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Politica

Riforma elettorale, alcuni motivi a favore del sistema proporzionale

Dentro un cambiamento epocale del modo di funzionare delle democrazie, non esiste un sistema superiore in assoluto perché soggetto a variabili imprevedibili.

Dentro un cambiamento epocale del modo di funzionare delle democrazie radicalizzate come la nostra, non esiste un sistema superiore in assoluto perché soggetto a variabili imprevedibili.

Il dibattito sulla riforma del sistema elettorale ruota attorno alla scelta tra proporzionale e maggioritario, sulla base della prevalenza da assegnare, nel funzionamento del sistema politico, rispettivamente alla rappresentanza o alla governabilità. In ogni caso non esiste un sistema superiore in assoluto perché la sua efficacia è legata alle condizioni del sistema nel quale si introduce, che, come sappiamo, è soggetto a variazioni sulla base di una serie di variabili non facilmente prevedibili.

Da un amichevole colloquio con il politologo Paolo Feltrin, sono emerse alcune motivazioni che rendono il proporzionale necessario in questa fase del nostro sistema politico. Il ragionamento di Feltrin parte dalla constatazione che ci troviamo dentro un cambiamento epocale del modo di funzionare delle democrazie radicalizzate come la nostra, dove, nell’ultimo anno, sono successi fatti del tutto imprevedibili, e non si sa cosa potrà succedere in futuro.

Di fronte a tale prospettiva risulta sensato affidarsi al principio di precauzione. Il sistema proporzionale, mantenendo un rapporto lineare tra voti e seggi, è quello che garantisce a tutti il risultato effettivamente raggiunto, cioè la più corretta condizione di partenza per poter partecipare al governo possibile. Circa il problema della governabilità, che con il proporzionale non assume come prioritario, va tenuto presente che oggi, nel concreto funzionamento delle democrazie rappresentative, i governi mantengono una netta prevalenza nel processo legislativo sui Parlamenti, come dimostra, anche da noi, l’alta percentuale delle leggi di fonte governativa rispetto a quelle parlamentari.

Una realtà che deriva anche dal crescente condizionamento dei vincoli provenienti dalle diverse istituzioni internazionali: dall’Ue al Fmi (Fondo Monetario Internazionale ndr), dalle agenzie di rating alla Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità), che hanno rapporti più diretti con i governi. Un insieme di motivazioni che hanno una loro rilevanza, e che tendono a modificare i pesi relativi dei tradizionali effetti dei sistemi elettorali.

Luigi Viviani

Luigi Viviani
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Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

1 Comment

1 Comment

  1. Marcello

    Marcello

    06/02/2020 at 15:54

    Credo sia l’unico, a dire il vero: ogni altro serve, più che alla governabilità, a lucidare l’intraprendenza degli interessi forti di destra che, ovviamente, non hanno bisogno di essere tutelati. Nella nostra prima repubblica il proporzionale ha permesso alla DC di appoggiarsi al PCI (Moro etc) assicurando una certa stabilità; nella seconda, a parte il periodo Berlusconi, ci sono stati problemi con i partitini di centro e di sinistra, molto sensibili ai poteri delle poltrone; oggi un sano centro-sinistra è possibile, a patto di non indossare i paraocchi che troppi “esperti” della grande stampa continuano a proporre e grazie al risveglio di tanti astenuti dormienti. Merito delle sardine più che del PD.

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