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Opinioni

Il filobus sarà il cavallo di Troia per il Traforo della collina

Per le sue caratteristiche, il filobus non riuscirà ad essere alternativo al trasporto privato e obbligherà l’Amministrazione a realizzare altre strade.

Per le sue caratteristiche, il filobus non riuscirà ad essere alternativo al trasporto privato e obbligherà l’Amministrazione a realizzare altre strade per compensare le carreggiate stradali che occuperà la nuova “Opera”. Tra non molto, probabilmente, inizieranno i lavori per un traforo trasformato e per una complanare nord ridotta rispetto ai progetti tosiani.

Tanto tuonò che infine piovve. A Verona, tanto si parlò, si discusse e si polemizzò sul traforo della collina, che infine sarà realizzato. Non tanto perché sarà forse possibile trovare i finanziamenti, o perché il tunnel è stato ridotto di lunghezza e di ampiezza e quindi dei relativi costi; ma per il semplice motivo che il sistema di trasporto pubblico che la nostra Amministrazione Pubblica sta costruendo, il filobus, per le sue caratteristiche, non riuscirà ad essere alternativo al trasporto privato a motore e occuperà parte delle corsie delle attuali arterie più trafficate, rendendo gli spostamenti in automobile difficili se non impossibili.

A quel punto sarà necessario, per evitare una sollevazione popolare, realizzare nuove infrastrutture viabilistiche e il traforo della collina.

Il paradosso sta proprio nel fatto che gli investimenti economici, i disagi alla città ed ai cittadini e il sacrificio di tanti alberi, che ha e sta provocando la costruzione di un sistema di trasporto pubblico, di fatto obbligherà l’Amministrazione Pubblica a realizzare altre strade per compensare le carreggiate stradali che occuperà il filobus.

Questa opera, anziché favorire il trasporto pubblico, molto probabilmente sarà il cavallo di Troia che permetterà, anzi, che renderà indispensabile la  costruzione di nuove infrastrutture viabilistiche.

Entrando nei particolari, va detto che ogni filobus ha una portata di circa 140 persone e complessivamente i  39 mezzi previsti potrebbero servire circa 5460 utenti; numero decisamente insufficiente per essere realmente alternativo a quello privato a motore. Ma la domanda da porsi è perché non siano stati acquistati dei mezzi come gli attuali autobus autosnodati a metano, che portano ciascuno 165 passeggeri,  25  in più del filobus, ad un costo nettamente inferiore e senza il grosso impatto che sta provocando la posa delle infrastrutture necessarie per far funzionare il sistema denominato “Opera”.

Con l’utilizzo dei mezzi autosnodati, si sarebbero potuti evitare molti inconvenienti, come il collo di bottiglia di via San Paolo; la riduzione in larghezza di alcune vie molto trafficate, come via Mameli, via 4 Novembre ed altre ancora; e soprattutto la necessità di costruire nuove infrastrutture viabilistiche, compreso il traforo della collina. Ovviamente, anche i bus autosnodati avrebbero avuto bisogno di percorsi esclusivi, ma non delle strutture per l’energia elettrica.

In altre città stanno sostituendo gli autobus a gasolio e a metano con quelli elettrici di nuova generazione, di 12 e 18 metri, che possono percorrere fino a 300 chilometri con una sola ricarica. I motori elettrici sono alimentati da batterie al litio di nuova  generazione, con celle solari ad alta efficienza integrate nel tetto. Le batterie sono garantite per funzionare efficacemente per almeno dieci anni, dopo i quali andranno sostituite. I costi di esercizio si limitano alla manutenzione annuale del motore elettrico, inferiore a quella del motore a combustione.

Il costo di uno di questi autobus è compreso fra i 300.000 e i 500.000 euro, secondo la  dimensione. Il costo maggiore rispetto ad un autobus alimentato dal gasolio o dal metano, sarà compensato dalle minor spese per il carburante e per la manutenzione del motore a combustione interna.

Bergamo, attraverso la propria azienda comunale di trasporto pubblico, ha da poco messo a gara l’acquisto di 12 autobus elettrici e relativi impianti di ricarica. Per far funzionare gli autobus elettrici, non ci sarebbe bisogno di cantieri che penalizzano la vita dei cittadini e distruggono centinaia di alberi.

Mi sorge il dubbio che l’ex assessore Enrico Corsi, e l’ex sindaco Flavio Tosi, accesi e convinti sostenitori del traforo della collina e della complanare nord, abbiano scelto ed approvato il sistema dei filobus, anziché altri più moderni ed efficaci, come la tramvia di superficie, perché in questo modo si rendeva necessario realizzare nuove infrastrutture viabilistiche per ovviare ai disagi che il nuovo mezzo di trasporto pubblico avrebbe causato al trasporto privato a motore. A questo punto, sembra che il loro piano abbia funzionato e, tra non molto, probabilmente inizieranno i lavori per un traforo trasformato e per una complanare nord ridotta rispetto ai progetti tosiani.

Personalmente ho sempre sostenuto l’opportunità di realizzare un sistema di metropolitana di superficie urbana, realmente alternativa al trasporto privato a motore, con portata e frequenze ben superiori a quelle del filobus, completata da una serie di minibus elettrici per il centro storico e di percorsi ciclabili che, inseriti in un organico sistema della mobilità, potrebbero essere realmente alternativi  agli attuali sistemi di spostamento urbani.

Mi chiedo anche che cos’è che ha bloccato il nostro sindaco a rinegoziare i termini dell’assurdo progetto del filobus e proporre un tipo di infrastruttura più efficiente e moderna. Il timore di perdere il 60% dei finanziamenti pubblici? Le eventuali penali? Altro?

Ritengo che una buona Amministrazione, di fronte ad un progetto che si sta dimostrando costoso, impattante e sbagliato, non dovrebbe avere dubbi a bloccarlo ed a proporne uno migliore. Inoltre, nei costi da sopportare per la costruzione del sistema filobus, andrebbero calcolati anche quelli economici provocati dalla necessità di realizzare nuove strade, e quelli ecologici, come il taglio di centinaia di alberi sani.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

Giorgio Massignan
Written By

Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

2 Comments

2 Comments

  1. Marcello

    Marcello

    07/02/2020 at 17:59

    Dunque il “filobus”, come cavallo di Troia? E’ possibile, se non vogliamo il blocco del traffico sulla via Mameli, a meno che …. Insomma, se saltasse l’Opera “filobus”, magari a vantaggio di una diversa pianificazione della mobilità potremo evitare il passaggio a nord col Tunnel. Diversamente, obtorto collo, non resta che pensare a quella strada. Sulla via Mameli infatti s’inserisce una parte del traffico che da b.Venezia-S. Michele-Poiano va verso Parona e Negrar e viceversa, traffico che si aggiunge a quello locale e cittadino. Tutto sommato un passaggio a nord, non autostradale, potrebbe essere accettabile, se fatto nelle dovute maniere e arrecando il minor disagio possibile ai cittadini residenti nei quartieri a nord, sopra P.te Crencano.

  2. Avatar

    Alessandra Spagnolo

    07/02/2020 at 19:18

    …taglio di centinaia di alberi…e aggiungerei…chiusura o grave danno economico per molti piccoli negozi di vicinato, necessari, indispensabili, per la vita e la sicurezza dei quartieri; gravi blocchi alla viabilità, sulle strade oggetto di intervento, con formazione di lunghe code di mezzi con motore acceso e conseguente aumento di fumi ed esalazioni micidiali; nuovi interventi sulle strade e buche e rattoppi e asfaltature fatte e rifatte (chi le paga?) ecc..ecc…. Questa opera, ormai é stato detto, ridetto, scritto, risulta anacronistica, costosa, inutile. Graverà sui veronesi per anni e non risolverà il problema smog. Alternative? Ce ne sono tante…Quelle indicate dall’architetto Massignan. Come pure, far dotare tutte le scuole di pulmini elettrici di ultima generazione per il trasporto dei loro alunni; favorire, se non anche rendere obbligatorio, il carpooling ossia auto, a metano o elettriche, che viaggino a pieno carico (avrebbe anche il vantaggio di far riavvicinare le persone, farle stare insieme superando gli individualismi che contraddistinguono questa società); o ancora, mettere in strada piccoli pulmini, “pollicini ecologici” frequenti in tutte le zone della città; favorire il movimento delle persone in bicicletta o a piedi in sicurezza, garantita da vigili o vigilantes accompagnatori; creare camminamenti all’interno di parchi ed aree verdi (che ovviamente vanno realizzati ed implementati); favorire l’acquisto di auto e moto elettriche. Affrontare, pure con taglio ecologista, il movimento di mezzi commerciali. Io credo che serva un piano della viabilità organico, etico, coraggioso. Solo apparentemente impopolare, perchè subito, è certo, la gente si lamenterà, dovrà organizzarsi diversamente, cambiare abitudini, ma col tempo apprezzerà, vedendo la sua vita e la sua salute migliorare veramente.

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