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Verona Capitale della Cultura, la poca chiarezza svilisce la candidatura

L’Amministrazione ha riproposto l’assessorato alla Cultura e riportato al centro dell’interesse i Musei Civici. Ma alcuni punti poco chiari potrebbero penalizzare la nostra città.

La nuova Amministrazione, insediatasi nel 2017, ha riproposto l’assessorato alla Cultura e riportato al centro dell’interesse i Musei Civici di Verona. Ma esistono ancora alcuni punti poco chiari che potrebbero penalizzare la nostra città.

Verona si sta candidando a capitale italiana della cultura. La sua storia e il suo patrimonio culturale e monumentale non solo giustificano, ma consolidano questa pretesa. Purtroppo, i dieci anni di amministrazione tosiana, dei quali gli ultimi cinque senza un assessorato alla Cultura, hanno indebolito tale rivendicazione.

Fortunatamente, le ottime mostre di livello internazionale, organizzate dalla direzione dei Musei Civici (quella sul Mantegna del 2006,  quella su Jean-Baptiste Camille Corot del 2009, quella su Paolo Veronese del 2014 e quella sul Settecento a Verona del 2011), hanno parzialmente rimediato alla scarsa considerazione della passata Amministrazione comunale per la cultura.

La Giunta Sboarina, insediatasi nel 2017, ha riproposto l’assessorato alla Cultura e riportato al centro dell’interesse i Musei Civici di Verona. Ma esistono ancora alcuni punti poco chiari e comunque non condivisibili, che potrebbero penalizzare la nostra città. L’uso sconsiderato e volgare delle nostre piazze storiche, spesso adibite a spazi per sagre di paese, che insultano i loro valori monumentali. La scarsa valorizzazione culturale di alcuni monumenti e piazze, come quella delle Erbe, ridotta ad una sorta di suk orientale, scordando che ha rappresentato, per secoli, il centro del potere civico cittadino.

Non si capisce perché non venga redatto dalla pubblica Amministrazione una sorta di piano regolatore degli immobili adibiti e/o da adibire a spazi culturali, su cui impostare un sistema organico dei musei. Le destinazioni d’uso dell’Arsenale, di Castel San Pietro, dei Palazzi scaligeri e, dell’enorme complesso dell’Ospedale militare, che tra non molto potrebbe liberarsi, oltre che delle caserme cittadine e dell’edificio degli ex Magazzini Generali, non dovrebbero essere scelte prese caso per caso, ma coordinate in un sistema organico e complessivo a scala comunale.

Il nostro Museo di Storia Naturale possiede collezioni tra le più importanti d’Europa e Palazzo Pompei, dove sono attualmente esposte, non è idoneo allo scopo; sarebbe opportuno trovare uno spazio più adeguato. Così come per il Museo di Castelvecchio, che avrebbe necessità di ampliarsi nella parte ora destinata al Circolo Ufficiali.

In Zai, sarebbe stato opportuno utilizzare gli ex Magazzini Generali per realizzare un auditorium ed ospitare attività culturali, piuttosto che un altro centro commerciale e direzionale.

Ma soprattutto non è chiaro il ruolo della Fondazione Cariverona, che attraverso il cosiddetto Piano Folin sugli immobili di sua proprietà, si sta sostituendo alla pubblica Amministrazione nella pianificazione e conseguente destinazione d’uso di alcuni edifici storici.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

Giorgio Massignan
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Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

1 Comment

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  1. Avatar

    Maurizio Danzi

    30/01/2020 at 18:38

    Le montagne partoriranno e nascerà un ridicolo topolino.
    Orazio (precisazione per componenti di giunta: non c’entra nulla con i Curiazi).

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