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Laura Tinazzi
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Interviste

Coltivare la biodiversità per difendere la vita e il territorio

Laura Tinazzi e la sua azienda agricola Fondo Prognoi, all’imbocco della Valsquaranto. «È una vera pazzia, un’idea folle, ma ne è nato un progetto pilota per la biodiversità».

INTERVISTA – Laura Tinazzi e la sua azienda agricola Fondo Prognoi, all’imbocco della Valsquaranto. «È una vera pazzia, un’idea folle, ma ne è nato un progetto pilota per la biodiversità».

Una stufa calda, un gatto che fa le fusa e una tisana di Erba Luigia. Ci accoglie così Laura Tinazzi, nella sua azienda agricola Fondo Prognoi, all’imbocco della Valsquaranto (Verona). La sua idea di agricoltura recupera le tradizioni ricontestualizzandole in un ambiente che è cambiato troppo in fretta. Ci lasceremo condurre attraverso le sue scelte per comprendere il concetto sempre più attuale di biodiversità.

– Come è nata l’idea di Fondo Prognoi?

«La terra fa parte del mio Dna. Sono un perito agrario e per diversi anni ho lavorato come consulente esterno per varie aziende, poi mi sono trasferita qui a Fondo Prognoi, l’azienda di famiglia che ci ha lasciato mio nonno. Vivendo qui ha preso corpo poco a poco il progetto di far rifiorire questa terra come merita. Un tempo era tutto vigneto, ora possiamo contare fino a 14 colture diverse. È una vera pazzia, un’idea folle, ma ne è nato un progetto pilota per la biodiversità. Ho realizzato in piccolo alcune tecniche agronomiche e scelte colturali applicabili anche nelle grandi aziende agricole e che si possono attuare per abbassare l’impatto ambientale».

– Fai ancora consulenze?

«Sì, ma ho cambiato target. Seguo ancora alcune aziende, ma più frequentemente tengo delle lezioni ai corsi di formazione su biodiversità e sostenibilità. Mi piace poter condividere quest’idea perché farla circolare e trasferirla alle nuove generazioni è un modo per renderla viva».

Laura Tinazzi (foto Maurilio Zago)

Laura Tinazzi (foto Maurilio Zago)

– Biologico o non biologico?

«Dipende. Alcune zone sono vocate al biologico perché il clima, le condizioni e la tipologia di coltura sono favorevoli naturalmente. In altre aree può risultare una forzatura; alcune condizioni avverse possono addirittura portare a fare più trattamenti in regime di agricoltura biologica rispetto ad un buon sistema di difesa integrata, ossia un sistema misto. È necessario contestualizzare l’azienda, valutando diversi fattori. Nella mia azienda siamo passati progressivamente da un sistema tradizionale ad uno integrato: applichiamo sempre di più le tecniche biologiche, non utilizziamo diserbo chimico e cercando di ridurre il numero dei trattamenti».

– Perché non possiamo tornare ai metodi che utilizzavano i nostri nonni?

«Con i cambiamenti climatici l’agricoltura diventa sempre più difficile da gestire e serve una grande competenza tecnica per l’integrazione con i nuovi strumenti di agricoltura di precisione. I sistemi che usavano i nostri nonni non funzionano più da soli: troppi fattori sono cambiati. La forza della biodiversità è applicare metodologie corrette per difendere terreno e territorio, equilibrando l’agroecosistema. Biodiversità significa difendere la vita».

Laura Tinazzi (foto Maurilio Zago)

Laura Tinazzi (foto Maurilio Zago)

– Perché recuperare le varietà che non si coltivano più?

«Sono varietà più resistenti e ci permettono di eliminare gran parte dei trattamenti. In questo modo possiamo abbassare l’impatto ambientale, limitando la quantità dei prodotti utilizzati e anche le emissioni del trattore che farà meno passaggi fra i filari; inoltre queste varietà sono particolarmente gustose, anche se più impegnative da coltivare».

– Quali sono le difficoltà che si incontrano coltivandole?

«Sono varietà che vanno seguite con cura e attenzione perché ogni anno cambiano i tempi di maturazione in base all’andamento stagionale; inoltre sono soggette all’alternanza di produzione che non  permette di avere un raccolto costante e i frutti sono per lo più dissimili fra loro. I fattori che negli ultimi decenni avevano determinato l’abbandono di queste varietà, sono proprio quelli che ci interessano di più dal punto di vista della biodiversità. Spesso trasformiamo parte della frutta in confettura per poterla conservare e vendiamo fresca solo quella che si mantiene in modo naturale.

 

Laura Tinazzi (foto Maurilio Zago)

Laura Tinazzi (foto Maurilio Zago)

– Il consumatore come risponde?

«Il consumatore più attento inizia a comprendere il valore di questi prodotti. Le nostre mele non sono tutte uguali ed esteticamente perfette, ma il gusto e la genuinità ci ripagano di ogni imperfezione».

– Quali tipologie di coltura si trovano a Fondo Prognoi?

«Abbiamo diverse colture: la vigna, la lavanda, il nocciolo, il melograno, il pero Trentosso e il melo Decio hanno creato un sistema complesso con un’alta resilienza agli eventi avversi. Ogni varietà si integra aiutando le altre e traendone forza. C’è anche un appezzamento a seminativo coltivato in rotazione per produrre delle farine di alta qualità. Abbiamo un apiario naturale e un albergo per insetti che ogni primavera ospitano nuove nascite, favorendo l’impollinazione».

Laura Tinazzi (foto Maurilio Zago)

Laura Tinazzi (foto Maurilio Zago)

– Come gestite la vendita dei vostri prodotti?

«Il progetto è dal campo alla tavola. Cerchiamo di valorizzare quello che produciamo attraverso un piccolo punto vendita presente in azienda che chiamiamo Open space perché ci piace pensare che sia proprio uno spazio aperto che crea cultura, scambio, relazione. Fondo Prognoi è un’azienda multifunzione. Abbiamo un angolo lettura e un’area per ospitare altre piccole aziende che fanno rete con noi; collaboriamo con alcuni gruppi di acquisto solidale, ristoranti e negozi del territorio. Proponiamo laboratori rivolti a tutte le età per recuperare la manualità ed eventi culturali e artistici legati alla tradizione contadina e rurale. Stiamo inoltre sperimentando un progetto educativo come fattoria didattica, dove i bambini hanno la possibilità di prendere contatto con la stagionalità attraverso visite mensili».

– Come si riesce a far funzionare questo meccanismo complesso?

«Le piccole aziende come Fondo Prognoi si sostengono grazie alla rete di collaborazione che si crea con altre realtà simili e complementari. Esattamente come fanno le nostre colture, messe a dimora una accanto all’altra».

Erna Corsi
Foto Maurilio Zago

Erna Corsi
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Erna Corsi è nata nel 1973 a Verona, dove risiede tuttora. Ha frequentato il Liceo Artistico Boccioni e ha successivamente conseguito un diploma superiore in marketing e design presso il Centro Studi Palladio. Attualmente lavora come graphic designer presso un'azienda privata. Ama il teatro, la danza e la letteratura. ernaluna@gmail.com

1 Comment

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  1. Avatar

    Valentino

    13/01/2020 at 18:58

    Articolo molto interessante!

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