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Sulla correlazione tra tumori e radiofrequenze dei cellulari

I tumori cerebrali sono in crescita nelle parti del mondo in cui la telefonia mobile si è sviluppata più precocemente e diffusamente. Il problema del conflitto d’interessi. 

Telefonino

I tumori cerebrali sono in crescita nelle parti del mondo in cui la telefonia mobile si è sviluppata più precocemente e diffusamente. Gli studi e il problema del conflitto d’interessi.

La Corte d’Appello di Torino, per altro formata da 3 donne, non ha esercitato alcuna forzatura con la propria sentenza che rigetta l’appello dell’INAIL per il riconoscimento della natura professionale di un tumore del nervo acustico insorto in conseguenza di un utilizzo massivo del telefono cellulare per motivi di lavoro. Nessun conflitto tra Scienza e Diritto, anzi grande alleanza, come giusto che sia. Bisogna ricordare però che siamo in ambito Civile e non Penale, dove nel primo, in termini di evidenza del nesso di causa, vale il principio “più probabile che non”, mentre nel secondo è richiesta la “ragionevole certezza”. Questo significa che laddove sono in gioco sostanze che la letteratura scientifica considera “possibili cancerogeni” il processo Civile si pone più a favore della vittima che dell’imputato, a differenza del Penale in cui prevale il favor rei.

Ricordo ancora che non si tratta certo dell’unica Sentenza. La prima è della Corte d’Appello di Brescia nel 2009 confermata in Cassazione nel 2012. Diverse altre ne sono seguite.

La Corte di Torino ha chiesto ai periti di fare il punto sullo stato delle conoscenze scientifiche in materia.

La Monografia della IARC (Agenzia internazionale della OMS che studia e classifica le cause del cancro) nel 2011 ha stabilito che le radiofrequenze dei telefoni cellulari sono “possibilmente cancerogene per l’uomo”. Questo vuol dire che, a fronte di alcune evidenze di cancerogenicità negli animali da esperimento, ma non abbastanza convincenti nell’uomo, permangono importanti dubbi. Questa la partenza confermata poi nella successiva Monografia IARC del 2013.

Ma cosa si è aggiunto di nuovo? Intanto un approfondimento del gruppo di lavoro Interphone, il progetto internazionale di ricerca che consiste in una serie di studi realizzati sull’argomento in 132 Paesi del mondo. Dall’analisi dei dati, è emerso che mentre non si evidenzia rischio di sviluppare il tumore cerebrale denominato “neurinnoma del nervo acustico” per basse esposizioni, tipo una conversazione a settimana, il rischio di ammalare di questo tumore quasi quadruplica per durate di 1 ora al giorno per 4 anni o dosi cumulative equipollenti, pari a 2 ore al giorno per 2 anni o ½ ora al giorno per 8 anni. Inoltre, e questo è molto importante, il tumore si manifesta dallo stesso lato del capo su cui poggia il telefono.

Un altro elemento che giustificava l’incertezza di alcuni risultati era il fatto che la classe degli alti esposti nel Progetto Interphone era tarata su ore cumulative di esposizione sostanzialmente contenute. Ad esempio, 8 volte in meno del caso periziato. È evidente che mescolando valori di esposizione poco omogenei tra loro il rischio si diluisce creando incertezza dei risultati, ma questo è un artefatto.

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I periti hanno poi esaminato risultati di studi successivi alla pubblicazione della Monografia IARC del 2013, di cui uno condotto dall’Istituto Ramazzini di Bologna ed un altro dal National Toxicology Program degli USA. Emerge che i tumori insorti nei roditori esposti a radiofrequenze (biologicamente più simili all’uomo rispetto ad altre specie) mostrano lo stesso tipo istologico di neurinnomi del nervo acustico che colpiscono gli uomini. La probabilità che studi diversi producano risultati simili per effetto del caso è molto improbabile.

Inoltre, i periti hanno riportato dati di letteratura molto autorevole in cui si conclude che un cancerogeno per l’uomo, quando adeguatamente testato, mostra di essere cancerogeno anche negli animali da esperimento e che non c’è ragione nel ritenere che le radiofrequenze possano danneggiare i tessuti animali ma non quelli umani. Accanto a queste evidenze si aggiungono anche i danni al DNA delle cellule cerebrali.

I periti hanno poi valutato che i singoli studi di letteratura citati a dimostrazione del nesso di causa non fossero inficiati da altre variabili, riconducibili ad esempio alla raccolta della storia di esposizione di casi e controlli. Si conclude che, se distorsione dei risultati ci può essere, questa muove prevalentemente verso una sottostima del rischio.

Ma forse l’operazione più importante che hanno fatto i periti, è stata quella di aver distinto gli studi indipendenti, cioè condotti da ricercatori che non hanno mai collaborato con l’industria, da quelli che si sono avvalsi invece di finanziamenti dell’industria. Giustamente la Corte ha deciso di conferire maggior peso ai primi e meno valore (non nessuno) ai secondi, che per altro erano sempre citati dalla controparte. E questo fa molta differenza.

Anche l’andamento dei tumori cerebrali nelle parti del mondo in cui la telefonia mobile si è sviluppata più precocemente e diffusamente è in crescita. Così ci dicono alcuni registri tumori ed il fenomeno evidente anche in anni più recenti non pare giustificabile da una maggiore sensibilità delle tecniche diagnostiche in grado di anticipare la diagnosi.

Molto probabilmente questa valutazione che ha fatto la Corte di Torino con l’aiuto dei suoi periti è la medesima di quella che ha espresso nell’aprile del 2019 l’Advisory Group della IARC, cioè un team di supervisori composto da 29 ricercatori provenienti da 19 Paesi del mondo, selezionati sulla base della loro produzione scientifica in materia che hanno riesaminato la letteratura scientifica più aggiornata. Hanno raccomandato alla IARC una rivalutazione con high priority, cioè urgente, della cancerogenicità per l’uomo da parte delle radiofrequernze.

Quindi le giudici hanno condotto un percorso che appare parallelo a quello dei supervisori della IARC. Parlare di forzatura, come hanno fatto molti media in questi giorni, pare quindi proprio fuori luogo, soprattutto se si considera che siamo in ambito civilistico. Per il penale invece credo sia opportuno attendere la nuova revisione della IARC prevista entro i prossimi 4 anni.

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Ma il vero problema è il conflitto d’interessi. Il rumore di fondo dell’incertezza prodotta artatamente da studi commissionati anche ad hoc, si è reso responsabile di un ritardo normativo di quasi mezzo secolo verso il fumo di tabacco e l’utilizzo dell’amianto.

In verità, negli ultimi anni la comunità scientifica si è resa più trasparente ed il conflitto d’interessi emerge molto più facilmente del passato, anche se purtroppo non risparmia le istituzioni nazionali ed internazionali più prestigiose che magari redigono proprio rapporti sull’argomento. Un esempio a tema, quello occorso proprio dal presidente del gruppo di lavoro della IARC incaricato di valutare il rischio cancerogeno della telefonia mobile, il prof. Alexander Ahlbom, subito destituito proprio a causa dei suoi rapporti professionali con l’industria dei telefoni.

Insomma, gli anticorpi ci sono e questi processi ne favoriscono la crescita per l’impatto che producono sulla società e sui media. Attenzione però a non cadere nel rischio opposto della banalizzazione della complessità per screditare a priori tutte le istituzioni scientifiche, perché gli effetti sarebbero ben più devastanti, pensando solo alle contestazioni delle vaccinazioni obbligatorie ed alle terapie “alternative” dei tumori che hanno provocato decine di morti ed estenuanti campagne d’informazione per fronteggiare queste derive.

Paolo Ricci

Written By

Paolo Ricci, nato e residente a Verona, è un medico epidemiologo già direttore dell’Osservatorio Epidemiologico dell’Agenzia di Tutela della Salute delle province di Mantova e Cremona e già professore a contratto presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia in materie di sanità pubblica. Suo interesse particolare lo studio dei rischi ambientali per la salute negli ambienti di vita e di lavoro, con specifico riferimento alle patologie oncologiche, croniche ed agli eventi avversi della riproduzione. E’ autore/coautore di numerose pubblicazioni scientifiche anche su autorevoli riviste internazionali. Attualmente continua a collaborare con l’Istituto Superiore di Sanità per il Progetto pluriennale Sentieri che monitora lo stato di salute dei siti contaminati d’interesse nazionale (SIN) e, in qualità di consulente tecnico, con alcune Procure Generali della Repubblica in tema di amianto e tumori. corinna.paolo@gmail.com

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