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Opinioni

I giorni della Memoria e del Ricordo occasioni per divisioni e rancori

Sono trascorsi oltre 75 anni; eppure, anziché rievocare le vittime innocenti, per alcuni la memoria e il ricordo sono occasione di nuovi odi, rancori, recriminazioni e distorsioni storiche

per non dimenticare - giorno del ricordo - foibe
7 ottobre 1954, esodo dall'Istria - Archivio fotografico Irsrec FVG

Il Giorno della Memoria e il Giorno del Ricordo anziché riunire gli italiani per ricordare le vittime innocenti sono spesso occasione per recriminazioni, odi e rancori.

Il 27 gennaio di ogni anno, ricorre il Giorno della Memoria per celebrare e commemorare le vittime dell’Olocausto; la più grande tragedia europea del secolo scorso. Il 10 febbraio di ogni anno, si celebra il Giorno del Ricordo, per conservare e rinnovare la memoria delle vittime delle foibe e del dramma dei profughi.

Ma, anziché partecipare uniti alle due commemorazioni, parte delle forze politiche di destra e di sinistra si scontrano e si dividono. Ritengo non sia giusto che una parte di simpatizzanti della sinistra cerchino di giustificare le foibe come reazione alle atrocità compiute precedentemente dai fascisti; a mio avviso, un eccidio non ne giustifica un altro.

Nel 1945, le tensioni vendicative degli slavi contro gli italiani, considerati tutti fascisti e responsabili delle loro sofferenze, sostenute dal piano di conquista nazionalista slava e comunista dei titini, hanno provocato i crimini e gli orrori delle foibe. Furono infoibati italiani di ogni classe sociale, di ogni idea politica che non fosse quella del comunismo staliniano, anche partigiani che non intesero seguire il piano di conquista di Tito.

giorno della memoria

Auschwitz, entrata

Si è trattato di un nazionalismo comunista che voleva sostituirne uno fascista. E in entrambi i casi sono stati uccisi e umiliati troppi innocenti. Il principio che, per vendicare un eccidio se ne compie un altro, è ingiusto e immorale. Avrebbero dovuto pagare solo i responsabili di quegli orrori, e invece…

Non vanno certamente scordate le atrocità compiute dai fascisti italiani contro le popolazioni slovene e croate e devono essere condannati dalla storia i responsabili; ma devono essere ugualmente condannate quelle perpetrate da Tito contro gli italiani. Soprattutto, non dovrebbe essere permesso che i due Giorni simbolo siano occasione di divisione e di odio perché se ne sono appropriate le due fazioni politiche contrapposte.

Sono gravi errori che il Giorno del Ricordo del 10 febbraio sia commemorato soprattutto dalla destra e il Giorno della Memoria del 27 gennaio, soprattutto dalla sinistra. In entrambi i casi si commemorano anche e soprattutto le vittime italiane, ci dovremmo essere tutti.

Da quelle tragiche giornate che causarono sofferenze e morti, sono trascorsi oltre 75 anni; eppure, anziché rievocare le vittime innocenti e, nelle due giornate simbolo, scongiurare che certe atrocità e orrori non siano ripetuti, per alcuni, sono occasione di nuovi odi, rancori, recriminazioni e distorsioni storiche.
Fomentando antichi livori, si rischia che le violenze non abbiano più fine. Abbiamo bisogno di pace e solidarietà.

Giorgio Massignan

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Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

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