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Matteo Renzi, la politica non è un mestiere da giocoliere

L’unica verità Renzi l’ha detta quando ha affermato che non intende diventare la sesta stella e morire grillino. Come conciliare ciò con la scelta di dar vita al Conte bis appare difficile.

L’unica verità Renzi l’ha detta quando ha affermato che non intende diventare la sesta stella e morire grillino. Come conciliare ciò con la scelta di dar vita al Conte bis appare difficile.

Nel comportamento di questi ultimi giorni appare tutta la qualità politica di Matteo Renzi. Dopo aver, per l’ennesima volta, attaccato il governo sulla prescrizione, dal Pakistan, dove, ha dichiarato, era andato a sciare, ha programmato per il ritorno in Italia un’intervista a Porta a porta, dove ha dettato una vera e propria agenda del governo fino al 2023.

La sostanza del suo ragionamento è stata la seguente: il Paese si trova in una crisi preoccupante, non cresce e non riesce a riformarsi. Nello stesso tempo il Parlamento vuole rimanere fino al 2023. Le istituzioni non funzionano, tranne i sindaci per cui è necessario chiamare a raccolta tutte le forze politiche del Paese per realizzare la riforma del Sindaco D’Italia, cioè l’elezione diretta del Presidente del Consiglio.

Poi bisogna dar corso a un piano straordinario di interventi per rilanciare il Paese: aprire cento cantieri con cento commissari, come si è fatto per Genova e per l’Expo, eliminare il reddito di cittadinanza e trasferire le risorse alla riduzione delle tasse per le imprese, porre finalmente fine alla prescrizione come fatto di civiltà.

Per realizzare tutto questo sono necessari nuovi rapporti politici tra tutte le forze, realizzabili o con un patto come quello del Nazareno tra lui e Berlusconi, o un governo di legislatura come quello Maccanico, proposto nel 1996. Nel caso tutto ciò non dovesse verificarsi nei prossimi mesi presenterà una mozione di sfiducia personale al ministro Bonafede.

Un insieme di proposte nelle quali è difficile individuare i caratteri della razionalità e della praticabilità. Le uniche finalità realisticamente possibili risultano, da un lato, una via per porre fine al governo Conte, pur assicurando il sì di Italia Viva nei casi del voto di fiducia, dall’altro, un modo per evitare la riforma proporzionale della legge elettorale che provocherebbe non pochi problemi al partito di Renzi.

In fondo, l’unica verità Renzi l’ha proclamata quando ha affermato che non intende diventare la sesta stella e morire grillino. Come conciliare ciò con la scelta di dar vita al Conte bis appare piuttosto difficile. Ma questo è Renzi.

Luigi Viviani

Luigi Viviani
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Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

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