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Vangelo

Credere non vuol dire imporre ma invitare, proporre, offrire

Come la candela, per fare luce deve essere accesa e quindi si consuma, così il cristiano diventa luce e illumina la vita sua e degli altri, quando si dona, quando serve, quando condivide

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli». – Matteo 5, 13-16

Dopo aver presentato ai suoi discepoli, come programma di vita, la strada delle Beatitudini, Gesù aggiunge:«Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo». Gesù non dice “dovete essere”, ma “voi siete”. Quando cioè sapete essere miti, vivere nella sobrietà, quando vi prendete cura degli altri, voi date “sapore” alla vita, voi “illuminate” la vita di tutti.

Il sale è sempre stato un elemento essenziale per la vita quotidiana. Sia per l’uso domestico, sia soprattutto in passato per la conservazione degli alimenti. Una volta era talmente prezioso che serviva come “moneta” per pagare i soldati. Da questo infatti deriva il termine “salario”. Il sale rappresenta anche la “sapienza”, una parola che deriva da “sapere”, che è la stessa radice di “sapore”. Infatti il sale è quello cha dà “gusto” ai cibi.

Ma qual è la condizione perché il sale dia veramente sapore al cibo? Deve “scomparire”. Deve sciogliersi. L’azione del sale è subordinata al suo amalgamarsi con i cibi. Un esempio efficace per far capire che il cristiano non deve separarsi dagli altri. Non deve distinguersi, né con simboli, né con divise. Deve invece immergersi nel mondo di tutti, confondersi tra la gente.

La logica del mondo è la logica del potere, del mercato, della pubblicità, dell’apparire, del successo. Lo stile del cristiano invece è lo stile delle Beatitudini, della semplicità, dell’ascolto, del rispetto, della tenerezza. Anche la metafora della luce ci offre tanti spunti di riflessione e ci aiuta a capire che cosa vuol dire “credere”. La luce è il simbolo della vita. Quando c’è la luce, il sole, la vita si rianima, tutto fiorisce.

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Al centro delle nostre liturgie c’è il cero pasquale simbolo della vita di Gesù. Come la candela, per fare luce deve essere accesa e quindi si consuma, così il cristiano diventa luce e illumina la vita sua e degli altri, quando si dona, quando serve, quando con-divide. La luce inoltre non fa rumore, non violenta le cose, le accarezza, le fa vivere.

Credere non vuol dire urlare, non vuol dire imporre. Vuol dire invece proporre, offrire, invitare, se vuoi. C’è anche un altro insegnamento che ci regala l’immagine della luce. La luce non si vede, ma serve per vedere le cose. Avere fede non vuol dire farsi vedere, ma far vedere. Non conta essere visibili, mettersi in mostra, è importante invece, attraverso gesti e fatti concreti, rendere visibile quanto “gustosa” e bella può diventare la vita.

Don Roberto Vinco
Domenica 9 febbraio 2020

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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