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Da Adige Sport Village ad Adige Docks, le perplessità restano

Sarà solo centro sportivo? Sono previste aree commerciali per 2.500 mq, sala convegni, centro medico sportivo, museo dello sport, servizi alberghieri e di ristorazione.

Sarà solo centro sportivo? Sono previste aree commerciali per 2.500 mq, sala convegni, centro medico sportivo, museo dello sport, servizi alberghieri e di ristorazione. Tutti progetti che dovrebbero trovare più adeguata collocazione vicino ad una uscita autostradale, non certo dentro un quartiere popolare.

A presentare il complesso Adige Docks, nell’assemblea pubblica del 15 gennaio scorso presso le scuole Fava, erano venuti l’assessore all’Urbanistica Ilaria Segala, il  presidente della Settima Circoscrizione Marco Falavigna ed il dottor Paolo Bertelli, coordinatore tecnico del progetto, che però sembrano non aver convinto nessuno, tant’è che lunedì 10 febbraio un nutrito gruppo di cittadini di Porto San Pancrazio ha ritenuto di doversi riunire ed organizzare per seguire da vicino questo progetto.

Nessuno si è detto pregiudizialmente contrario ad un’opera dedicata alle attività sportive, i dubbi riguardano prevalentemente l’impatto viabilistico sul quartiere e la salvaguardia del Giarol Grande.

Il progetto Adige Docks è già stato approvato in Consiglio Comunale in tempi rapidissimi grazie alla normativa Sblocca Italia ed al riconoscimento di “pubblica utilità”, che hanno permesso di evitare fino ad oggi il confronto con il territorio e la Valutazione di Impatto Ambientale. Peraltro il progetto è già stato modificato più volte mentre la relazione sulla viabilità sarebbe infarcita di dati molto discutibili che qualcuno ha definito un proforma, fatto in modo creativo.

Cosa ne sarà di via Galileo Galilei? Tra le ipotesi vi era l’inserimento di una ciclabile, peccato che proprio fisicamente non ci possa stare. Diventerà a senso unico per alleggerire il traffico su viale Venezia? Pare una idea demenziale. La soluzione saranno le rotonde su viale Venezia all’altezza di via 4 Stagioni e via del Capitel?

Di fatto si tratta di opere compensative funzionali alle nuove aree commerciali che vi nasceranno, probabilmente di ampiezza inadeguata rispetto ai livelli di traffico già ora presenti e che Adige Docks contribuirà ad aumentare. Senza contare gli slalom fra le rotonde per entrare ed uscire dal Porto dato che sarebbe eliminato l’attuale impianto semaforico.

Da non dimenticare l’Alta Velocità, non imminente ma che entro il 2030 dovrebbe vedere la fine lavori tra Verona e San Bonifacio, e che comporterà un prolungamento di almeno 30 metri del sottopasso lato Porto San Pancrazio. Verrà stravolta la piazzetta sulla confluenza fra via Porto San Michele e via Galilei e la relativa viabilità, proprio dove sarebbe previsto l’ingresso dell’Adige Docks.

La soluzione al traffico sarà una ciclabile che da via del Capitel scavalcherà via Unità d’Italia e la ferrovia compresa l’Alta Velocità? Peccato che ci siano pendenze tali da scoraggiare anche ciclisti scalatori, tanto che sarebbe previsto un ascensore. In realtà uno specchietto per le allodole la cui realizzazione sarebbe costosissima ed improbabile.

L’idea che in un centro sportivo vi si arrivi in bicicletta è tanto bella quanto velleitaria, soprattutto perché Adige Docks non è pensato per i bisogni del quartiere, né della città. Appare infatti un complesso di livello nazionale ed europeo per atleti e pubblico da tutta Italia ed anche da altri Paesi a gareggiare in specialità come pattinaggio artistico su ghiaccio, short track, hockey, parkour, tiro con l’arco, scherma e sollevamento pesi.

Tutti sport bellissimi ma che francamente non sembrano molto popolari, e che poco hanno a che vedere con la vita e le necessità sportive e di welfare del territorio. Più probabile che il complesso sportivo sia poi di fatto gestito dalle Federazioni, mentre le gare che vi si svolgeranno le vedremo in televisione, ma respirando lo smog e vivendo i disagi delle migliaia di mezzi privati che transiteranno per il quartiere.

Ma sarà solo centro sportivo? Ovviamente no, sono previste aree commerciali per 2.500 mq, sala convegni, centro medico sportivo, museo dello sport, servizi alberghieri e di ristorazione. Tutti progetti leciti e bellissimi ma che dovrebbero trovare più adeguata collocazione vicino ad una uscita autostradale, non certo dentro un quartiere popolare.

Ed il Giarol Grande? Se due indizi fanno una prova c’è di che preoccuparsi. Una società di marketing sportivo ha già fatto richiesta di entrare nell’ATI (Associazione Temporanea di Impresa), che aveva vinto il bando per la gestione del Giarol Grande e composta dalla Cooperativa 8 Marzo e le coop sociali Gramigna e Biosphaera.

E si tratta della stessa società di marketing che avrebbe predisposto il documento progettuale per Adige Sport Village. La richiesta è stata respinta, ma l’idea di entrare ed “occupare” il Giarol Grande sembra quindi strutturale e profonda.

Che il Giarol diventi in futuro uno spazio outdoor che si contrappone a quello indoor, integrato con Adige Docks, con zone di fatto privatizzate ed inaccessibili è più che un rischio concreto.  Una pessima fine per un’area a vocazione agricola e fattoria didattica che è parte del Parco dell’Adige sud.

Tanti dubbi e tante domande alle quali l’Amministrazione comunale ci auguriamo risponda e chiarisca presto.

Claudio Toffalini

Written By

Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

1 Comment

1 Comment

  1. Teucle

    14/02/2020 at 11:10

    Grazie Claudio.
    La tua sintesi è ineccepibile.

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