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Pfas nell’acqua di Pescantina: «Zero tecnico» ma ancora dubbi

L’assessore Fioretta: «Preoccupazione per notizie infondate». Ma i Medici per l’ambiente (ISDE) chiedono indagini per verificare eccessi di patologie associate agli agenti inquinanti.

Pozzo a Pescantina (foto Luigi Pecora)
Pozzo a Pescantina (foto Luigi Pecora)

L’assessore Fioretta: «Si è creata preoccupazione per delle notizie infondate». Ma i Medici per l’ambiente (ISDE) chiedono indagini per verificare eccessi di patologie associate agli agenti inquinanti.

Ritornano i Pfas nelle cronache della provincia veronese. La prima volta che il nome di queste sostanze inquinanti è finito sui giornali locali è legata all’azienda Miteni, sotto processo con l’accusa di aver inquinato le falde acquifere di moltissimi comuni veneti, tra cui anche 14 veronesi.

Eppure Pescantina con quello che potrebbe essere il più grave avvelenamento della storia italiana non c’entra nulla. Ci tiene a chiarirlo l’assessore all’Ambiente del Comune della Valpolicella Angela Fioretta, che lo scorso 16 dicembre 2019 – in seguito al rilevamento nell’acqua di valori piuttosto alti di Pfas e alla successiva chiusura di uno dei quattro pozzi che alimentano l’acquedotto – ha incontrato la popolazione: «Si è creata preoccupazione per delle notizie infondate diffuse da un quotidiano locale. C’è immotivato timore, cosa che mi ha portato a organizzare l’incontro pubblico in teatro, in cui Arpav, Acque Veronesi e Asl hanno chiarito che il livello di Pfas nell’acquedotto di Pescantina è zero e l’acqua si può bere», spiega l’assessore a Verona In.

Secondo i verbali di analisi pubblicati sul sito del Comune, nell’acqua di Pescantina sono stati rilevati Pfas entro i livelli stabiliti dalla Regione Veneto per la potabilità dell’acqua, è il cosiddetto “zero tecnico”. L’Amministrazione Comunale di Pescantina però non ci sta a sentir parlare di “zona rossa” cioè di quell’area geografica tra Verona, Vicenza e Padova più gravemente colpita dalla contaminazione da Pfas in seguito agli sversamenti della Miteni, rifiutando di associare i due eventi:

«Anche nel 2018 si era provveduto alla chiusura del pozzo della frazione di Balconi. Si è trattato però di un singolo episodio, un picco isolato (di Pfas, ndr) che per precauzione ha portato alla chiusura di un pozzo che comunque ora funziona solo un’ora al giorno per l’alimentazione dell’acquedotto e per fare i prelievi del caso. La rete idrica di Pescantina è alimentata per il 99% dagli altri tre pozzi», precisa l’assessore Fioretta.

Non tutti però sono rassicurati dalle parole dell’Amministrazione: il consigliere regionale Manuel Brusco (Movimento 5 Stelle) e il deputato PD Vincenzo D’Arienzo hanno chiesto approfondimenti anche a livello nazionale, considerato che la probabile causa della presenza di Pfas è il percolato della discarica di Cà Filissine per la cui bonifica si è finalmente giunti a un accordo di programma tra ministero dell’Ambiente, Regione Veneto e Comune di Pescantina per circa 66 milioni di euro.

ISDE Veneto associazione Medici per l’Ambiente parla di “affermazioni falsamente tranquillizzanti” relativamente all’incontro pubblico del 16 dicembre e chiede che nella popolazione residente attorno alla discarica di Pescantina siano effettuate indagini di screening e studi retrospettivi per verificare eccessi di patologie associate ai Pfas. In effetti, in una nota datata 20 gennaio 2020 è lo stesso responsabile del servizio ambientale del dipartimento provinciale di Arpav a confermare una situazione di “grave compromissione della qualità delle acque di falda nell’area a est della discarica” evidenziando il superamento del limite di contaminazione nelle acque sotterranee per la classe di Pfas più diffusa, quella dei Pfoa, che secondo la Commissione europea comporta rischi inaccettabili per la salute umana e l’ambiente.

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L’assessore Fioretta, dichiara a Verona In di voler promuovere un’indagine sulla base di cartelle cliniche, cartelle di dimissioni ed esenzioni ticket, ma chiarisce che l’idea sarebbe antecedente al rilievo di Pfas e avrebbe piuttosto a che vedere con la preoccupazione della frazione di Balconi per la vicinanza della discarica: «Non sarà un prelievo del sangue, cioè uno screening vero e proprio, perché non ci sono i presupposti, non c’è nessuna situazione che assomigli a un’epidemia. Inoltre, 17.000 abitanti è un numero piccolo su cui i risultati statistici potrebbero sballare… Credo comunque che non risulterebbe nulla di significativo perché non c’è un picco di malattie nella nostra zona».

Proprio sul tema “Obiettivo zero Pfas a Pescantina”, il Movimento Ambiente e Vita ha organizzato un dibattito pubblico col responsabile di ISDE Veneto Vincenzo Cordiano presso il Teatro Bianchi di Piazza degli Alpini alle ore 20:45 del prossimo 20 febbraio.

Annalisa Mancini

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Annalisa Mancini è nata il 25 dicembre 1979, frequenta l’istituto tecnico per corrispondenti in lingue estere. Dal lago di Garda, dove vive fino al 1998, si trasferisce prima a Trieste per gli studi in Scienze Politiche e poi a Berlino. Completa il suo sguardo sul mondo viaggiando, leggendo e scrivendo, è interessata soprattutto al giornalismo d’inchiesta, alla politica nazionale e internazionale e alle questioni ambientali. Tornata a Verona, fonda una sezione di Legambiente e lavora anche come editor e correttrice di bozze. Ha collaborato con Il Piccolo di Trieste, ilveronese.it, ilgardesano.it, Il Corriere del Garda, Radio Garda FM, RuotaLibera di FIAB, corriereditalia.de. mancini.press@gmail.com

2 Comments

2 Comments

  1. Emma Benedetti

    18/02/2020 at 11:49

    Buongiorno. Mi permetto di precisare che la Regione Veneto non ha stanziato 66 milioni di euro. È stato il governo centrale della passata legislazione. La invito a documentarsi meglio

    • Redazione2

      18/02/2020 at 15:26

      Grazie della segnalazione, abbiamo verificato e corretto.

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