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Inchieste

Mafia a Verona, gli imprenditori sono soli e hanno paura

Il mafioso Mario Crisci: «Siam venuti qui perché qui sono disonesti. Più disonesti di noi». Della Bella, API industria: «Le interdittive del Prefetto la punta di un iceberg».

INCHIESTA – Verona al primo posto nella classifica veneta per numero di operazioni finanziarie sospette. Le zone grigie dove operano commercialisti, avvocati, notai e funzionari di banca. Il mafioso Mario Crisci: «Siamo venuti qui perché qui sono disonesti. Più disonesti di noi». Della Bella, API industria: «Le interdittive del Prefetto la punta di un iceberg».

«Gli imprenditori sono soli, hanno paura…». La preoccupazione del presidente di Apindustria Verona Renato Della Bella è palpabile, vera. L’associazione tutela e sostiene oltre 800 associati veronesi, tutte piccole e medie imprese di circa 15 addetti con fatturati tra 7,5 e 10 milioni di euro in tutti i settori, con prevalenza metalmeccanica e marmo, dislocate soprattutto in Valpantena e Valpolicella (circa il 70%). Seguono poi il distretto del legno, il tessile, l’edilizia, i servizi all’impresa, il chimico e l’alimentare. «Quanto sta emergendo a livello di interdittive antimafia e indagini è solo la punta di un iceberg. È evidente che ci sono professionisti del nostro territorio che lavorano per conto dei malavitosi. Eppure non siamo preparati a parlare di mafia qui… pensiamo riguardi solo il meridione. Se non c’è una reazione chiara, sarà sempre peggio».

«Se non c’è una reazione chiara sarà sempre peggio»

Renato Della Bella

Renato Della Bella

Il presidente Della Bella chiede un tavolo tecnico insieme all’associazione antimafia Avviso Pubblico per costruire strumenti che diano la possibilità agli imprenditori di denunciare situazioni “poco chiare” avendo certezza dell’anonimato e di una soluzione rapida. Sullo sfondo delle dichiarazioni che Della Bella rilascia, ci sono piccole aziende in crisi, imprenditori stretti nella morsa dell’usura e dell’estorsione ma anche aziende sane che si vedono proporre da concorrenti o clienti subappalti di manodopera, gestione degli scarti di lavorazione oppure il trasporto di materia prima a prezzi molto più bassi del mercato. «Se te lo offrono a 60 ma tu sai che il costo è 100, è ovvio che c’è qualcosa che non va. In quel caso l’imprenditore ha tre possibilità: può far finta di niente oppure andare a acquistare il servizio turandosi il naso e diventando così corresponsabile; oppure può andare a denunciare una situazione anomala. Chiunque di noi – continua Della Bella – ha la percezione di essere entrato in contatto con una realtà poco chiara ma non sa che cosa deve fare».

«Non sappiamo cosa fare»

Dimenticate coppola e lupara. La mafia veste oggi gli abiti distinti di chi fa business in giacca e cravatta. La valigetta ventiquattrore è piena di soldi che arrivano da imprese lecite e illecite: ristorazione, smaltimento di rifiuti, alberghi, costruzioni, gioco d’azzardo, sport, fornitura di

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Annalisa Mancini è nata il 25 dicembre 1979, frequenta l’istituto tecnico per corrispondenti in lingue estere. Dal lago di Garda, dove vive fino al 1998, si trasferisce prima a Trieste per gli studi in Scienze Politiche e poi a Berlino. Completa il suo sguardo sul mondo viaggiando, leggendo e scrivendo, è interessata soprattutto al giornalismo d’inchiesta, alla politica nazionale e internazionale e alle questioni ambientali. Tornata a Verona, fonda una sezione di Legambiente e lavora anche come editor e correttrice di bozze. Ha collaborato con Il Piccolo di Trieste, ilveronese.it, ilgardesano.it, Il Corriere del Garda, Radio Garda FM, RuotaLibera di FIAB, corriereditalia.de. mancini.press@gmail.com

6 Comments

6 Comments

  1. Redazione2

    21/12/2019 at 15:51

    Le paure che gli imprenditori veneti stanno manifestando in questi giorni sono fondate: ricordo che, secondo l’Osservatorio dell’Università di Padova, 386 aziende in Veneto sono in mano alla criminalità, oltre la metà sono a Venezia, 65 a Treviso, 57 a Padova, 13 a Verona. Dati devastanti. Le dimensione delle aziende coinvolte sono medio grandi, la mancanza di liquidità è il fattore decisivo per convincere gli imprenditori ad accettare le offerte dei gruppi criminali. Lo confermano anche alcuni magistrati: come afferma la dottoressa Licia Marino, presidente della Sezione del Riesame, sono ancora troppi pochi gli imprenditori che denunciano. Tuttavia, la stragrande maggioranza degli imprenditori onesti lavora nella paura. Si tratta di una situazione in cui è necessario intervenire. Personalmente ritengo prioritaria la revisione dei codici deontologici, in particolare per i professionisti che sono sempre più cerniera tra il mondo delle imprese e quello criminale. Sarebbe un segnale importante contro i boss e a sostegno degli imprenditori onesti che spesso si sentono soli di fronte alle difficoltà e alle prospettive future.

    Francesca Businarolo
    Deputata M5S e presidente della Commissione Giustizia di Montecitorio

  2. Redazione2

    21/12/2019 at 18:54

    Bisogna sedersi assieme attorno a un tavolo: associazioni, associazioni di categoria, imprenditori, commercianti, sindacato, amministratori, istituzioni, forze di Polizia, Prefetto, ecc. Se non si fa è perché la situazione è ancora ritenuta “non grave”, non fino al punto di impegnarsi per una gestione collegiale e permanente della crisi. Ma così perdiamo tempo prezioso… A fare da deterrente ci sono anche le zone grigie descritte nell’inchiesta, che evidentemente frenano una presa di posizione netta e rapida.

  3. Giuseppe Braga

    21/12/2019 at 21:09

    La mafia opera dove ci sono i soldi. Ed a Verona, nel Veneto e nel nord est di soldi ce ne sono tanti. Come tante sono le occasioni per riciclare ingenti importi con operazioni apparentemente lecite, ma che nascondono o supportano affari non altrettanto legittimi. La mafia ed il malaffare esistono a Verona ancor prima degli anni ’70, con la presenza sul territorio di soggetti inviati al soggiorno obbligato, oppure sottoposti a regime di protezione. Da lì si può far risalire l’origine di attività illecite. Ciancimino figlio venne fermato a Verona mentre stava procurandosi danaro contante (come egli stesso confesso’), ma altri episodi e tragiche testimonianze confermano la presenza di solide basi che hanno prodotto, tra le altre cose, diversi lutti fra gli appartenenti alle forze dell’ordine locale. Oggi i metodi sono cambiati! Le attività illecite transitano attraverso operazioni coperte da supporti informatico, i cui programmi si rinnovano e vengono rimpiazzati ad ogni operazione. Tutto e’ sotto controllo e, spesso, riescono a controllare persino i controllori.

  4. Redazione2

    27/12/2019 at 12:18

    Intervengo a seguito delle dichiarazioni della Senatrice Businarolo sulle aziende infettate dalla criminalità organizzata.
    Ho apprezzato l’invito a superare la diffusa omertà che spesso cela un sofisticato sistema di riciclaggio del denaro proveniente da attività illecite. Omertà che si traduce nel silenzio, ovvero nella mancata segnalazione o, peggio, nella collaborazione attiva con tale sistema.
    Condivido che il nostro Paese, la nostra Regione, la Provincia di Verona abbiano bisogno di un tessuto economico-produttivo sano che non si lasci sopraffare dalla malavita, con l’effetto, nei casi più gravi, di distruggere le aziende.
    Con riferimento all’affermazione che: “i commercialisti sono sempre più cerniera tra il mondo delle imprese e quello criminale”, pur contestando l’inaccettabile generalizzazione, condanno con forza tali comportamenti e ricordo come la prevenzione di essi sia, da sempre e in particolare negli ultimi anni, uno degli obiettivi del nostro Ordine, a livello locale e nazionale. Il danno di immagine che la categoria professionale che rappresento subisce a causa del comportamento di pochi, è tale da indurci a profondere il massimo impegno per vigilare su un fenomeno che ci danneggia come professionisti e come cittadini.
    Come Consiglio dell’Ordine proseguiremo pertanto nell’attività di sensibilizzazione dei nostri iscritti al fine di un corretto rapporto con i clienti, nel monitoraggio delle singole situazioni e soprattutto nella formazione e nella sensibilizzazione dei colleghi dai rischi di infiltrazione. Consapevoli del nostro ruolo di garanti della cultura della legalità e di sentinelle della correttezza professionale dei nostri iscritti, l’Ordine dei Commercialisti che rappresento intende tutelare i cittadini, i clienti dei professionisti, il nostro territorio e la nostra categoria professionale nel contrasto alla criminalità organizzata.

    Alberto Mion
    Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Verona

    • Redazione2

      28/12/2019 at 10:47

      Un inciso contenuto nel comunicato stampa dell’on. Francesca Businarolo, pubblicato integralmente nei commenti all’inchiesta, senza modifiche da parte della redazione di Verona In, non rispecchia totalmente il pensiero della deputata 5Stelle. Come da noi verificato, si tratta di un errore di interpretazione-battitura da parte di chi ha steso lo scritto poi inviato ai giornali. La frase iniziale, ora corretta, era: Personalmente ritengo prioritaria la revisione dei codici deontologici, in particolare per i professionisti, come i commercialisti, che sono sempre più cerniera tra il mondo delle imprese e quello criminale. Nella frase corretta è stato tolto il riferimento ai commercialisti. g.m.

      • Redazione2

        28/12/2019 at 12:49

        Ai professionisti lancio una richiesta d’aiuto.
        Ringrazio molto per l’attenzione il presidente dell’ordine dei commercialisti di Verona, Alberto Mion; tuttavia devo precisare che, nelle mie parole, non c’era alcuna intenzione di generalizzare. Sappiamo che la situazione è molto preoccupante e dobbiamo lavorare comunemente per stringere per meglio chiudere definitivamente qualsiasi maglia entro la quale si possa infiltrare la criminalità organizzata: proprio in quest’ottica, serve l’aiuto di ogni professionista, tra cui, in particolare, i commercialisti, visto il loro compito delicatissimo. Negli ultimi anni, l’ordine professionale si è dato delle regole stringenti ma, a mio avviso, come per quello di molti esperti di diritto penale, si può fare ancora di più. Per questo motivo, il mio invito, rivolto a quella stragrande maggioranza di professionisti coscienziosi, è quello di trovare assieme una strada per combattere tutte le mafie sul terreno più sensibile: quello dei soldi.

        Francesca Businarolo
        Deputata M5S e presidente della Commissione Giustizia di Montecitorio

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