttivo e le persone.

Claudio Toffalini

Claudio Toffalini
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Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

1 Comment

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  1. Avatar

    Cristina Stevanoni

    02/03/2020 at 14:26

    Grazie, caro Claudio. Per limitare le mie osservazioni alla parte finale del tuo articolo, mi permetto di dire che sarà necessario riflettere sui limiti della monocultura turismo, qui a Verona, e non solo!, praticata incoscientemente; così come sarà necessario riflettere sulla rigidità del nostro sistema economico (ma non solo di quello), di cui le grandi opere (ci metterei anche la follia del filobus locale) sono lo specchio riflettente ed emblematico.

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