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Interviste

Cibo, una vita sempre più complicata da veti e svastiche

INTERVISTA – Attaccato dalla destra per i suoi post, le sue dichiarazioni e i suoi murales, con cui copre le scritte nazifasciste, lo street artist risponde: «Il mio è un lavoro educativo»

Pier Paolo Spinazzè, in arte Cibo
Opera di Pier Paolo Spinazzè, in arte Cibo

INTERVISTASalamelle, pandori, pasta e fasoi: già in un paio di occasioni Verona-In ha scritto di Pier Paolo Spinazzè, in arte Cibo, lo street artist veronese che da anni copre, e quindi cancella, svastiche e croci celtiche con la sua arte murale. Dopo le polemiche sollevate da parte della stampa nazionale su alcuni suoi post facebook provocatori e violenti, Cibo risponde alle nostre domande.

Dici che non fai politica bensì arte, ma la Lega veronese ti contesta, e scrive: «è stato lui il primo a farne un caso politico attaccando quotidianamente la Lega e Matteo Salvini». Tu cosa rispondi?

Spinazzè. «La mia mission è quella di contrastare l’odio e il nazifascismo. Se queste persone ritengono che il fascismo sia politica, allora abbiamo un grosso problema. È inutile che inventino scuse per colpire Cibo. Se a loro dà fastidio che io cancelli le svastiche, basta che lo dicano! La Lega vuole colpire chi combatte il fascismo e questo spiega l’alleanza e la connivenza della Lega con certe forze, che per Verona è una cosa tipica. Non potendo colpirmi con altri argomenti delle cultura, tirano fuori miei vecchi post. Le chiacchiere stanno a zero».

Nella mozione presentata in Consiglio comunale a Verona lo scorso 5 dicembre, dalla capogruppo della Lega veronese Anna Grassi e dal consigliere Andrea Velardi, si legge che tu veicoli messaggi di odio e di violenza attraverso i tuoi canali social: che cosa rispondi?

Spinazzè. «La Lega? Veramente?! Da che pulpito?!».

– Dici che non fai politica ma che cos’è l’antifascismo se non politica?

Spinazzè. «Fascismo e nazismo non sono politica, sono reato. Questa è roba base, c’è scritto nella Costituzione, sono disagiati sociali, non hanno capito. Non serve una laurea per capirlo. La mia è una forma di educazione, ma non nei confronti degli estremisti. Riesci a prendere gli indecisi, ad agire su quella fascia di mezzo che li vede come “fighi”. Funziona per parlare e rieducare gli altri in strada e la gente ride, non li vede più “fighi” bensì ridicoli.

È questo che infastidisce i fascisti. I fascisti ci credono veramente, se fosse per loro verrebbero a prendermi a casa… Sono persone che passano alle mani. Se fossero dei figuranti, i fasci non sarebbero un problema. Il problema è che sono violenti. Il punto vero è questo! Io sto a casa, io non posso uscire, non sono dei bei momenti, non posso e non voglio andare allo stadio, in certi quartieri, dove hanno i loro negozi e avvocati, sono straorganizzati. Sono radicati nella società».

– Verona è più pericolosa adesso che all’epoca del pestaggio a morte di Nicola Tommasoli?

Spinazzè. «Sì, adesso è più pericolosa: se vai a vedere i dati, Verona risulta essere un laboratorio per l’estrema destra. Certo è che se tutta l’Italia fosse come Verona, sarebbe un problema nazionale. Ecco il senso del mio lavoro. Ma anch’io ho paura. Quel tipo che imbratta e cancella i miei lavori abita proprio lì… so chi è ma sai, viene dato un ordine dall’alto e quelle persone lo eseguono. In una notte 2 anni fa ho perso 30 lavori: è chiaro che non agiscono per iniziativa individuale…».

Cibo, dettaglio murales Apo Scaligera, Santa Maria di Zevio

Cibo, dettaglio murales Apo Scaligera, Santa Maria di Zevio

– Dici una cosa molto forte, cioè che c’è una struttura…

Spinazzè. «Beh, non si cancellano 30 murales in una notte senza un minimo di organizzazione. D’altra parte, finché ci sono gruppi come Fortezza Europa, un gruppo che non dovrebbe esistere e invece siede in Consiglio comunale! Finché ci sono consiglieri che mi denunciano, che fanno delle mozioni per infangarmi, che vanno in cerca di vecchi post per cercare di screditarmi nella speranza di danneggiare il progetto “Cibo”. Quando arrivano messaggi così dai politici è più che normale che i militanti in strada si sentono legittimati ad agire».

– Le istituzioni fanno qualcosa?

Spinazzè. «Quei gruppetti si mettono d’accordo su Telegram, mi inviano screenshot dei gruppi privati, ma è compito della Digos appurarlo, io avviso sempre i Carabinieri e faccio le denunce ma è chiaro che non sono tenuti a riferire a noi civili come stanno andando le indagini. Non mi aspetto che difendano i miei murales ma che facciano rispettare le leggi di una Stato in cui abbiamo deciso di vivere».

– La Lega veronese sostiene che infanghi il buon nome della città, dipingendola come razzista e intollerante: che cosa rispondi?

Spinazzè. «Non servo io a mettere sotto i riflettori Verona per una certa propensione a determinati schieramenti ideologici. Ci sono esempi su tante testate nazionali (recentemente per il caso Balotelli). La differenza è che non potendo prendersela con gli organi informativi nazionali concentrano la loro attenzione sul locale. Sicuramente risulto un personaggio scomodo, in quanto contrasto con il colore il “lato nero” di Verona, che così appare sotto gli occhi di tutti.

Forse la Lega prima di scavare nel passato altrui, per cercare di screditare una persona che da anni lavora pro bono nel sociale, dovrebbe condannare chi davvero infanga la città: per esempio con il presunto braccio teso in Consiglio comunale (è accaduto poco tempo fa) e i presunti comportamenti razzisti di una tifoseria fuori controllo da anni. Diciamo che la mia bella Verona per certi versi si infanga benissimo da sola».

– In un tuo post su Facebook, riportato dalla stampa sia nazionale sia locale, scrivi di Tiziana Cantone: “Se non sei capace di reagire e ti deprimi, devo forse farmi carico io della tua inadeguatezza alla vita?”, rivolgendoti idealmente alla Cantone ma direttamente ai giornalisti: che cosa volevi dire?

Spinazzè. «Non è rivolto alla Cantone, è un’informazione tendenziosa. Non sono responsabile di quello che la gente capisce. Sono argomenti sterili che non possono andare a oscurare tutto il lavoro fatto, e comunque ho chiesto scusa».

Cibo, dettaglio murales Apo Scaligera, Santa Maria di Zevio

Cibo, dettaglio murales Apo Scaligera, Santa Maria di Zevio

– Il giornale sovranista ilprimatonazionale.it ha parlato anche di tuoi vecchi post su Sergio Ramelli in cui avresti oltraggiato la memoria del simpatizzante del MSI (Movimento Sociale Italiano) assassinato. Qual è la differenza tra la morte di Tommasoli e la morte di Sergio Ramelli?

Spinazzè. «Non commento una rivista come quella. Credo che il giornalismo di valore debba saper riconoscere la validità delle notizie e negare la visibilità a certi cattivi elementi».

– La tua arte entra nelle scuole, perché?

Spinazzè. «Lo scorso 7 dicembre due classi del liceo artistico mi aspettavano per il consueto incontro annuale con Cibo ma c’è stato il veto di Velardi (Andrea Velardi, della Lega, è presidente della Commissione Politiche Giovanili nel Comune di Verona, ndr) e la mia visita è stata revocata. Quei ragazzi ci sono rimasti male: dove sta il senso civico di chi ha posto il veto? Nelle scuole ci sono sempre entrato e ci entrerò sempre e ci entro – gratis – con un grande bagaglio di eventi e cose fatte.

Lo faccio per rieducare: per un ragazzino quei gruppetti filofascisti sono affascinanti perché sono solidali, fanno gruppo. Sono cresciuto in un piccolo paese, se tu non facevi calcio e catechismo eri escluso. Io so chi sono quelli che rovinano i miei murales con svastiche e insulti a mia madre: ho suonato il campanello di casa loro e ho trovato genitori e ragazzi mortificati.

I genitori hanno convinto i ragazzi a venire a cancellare le svastiche e gli insulti, 2 su 4 si sono allontanati dal gruppetto che aveva rovinato il mio lavoro. Si sono allontanati da quella compagnia negativa, un successo dunque. Alcuni hanno problemi in famiglia ma comunque vanno rieducati. Se tu vai a vedere i loro profili sui social, ci sono battute filofasciste, inneggianti a Hitler, sono ragazzi maggiorenni della provincia che dimostrano il loro disagio. Però c’è margine per lavorarci su».

Cibo, murale in Via Mirandola, Santa Maria di Zevio

Cibo, murale in Via Mirandola, Santa Maria di Zevio

– Il consigliere regionale Andrea Bassi (presidente del Gruppo Consiliare Centro Destra Veneto) dice che tu non saresti un buon esempio per i giovani perché veicoli messaggi d’odio. Come rispondi?

Spinazzè. «Parlano i risultati, non le polemiche di chi ha esaurito gli argomenti. Lavoro bene da anni combattendo il nazifascismo ogni giorno e la gente lo sa. Forse a queste persone fa paura una fetta di formaggio o un cupcake o una sardina… O l’ironia».

– Ti sei avvicinato alle Sardine, perché?

Spinazzè. «Le sardine sono un movimento che sposa la mia mission, sono giovani, antifascisti e pacifisti. Ho chiesto se avevano bisogno dello striscione e quindi gliel’ho fatto. Non l’ho nemmeno firmato perché è solidarietà da cittadino a cittadino. Io sono sempre stato l’artista di paese, a disposizione, quando c’è bisogno di qualcuno che disegni bene».

Annalisa Mancini

Written By

Annalisa Mancini è nata il 25 dicembre 1979, frequenta l’istituto tecnico per corrispondenti in lingue estere. Dal lago di Garda, dove vive fino al 1998, si trasferisce prima a Trieste per gli studi in Scienze Politiche e poi a Berlino. Completa il suo sguardo sul mondo viaggiando, leggendo e scrivendo, è interessata soprattutto al giornalismo d’inchiesta, alla politica nazionale e internazionale e alle questioni ambientali. Tornata a Verona, fonda una sezione di Legambiente e lavora anche come editor e correttrice di bozze. Ha collaborato con Il Piccolo di Trieste, ilveronese.it, ilgardesano.it, Il Corriere del Garda, Radio Garda FM, RuotaLibera di FIAB, corriereditalia.de. mancini.press@gmail.com

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