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Prendere il toro per la coda non serve, ognuno faccia la sua parte

La storia e l’esperienza sindacale insegnano che per affrontare i problemi odierni del lavoro e del welfare, occorre evitare illusorie scorciatoie procedurali in favore di una strada comune.

La storia e l’esperienza sindacale insegnano che per affrontare i problemi odierni del lavoro e del welfare, occorre evitare illusorie scorciatoie procedurali in favore di una strada comune.

Sulla fase due del governo, che il presidente Giuseppe Conte vuole aprire dopo l’approvazione della manovra finanziaria, è arrivata la proposta del segretario Cgil Maurizio Landini di costruire un patto per l’Italia con la partecipazione di governo, imprese e sindacato per evitare che il Paese retroceda verso la deindustrializzazione e la disoccupazione di massa.

Una proposta in netta controtendenza rispetto alla incertezza e instabilità della attuale politica governativa, che ha trovato immediata accoglienza dello stesso Conte, da Nicola Zingaretti e dal ministro Roberto Speranza. Ma se dagli auspici passiamo a una valutazione più approfondita, tenendo anche presente che Landini si propone gli obiettivi di cancellare il Job Act e di varare una Carta universale dei diritti del lavoro, è facile concludere che se accettata, la proposta del segretario Cgil darebbe luogo a un acceso dibattito ideologico che si bloccherebbe prima ancora di incominciare.

Innanzitutto, perché sarebbe un confronto tra interlocutori divisi al proprio interno, e in conflitto fra loro: un classico caso nel quale, per risolvere problemi complessi, non si trova di meglio che prendere il toro per la coda. La storia e l’esperienza sindacale insegnano che per affrontare i problemi odierni del lavoro e del welfare, in un contesto di ridefinizione del modello di sviluppo, occorre evitare illusorie scorciatoie procedurali, facilmente destinate all’insuccesso, per seguire la strada maestra nella quale ognuno deve fare fino in fondo la sua parte.

Per essere credibile il sindacato dovrebbe costruire un documento unitario CgilCislUil, per nulla scontato dati i rapporti attuali tra le tre confederazioni, contenente precise indicazioni e richieste, e su questo aprire un confronto con Confindustria per giungere a una intesa il cui ambito potrebbe essere quello del “Piano della fabbrica” firmato da entrambi nel marzo 2018, aggiornato ai problemi dell’industria e del lavoro di oggi.

Su questa base unitaria ha senso aprire un confronto con il governo per definire un patto che l’esecutivo si impegni a realizzare e i cui risultati potrebbero costituire anche il riferimento per aggiornare, in direzione di nuovi diritti del lavoro, lo Statuto dei lavoratori del 1970. Si tratta di un percorso impegnativo e in salita ma avrebbe il merito di ridare valore e centralità dell’azione sindacale per il futuro del Paese.

Luigi Viviani

 

Luigi Viviani
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Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

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