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Vangelo

Gesù non ci chiede di sacrificare la vita a Dio, ma di donarla agli altri

Gesù ci dice: quando incontri qualcuno che ha bisogno di te, fermati. Non perderai il tuo tempo. Perché è nel momento in cui doni un pezzettino di te all’altro che realizzi te stesso

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Giovanni

In quel tempo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale io ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua perché egli fosse fatto manifesto a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua, mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio». Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei  suoi discepoli. Giovanni 1, 29-34.

«Ecco l’agnello di Dio. Ho contemplato lo Spirito scendere come una colomba». Giovanni Battista ci presenta Gesù come un “agnello” e ci parla dello Spirito con l’immagine di una “colomba”. Nella Bibbia troviamo spesso la simbologia degli animali: il serpente (inganno), il leone (coraggio), l’aquila (vola in alto), la chioccia e i pulcini (amore materno), l’asino e il bue (mitezza).

In un bellissimo commento, San Bernardo unisce l’agnello e la colomba così: «l’agnello è tra gli animali quello che la colomba è tra gli uccelli: innocenza, dolcezza, semplicità, tenerezza». Con la sua vita e con il suo insegnamento Gesù invita i suoi discepoli, e quindi anche noi, a cambiare la nostra immagine di Dio. Gesù non ci parla mai di un Dio onnipotente, un Dio degli eserciti, un Dio violento.

Ci parla invece di un Dio che è Padre misericordioso, che accoglie, che perdona, che è tenerezza, che propone e non impone mai. Per gli Ebrei, l’agnello è il simbolo della Pasqua ebraica, per i cristiani invece richiama soprattutto la figura di Cristo. Gesù è l’agnello, la vittima innocente che per amore dona la sua vita. Dove sta la grande novità del messaggio evangelico?

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Non è più Dio che chiede sacrifici agli uomini, ma è Gesù stesso che dona la sua vita per noi. Più volte Gesù riprende la famosa frase del profeta Osea (6,6) “Misericordia voglio e non sacrifici”. Il Dio della Bibbia non vuole sacrifici. Non chiede vittime. Gesù non ci chiede di sacrificare la nostra vita a Dio, ma di “donare” la nostra vita agli altri. Gesù sostituisce la parola “sacrificio” con il verbo “amare=donare”.

Ce lo ricorda molto bene attraverso la parabola del buon Samaritano. Infatti conclude il racconto con le parole: «Fai questo e vivrai!». In pratica Gesù ci dice: quando incontri qualcuno che ha bisogno di te, fermati. Non perderai il tuo tempo. E nemmeno sacrificherai la tua vita. Perché è proprio nel momento in cui doni un pezzettino di te all’altro che realizzi te stesso.

Vuoi dare senso alla tua vita? Segui anche tu la strada dell’agnello. Ama come lui ha amato. Accogli, rispetta, tocca, sorridi, abbraccia, accarezza. Diventerai anche tu “guaritore” della vita. Quando aiuti una persona non fai un sacrificio. La rendi felice e come dice il Vangelo: “la tua gioia sarà piena”. Questa è la strada della felicità.

Don Roberto Vinco
Domenica 19 gennaio 2020

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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