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Il Risorgimento e i nomi scomparsi dalla nostra memoria storica

Un popolo che non ricorda non ha futuro e una città che non tutela le sue radici perde la sua identità. Ricordiamo il carnefice Radetzky e dimentichiamo Vittorio Emanuele II.

L'arrivo dei Bersaglieri in piazza Bra per i 150 anni dall'annessione di Verona all'Italia
L'arrivo dei Bersaglieri in piazza Bra per i 150 anni dall'annessione di Verona all'Italia

Un popolo che non ricorda è un popolo che non ha futuro e una città che non tutela le sue radici rischia di perdere la sua identità. Ricordiamo il carnefice Radetzky e dimentichiamo Vittorio Emanuele II, primo capo di Stato dell’Italia unita.

Il 16 ottobre 1866 le truppe italiane entrarono a Verona passando da Porta Vescovo, tra due ali di cittadini festanti in un tripudio di bandiere e coccarde tricolori. Il sovrano che, con la vittoria nella Terza guerra d’indipendenza, grazie soprattutto all’alleato prussiano, riunì all’Italia il Veneto e Mantova era Vittorio Emanuele II; mentre Giuseppe Garibaldi fu il condottiero che, conquistando ai Borboni l’Italia del Sud, permise l’unità d’Italia.

Eppure, questi nomi sono quasi scomparsi dalla memoria storica degli italiani. I nostri eroi e martiri, come Giuseppe Garibaldi, Carlo Cattaneo, Giuseppe Mazzini, Angelo Brunetti detto Ciceruacchio, Mameli, Cavour e tanti altri, sono semisconosciuti. A Verona chi si ricorda di Carlo Montanari, Domenico Cesconi, Pier Domenico Frattini, Augusto Donatello e altri ancora? Nel migliore dei casi, sono diventati nomi di vie e di piazze.

Ufficiali austriaci a Verona

Ufficiali austriaci a Verona

Si preferisce citare e onorare dei veri e propri carnefici, come il feldmaresciallo Josef Radetzky, il capo dell’esercito austriaco che impiccava i patrioti italiani. Oppure, nel 2019, per i 250 anni dalla nascita di Napoleone, organizzare eventi e rievocazioni storiche imperniati sulla sua figura, a Milano, a Firenze, a Lucca e a Saronno; scordando che Napoleone, oltre a portarci i valori della Rivoluzione, certamente positivi, ha saccheggiato, tiranneggiato ed usato il nostro Paese come fosse una merce di scambio. A Verona, se possiamo ancora ammirare il trittico del Mantegna nella basilica di San Zeno, dobbiamo ringraziare Canova, che è riuscito a recuperare parte del bottino artistico trafugato dal corso.

A tale riguardo, il Gruppo Savoia si chiede: “Quanti Italiani sanno che il 14 marzo 1820 è il giorno della nascita di Vittorio Emanuele II, primo Re e primo Capo di Stato dell’Italia unita? Da almeno più di 70 anni l’anniversario è stato semplicemente ignorato. Con il risultato che l’Italia, credo, sia l’unico Paese al mondo che non conosce, come si dovrebbe, il genetliaco di colui al quale deve la sua unificazione. Si festeggiano tanti eventi ma non si è mai festeggiato Vittorio Emanuele II e continuiamo a non farlo… “.

Gli artigli dell'aquila

Gli artigli dell’aquila (Giorgio Massignan)

A mio parere, gli italiani non hanno memoria storica e sono soprattutto esterofili, con la sopravvalutazione di tutto ciò che è straniero. Ma la dimenticanza degli avvenimenti e dei protagonisti del Risorgimento, che ritengo sia stato uno dei periodi più nobili e dignitosi della nostra nazione, è dovuto anche ad altri fattori. Per speculazione politica, o per una sorta di piagnisteo autoconsolatorio, si tenta di additare il nostro Risorgimento come il principale responsabile di tutti i guai dell’Italia. Inoltre, nel passato, non poche forze politiche hanno cercato di appropriarsi dei valori di quel periodo storico, gravandolo di un’etichetta che lo ha penalizzato.

Ad offuscare i meriti di Vittorio Emanuele II sono stati anche i suoi eredi, non certamente all’altezza del loro avo. Umberto I, con la repressione sanguinosa dei moti operai del 1898; Vittorio Emanuele III, con la grave responsabilità di aver facilitato la presa del potere al fascismo, con la relativa soppressione delle libertà democratiche, con la firma delle leggi razziali e con l’entrata in guerra. Gli italiani non potranno mai scordare la sua fuga a Brindisi, che non ha certamente onorato il nome dei Savoia. Che differenza tra il comportamento di Giorgio VI e della moglie Elisabetta, che durante i bombardamenti nazisti su Londra, non abbandonarono mai il loro popolo e rimasero nella capitale, a rischio della propria vita.

Vittorio Emanuele III, all’alba del 9 settembre 1943, per l’ansia di fuggire lasciò le truppe e gli apparati dello Stato senza ordini e disposizioni per fronteggiare le ovvie conseguenze dell’Armistizio. Anche per il grave comportamento del re d’Italia, il nostro Paese fu devastato dall’occupazione dell’esercito nazista e da una sanguinosa e crudele guerra civile. Il figlio Umberto II è ingiudicabile: non ha avuto la possibilità di governare; ma il figlio e il nipote non sembrano essere neppure lontanamente all’altezza del loro lontano progenitore.

Ciò non toglie che un popolo senza memoria è un popolo che non ha futuro; così come una città che non tutela le sue vere radici storiche, rischia di perdere il ricordo del suo passato e quindi la sua vera identità. Si dovrebbe rammentare che la dignità e l’onore di Verona sono stati difesi dal coraggio e dal sacrificio di alcuni suoi cittadini che, per sostenere i propri ideali, non hanno esitato a sacrificare le proprie vite. I Masenini, il Comitato Democratico di Verona, i martiri di Belfiore, Luigi Lenotti, Carlotta Aschieri ed altri ancora, dovrebbero essere adeguatamente ricordati, così come andrebbero segnalati i luoghi più rappresentativi di quel periodo storico.

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Giorgio Massignan
VeronaPolis

Venerdì 7 febbraio alle 18 Giorgio Massignan presenta il suo libro Gli artigli dell’aquila alla Cartolibreria Mameli (via Mameli 43). Si tratta di un romanzo storico sul Risorgimento a Verona.

Written By

Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

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