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Torre Pentagona, Verona (foto Giorgio Montolli)

Opinioni

Tutte le contraddizioni portate alla luce dal Covid-19

È del tutto comprensibile la preoccupazione dei vertici degli enti territoriali, ma non bisogna dimenticare che devono valere per tutti le regole nazionali.

È del tutto comprensibile la preoccupazione dei vertici degli enti territoriali, ma non bisogna dimenticare che devono valere regole nazionali.

È difficile mettersi nei panni di chi, per motivi istituzionali, deve gestire un’emergenza, soprattutto se quest’emergenza è di carattere sanitario. Lunedì 24 febbraio, ad esempio, Donato Cafagna, prefetto di Verona, ha avuto una riunione a Venezia con tutti i colleghi della regione ed una nel tardo pomeriggio a Palazzo Scaligero, durata oltre due ore.

Non meno difficile, però, è per il cittadino – anche quello che lavora in una pubblica amministrazione – comprendere certe dinamiche contraddittorie. Nel momento in cui le autorità (nazionali e locali) lanciano proclami alla calma e “cinturano” i comuni oggetto del contagio, si scatena l’accaparramento nei supermercati, si intasano i centralini per segnalare che nel tale ufficio gli impiegati non indossano la mascherina e si disertano i bar nonostante non ci sia stato alcun ordine in merito; nel momento in cui si rinviano le manifestazioni sportive per evitare assembramenti, si convocano incontri di sindaci, dirigenti delle Asl ed amministratori in locali più o meno grandi, oppure si mantiene per gli autobus urbani l’orario ridotto legato alla chiusura delle scuole nei tempi “canonici” (festività natalizie, pasquali o carnevalesche), ammassando il pubblico sui pochi mezzi circolanti.

Nondimeno, il momento più contraddittorio è rappresentato dalle iniziative di qualche presidente di Regione o di qualche sindaco con le loro ordinanze e le conseguenti circolari esplicative. Bene ha fatto perciò Marco Valentini, prefetto di Napoli, ad annullare una di queste ordinanze, per la precisione quella firmata dai sindaci dell’isola di Ischia che vietava, sino al 9 marzo, lo sbarco ai turisti provenienti da Lombardia e Veneto. Un’ordinanza che il prefetto Valentini ha cassato poiché «ingiustificatamente restrittiva nei confronti di una vasta fascia della popolazione nazionale e non in linea con le misure sinora adottate dal Governo».

Ecco, il Governo. È del tutto comprensibile la preoccupazione dei vertici degli enti territoriali (primi cittadini e presidenti regionali, rammentando che la regione è un ente territoriale) per le proprie comunità, ma non bisogna dimenticare che devono valere regole nazionali, stabilite su suggerimento della comunità scientifica.

Insomma, la Pheic (Public Health Emergency of Internazional Concern), come l’Organizzazione mondiale della Sanità ha definito l’epidemia del Covid-19, sta mettendo in luce tutte le contraddizioni di un sistema in cui i poteri normativi delle regioni e l’autonomia dei comuni tendono a disconoscere la forza delle autorità nazionali a tutela della sicurezza, «bene comune essenziale, indissociabile da altri beni comuni, quali l’inclusione sociale, il diritto al lavoro, alla salute, all’educazione e alla cultura», come si legge nell’art. 1 del Manifesto di Saragozza sulla sicurezza urbana e la democrazia.

Al contrario, serve un’ampia cornice che renda concreti, per tutti e nello stesso modo, i diritti civili, economico-sociali e politici, ricordando che l’art. 32 della Costituzione affida alla Repubblica la tutela della salute «come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività».

Antonio Mazzei

Antonio Mazzei
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Antonio Mazzei è nato a Taranto il 27 marzo 1961. Laureato in Storia e in Scienze Politiche, giornalista pubblicista è autore di numerose pubblicazioni sul tema della sicurezza. antonio.mazzei@interno.it

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