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Vangelo

Se impareremo a darci una mano, impareremo a fare miracoli

Liberiamo il nostro Natale dalle banalità e dalle volgarità. Riempiamolo di tanta umanità. Nel presepe non c’è nulla di sacro. C’è invece profumo di umanità

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Luca

«Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».  Luca 2,1-14

«E il Verbo si è fatto carne». Così l’evangelista Giovanni riassume in poche parole il mistero del Natale. Dio si è fatto bambino. Ecco l’originalità e lo scandalo del Dio dei cristiani. Un Dio imprevedibile. Il Dio degli ebrei, Yhavé, è il Dio di cui non si può nemmeno pronunciare il nome. Il Dio dei mussulmani, Allah, è il Dio grande, inavvicinabile. Il Dio cristiano, il Dio di Gesù Cristo, è un Dio che si fa carne e sangue. Un Dio che si fa volto. Si fa “altro”.

Il volto, diceva il filosofo Emmanuel Lévinas, è traccia dell’infinito, è mistero. Colui che ha creato miliardi di stelle, prende il volto di un bambino. È assurdo. Dio è là dove la ragione si scandalizza. Dove la natura si ribella. Ma perché si è fatto uomo? Ce lo dice san Paolo: “per insegnarci a vivere” (Tito 2,11). Per indicarci la strada per diventare “umani”.

Natale è il divino che si fa umano, perché l’umano diventi divino. Dio nasce perché anche tu possa ri-nascere. Vogliamo che questo Natale non si riduca ad una bella fiaba, ma trasformi la nostra vita? Liberiamo il nostro Natale dalle banalità e dalle volgarità. Riempiamolo invece di tanta umanità. Nel presepe non c’è nulla di sacro. C’è invece profumo di umanità, due giovani innamorati, Maria e Giuseppe. Non c’è odore di incenso, ma odore di stalla, di animali, un asino, un bue e qualche pecora.

Il Natale non è la festa dei bambini. È invece l’occasione perché si realizzi il miracolo che noi ritorniamo veramente bambini. La strada che porta a Betlemme è la strada che hanno percorso i pastori. È la strada della meraviglia e dello stupore. Il presepe ci ricorda che non bisogna mai separare Dio dall’uomo, Dio dalla vita. Ci ricorda che adorare Dio vuol dire riconoscere che in ogni donna e in ogni uomo che incontro c’è un frammento di Dio. Non importa di che colore ha la pelle. Non conta di che cultura è.

Quel bimbo di Betlemme è lo stesso che diventato adulto dirà: «Qualunque cosa avrai fatto al più piccolo, lo hai fatto a me». È abbastanza facile andare in chiesa a pregare o ad adorare Dio. È molto più difficile asciugare le lacrime di quel povero cristo che incontro nella vita di tutti i giorni. Rimane sempre la grande domanda: Che cosa posso fare io? Un grande profeta di oggi, papa Francesco nella Evangelii gaudium riassume il programma del cristiano di oggi nella “rivoluzione della tenerezza”. In che cosa consiste la rivoluzione della tenerezza?

La riassume bene il famoso maestro Gianni Rodari. Lui lo diceva ai suoi ragazzi, ma può andar bene anche per noi adulti: «Se impareremo a darci una mano, impareremo a fare miracoli, e allora, il giorno di Natale … durerà tutto l’anno!».

Don Roberto Vinco
Mercoledì 25 dicembre 2019

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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