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Salvini e l’immigrazione, una pesante eredità in via di superamento

Nel 2019 i numeri hanno sgonfiato la politica salviniana: le persone arrivate in Italia via mare sono state 11 mila, meno del 2018

Migranti
Migranti in balia del mare

Quando dalla propaganda si passa alla realtà il problema dei migranti diventa più chiaro e comprensibile, ed emergono la qualità della politica di regolazione e le relative responsabilità. Analizzata da questo punto di vista la politica migratoria di Matteo Salvini che aveva suscitato tante discussioni e raccolto anche diversi consensi, dimostra fino in fondo i suoi limiti e le sue motivazioni strumentali.

Una politica, fondata sullo slogan “meno sbarchi, meno morti”, prevedeva porti chiusi, blocco delle navi in mare, lotta alle Ong considerate soggetti che favoriscono gli scafisti sfruttatori di esseri umani, leggi che creano nuovi clandestini, assenza di una politica di integrazione, rimpatri promessi e realizzati in minima parte, sfiducia e polemiche con l’Ue invece del negoziato.

Le accuse di sequestro di persona, aggravate da abuso di poteri nei confronti dei minori nel caso Gregoretti e altri, con il relativo processo sono il triste lascito di una politica finalizzata ad alimentare la paura per catturare il consenso. I numeri sgonfiano questa politica dal momento che nel 2019, per effetto del nuovo governo, le persone arrivate in Italia via mare sono state 11.000, inferiori all’anno precedente, dopo l’accordo di Malta la ripartizione degli arrivi tra diversi Stati europei avviene automaticamente su richiesta della Commissione Ue, per cui entrare in Italia significa entrare in Europa e l’accordo di Dublino è superato in via di fatto.

I trasferimenti in Europa dei richiedenti asilo e i rimpatri forzati nei paesi di origine sono aumentati, inoltre  si sono attivati corridoi umanitari che hanno interessato diverse centinaia di migranti. Grazie al lavoro concreto della ministra Luciana Lamorgese, fuori dai riflettori della propaganda e della polemica si sono lentamente ricostruite alcune coordinate di una politica dell’immigrazione tesa a regolare il fenomeno trasformandolo in una risorsa aggiuntiva per lo sviluppo e l’integrazione del Paese.

Rimangono aperti alcuni problemi non risolti, sui quali permangono differenze di linea e di sensibilità all’interno della maggioranza di governo, dal superamento degli effetti deleteri dei decreti Salvini sulla sicurezza, all’avvio di alcune linee di una politica di integrazione per sottrarre i circa 600.000 migranti oggi esposti al percolo di sfruttamento nel lavoro e di inserimento in circuiti illegali.

Nonostante la freddezza del M5S in materia, il Pd dovrebbe assumere questo problema come parte essenziale della sua identità politica, consapevole che dalla sua regolazione efficace, può derivare sicurezza e sviluppo per l’intero Paese.

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Luigi Viviani

Written By

Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

4 Comments

4 Comments

  1. Marcello

    27/02/2020 at 18:20

    Cosa le fa pensare che Salvini abbia agito in nome del popolo e non per il solo interesse di Partito? Lei non lo spiega e mi piacerebbe saperlo. A lei la parola.

  2. francesco

    27/02/2020 at 16:44

    M per piacere… l’unico ministro di cui sono stato orgoglioso e fiero è proprio il ministro Salvini, l’unico che ha agito in nome del popolo (o della maggioranza). Non a caso, se lei sig. Viviani uscisse dalla follia di questo articolo e andasse ad interrogare un qualsiasi Veneto o italiano beh immagino già saprebbe la risposta. Quasi non sono riuscito a leggerlo da tanto che è fuori dalla realtà. Esca dal suo ufficio e ripeto interroghi qualcuno, qualsiasi persona le dirà il contrario di quel che lei ha scritto.

  3. MassimoP

    26/02/2020 at 11:33

    Diversamente da quello che sostiene Viviani, la posizione del Pd sulle politiche migratorie non è mai stata improntata alla regolazione efficace del fenomeno ma piuttosto alla gestione dell’accoglienza dei migranti che approdavano sulle nostre coste. Poco importava che il costo era totalmente a carico dei contribuenti italiani e che l’accoglienza non prevedeva, tranne che in minima parte, una integrazione vera dei migranti con le conseguenze che tutti sappiamo. Infatti i cittadini stanno premiando (e se si andasse a votare domani sarebbe chiarissimo) le posizioni del centrodestra, che per quanto possano risultare strumentali, chiedono semplicemente di poter controllare le entrate di chi viene in Italia per evitare di subire contraccolpi a livello sociale e che gli ingressi siano proporzionati alle possibilità di accoglienza e di lavoro. In molti hanno capito (tranne il Pd evidentemente) che un conto è dare ospitalità e un conto è subire ingressi pilotati e concertati dall’estero.

    • Redazione2

      26/02/2020 at 18:09

      I Governi di centrosinistra sono più sensibili sul tema dell’accoglienza ma conoscono troppo bene gli italiani per sbilanciarsi con una chiara politica sull’integrazione: la paura di perdere voti porta a comportamenti ambigui, anche questi poco apprezzati dall’elettorato. Di peggio anche recentemente abbiamo visto la strumentalizzazione, che si verifica quando l’immigrazione da problema diventa risorsa per ottenere consenso sulla pelle della povera gente.

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