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La criminalità organizzata e lo sfruttamento del territorio

La crisi dei partiti ha indebolito la politica permettendo agli operatori economici di dettare legge sull’urbanistica e nel giro degli interessi si è infiltrata la mafia.

La debolezza della politica permette agli operatori economici di dettare legge sull’urbanistica e nel giro degli interessi si è infiltrata la mafia.

Il procuratore di Catanzaro, Nicola Grattieri, è il responsabile di quella che può essere considerata una delle più ampie e importanti operazioni antimafia compiute in Italia. Ha ordinato 334 arresti e 416 sono le persone indagate in 11 regioni italiane, le accuse sono: associazione mafiosa, omicidio, estorsione, usura, fittizia intestazione di beni, riciclaggio e altri reati.

La potente organizzazione criminale della mafia calabrese, pare si sia ramificata in gran parte del nostro Paese. La mafia moderna, che si è introdotta nelle operazioni commerciali e finanziarie, non agisce solo con le armi le minacce e le rappresaglie, ma anche attraverso l’apporto di incensurati professionisti e la complicità di troppi politici che, grazie al sostegno dei malavitosi, possono contare su elezioni quasi certe.

Si tratta di un’organizzazione ben strutturata, che controlla i mercati illeciti dell’usura, dello smaltimento dei rifiuti, della manodopera irregolare, dello sfruttamento dei clandestini, degli stupefacenti, della prostituzione, del gioco d’azzardo, delle lotte e gare tra animali e di quant’altro non è consentito dalle leggi italiane. Per ripulire il denaro sporco si è procurata, con le buone o con le cattive, le cosiddette attività lavatrici: night club, hotel, ristoranti, bar, sale giochi, centri commerciali, negozi e quant’altro utilizzi denaro contante.

Ma, soprattutto, le organizzazioni criminali agiscono sulla pianificazione del territorio. A differenza del passato, anziché intervenire con opere abusive, che in seguito sarebbero state sanate, spesso le organizzazioni criminali riescono a “suggerire” le “loro” destinazioni d’uso alle pubbliche amministrazioni durante la stesura dei Piani Regolatori, rendendo di fatto legali le scelte urbanistiche e edilizie a loro più redditizie. In questo caso, gli strumenti urbanistici si riducono a mere piattaforme tecniche che giustificano e notificano la speculazione edilizia.

Così, la pianificazione del territorio, anziché essere attenta alla tutela delle risorse comuni ed a preservare il suolo, viene adattata alle esigenze di coloro che, grazie alla correità di politici e amministratori pubblici, hanno interessi diversi e alternativi a quelli della collettività.

Da sempre, la pianificazione territoriale avrebbe avuto l’esigenza di essere preservata sia dagli eccessivi appetiti economici che da quelli politico-elettorali; ma non è quasi mai stato così e gli interessi economici, assieme a quelli politici, hanno influenzato le scelte d’uso del territorio. Infatti, lo strumento del Piano Regolatore è stato molto spesso utilizzato per onorare le promesse fatte in periodo di consultazioni elettorali e/o per consolidare i disegni della speculazione.

Nel passato, chi a Verona gestiva il potere politico-amministrativo cercò sempre di evitare la formazione di potenti gruppi di interesse economico-politico, in grado di modificare sostanzialmente gli equilibri tra i diversi operatori economici e politici della città. In quegli anni fu creato una sorta di ombrello clientelare, garantito dal maggior partito cittadino, che consentiva a diversi operatori del settore edilizio di intervenire, senza permettere che si costituisse un centro monopolistico, lasciando libertà di iniziativa a differenti soggetti.

Le caratteristiche delle città medie, l’opera calmieratrice della Democrazia Cristiana e la mancanza di un massiccio fenomeno di industrializzazione, hanno permesso a Verona, sino agli anni ‘90, di non subire grossi squilibri urbanistici, con conseguenti aree di conflitto politico-economiche.

Dal periodo della Ricostruzione, per ottenere il cambio d’uso dei propri terreni era indispensabile il collegamento tra il proprietario fondiario e il sistema politico-amministrativo che decideva la concessione del permesso. Tale collegamento, il più delle volte, era svolto dai professionisti legati alle segreterie dei partiti politici. Un meccanismo che ha permesso al fattore politico di controllare l’intero settore edilizio e di evitare il formarsi di condizioni di monopolio e oligopolio, che avrebbero potuto determinare squilibri e scompensi nella gestione politico-economica della città. Le diverse giunte comunali che si sono alternate e la loro diversa composizione e colore, sono state accompagnate dall’ingresso ai meccanismi di gestione del territorio da professionisti con colori politici speculari a quelli dei partiti che amministravano la città.

Da tutto questo è possibile dedurre che i meccanismi che formano e gestiscono il territorio sono il prodotto di due fattori: quello economico e quello politico, con un ruolo molto importante del professionista e del progettista, che si pongono come tramite tra i due fattori principali e non di rado come controllori incaricati dalle segreterie politiche.

Dagli anni ’90 in poi, la crisi dei partiti e lo scioglimento della DC, che nel Veneto e a Verona aveva rappresentato il grande distributore e compensatore, hanno modificato tutto. Nel nostro Paese, la rivoluzione del dopo Tangentopoli ha lasciato inalterato il meccanismo che determinava – e determina – le destinazioni d’uso del territorio, ma ha modificato radicalmente la composizione dei due fattori che, rapportandosi, producono la pianificazione del territorio.

In questi ultimi anni il fattore politico si è dimostrato, o meglio, ha voluto dimostrarsi incapace di controllare quello economico, perché succube dello stesso. Mentre nel passato, tra i due fattori, quello politico-amministrativo era il più forte, ora quello economico ha preso il sopravvento, gestendo e/o creando direttamente i soggetti politici.

In questo totale cambiamento del rapporto tra politica ed economia, con la relativa disgregazione dell’istituto del partito politico, le organizzazioni criminali, strutturate come vere e proprie aziende, sono penetrate sia nel fattore politico, avvicinando a se e controllando parecchie personalità politiche, che in quello economico, intervenendo attraverso professionisti incensurati e/o prestanome, che portano denaro liquido da investire in operazioni edilizie.

I fattori del vecchio rapporto tra il settore politico/amministrativo e quello economico, si sono modificati e le scelte urbanistiche sono decise dal rapporto tra la criminalità organizzata, che influenza il fattore politico/amministrativo, e la stessa criminalità organizzata che finanzia il fattore economico.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

Leggi l’inchiesta di Verona In Mafia a Verona, gli imprenditori sono soli e hanno paura
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Written By

Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

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