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Le firme dei veronesi sulla lettera contro via Almirante

Il presidente dell’associazione “La città che sale” Alberto Battaggia: «Risultato dal grande significato civico. Però il disprezzo delle tirannie deve valere a 360 gradi».

Palazzo del Podestà, Prefettura di Verona
Palazzo del Podestà, Prefettura di Verona

Il presidente dell’associazione La città che sale Alberto Battaggia: «Risultato dal grande significato civico. Però il disprezzo delle tirannie deve valere a 360 gradi».

«1000 cittadini veronesi hanno sottoscritto la lettera consegnata lunedì scorso al Prefetto». A dichiararlo è l’Associazione veronese La città che sale in merito alla lettera consegnata al Prefetto di Verona Donato Cafagna lunedì 20 gennaio, per invitarlo a non autorizzare l’intitolazione di una via a Giorgio Almirante.

«Un risultato di grandissimo significato civico – dichiara il presidente dell’associazione Alberto Battaggia –, se pensiamo che la raccolta delle sottoscrizioni sul nostro blog è iniziata solo tre giorni fa».

Secondo Battaggia la questione di incompatibilità tra l’assegnazione della cittadinanza onoraria a Liliana Segre e la proposta di via Almirante, evidenzia  «un problema più grave, identitario, che riguarda una parte dello schieramento politico della destra italiana. Il nostro paese ha bisogno di una cultura politica di destra europea, liberale, moderna, laica e rivolta al futuro, non di anacronistiche ed illiberali nostalgie».

Per il presidente dell’associazione, però, analoga presa di distanza va assunta nei confronti del comunismo staliniano. «Il valore della libertà, il disprezzo delle tirannie deve valere a 360 gradi – ha concluso Battaggia –. Bisogna essere antifascisti per gli stessi motivi per il quale si è anticomunisti».

1 Comment

1 Comment

  1. Marcello

    25/01/2020 at 21:00

    Leggo: “essere antifascisti per gli stessi motivi per il quale si è anticomunisti”? Non sono comunista ma non concordo con Battaggia su codesta motivazione, a meno che per comunisti s’intendano gli stalinisti. Ho firmato per La città che sale, ovviamente, ma osservo che qui da noi l’essere comunisti potrebbe essere anche un modo di attuare la democrazia, purché avvenga nel rispetto delle libertà dei singoli. Se pensa che essere comunista significhi essere stalinista, automaticamente, allora non ci sto: vanno sempre distinte le due cose. D’accordo invece sul “disprezzo della tirannide a 360 gradi”.

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