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Inchieste

Comune inflessibile, nei locali e per strada musica off limits

INCHIESTA – Il caso Veronetta e i regolamenti comunali che rendono difficile suonare negli ambienti. La città punta tutto sul suo grande contenitore, l’Arena, e non risponde alla domande dei giovani. Gli artisti che snobbano Verona e il pianista “fuoriposto” che prova nostalgia per il sindaco Flavio Tosi: «Firmava personalmente i miei permessi»

INCHIESTA Verona si classifica al 66° posto per le proposte musicali, come riportato dalla lista tematica de Il sole 24 ore. Se si esclude il grande contenitore dell’Arena, non sono molti infatti i concerti o le iniziative musicali proposti in altre zone della città, se non per eccezione di pochi locali che da tempo propongono delle alternative costanti.

Good morning mama

Good morning mama

A Veronetta, nonostante l’atmosfera underground del quartiere e i quasi 25.000 studenti iscritti all’Università, la musica di strada è inesistente e quella live scarseggia. «Non c’è un vero e proprio programma settimanale di musica che le persone possono prendere a riferimento per organizzarsi nel fine settimana» spiega uno dei componenti di Good Morning Mama, gruppo soul-funk veronese, che però non si è mai esibito dal vivo a Veronetta, se non nelle discoteche.

«Gli eventi musicali ogni tanto ci sono ma non quanti dovrebbero, e questo non permette agli artisti una certa rotazione, di farsi conoscere». Gli ostacoli sembrano essere i permessi e i regolamenti comunali, che disincentivano un’organizzazione costante delle iniziative musicali. «In altre città italiane la situazione è  diversa, come a Bologna, a Padova ma anche a Vicenza, dove gli artisti suonano liberamente – continua il musicista –. Qui a Verona, invece, a parte i tentativi di alcuni locali, mancano gli incentivi, con un’Amministrazione che non incoraggia questo genere di spettacoli ma si concentra sui soliti grandi eventi».

Quello che sembra mancare è un’educazione musicale, che porterebbe a considerare la musica, e i vari generi, non come un disturbo ma come contributo culturale. Significativo è il fatto che per ospitare manifestazioni musicali temporanee in luoghi aperti al pubblico, gli esercenti debbano rivolgersi alla Direzione Ambiente del Comune di Verona.

I pubblici esercizi che intendono organizzare attività musicali, diverse dal sottofondo, devono infatti attenersi a quanto indicato nel Regolamento Comunale n. 52 del 2009 che disciplina le attività rumorose. Una disciplina che fa riferimento al DPR 2011 n.227 che semplifica all’articolo 4 la documentazione richiesta dalla “Legge quadro sull’inquinamento acustico” n. 447 del 1995.

Secondo questo decreto, le attività considerate a bassa rumorosità sono escluse dall’obbligo di presentare la documentazione prevista dall’art. 8 della Legge Quadro, cioè la previsione di impatto acustico, e possono fare ricorso alla Dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, ovvero all’autocertificazione.

Gli esercizi  che promuovono musica con impianti di diffusione o strumenti musicali rientrano in questa categoria solo se non superano i limiti acustici assoluti e differenziali previsti dal Decreto 14/11/97.

I valori differenziali, cioè la differenza tra il livello di rumore ambientale e quello residuo, sono di 5 dB per il periodo diurno e 3 dB per quello notturno; quelli assoluti, che dipendono dal rumore immesso nell’ambiente esterno dall’insieme di tutte le sorgenti, sono diversi a seconda della zona. Veronetta, che rientra nella IV classificazione della zonizzazione acustica perché area di intensa attività umana, ha come limiti i 65 dB durante il giorno e i 55 db dalle 22 alle 6 della mattina.

Jemma Freeman

Jemma Freeman

Quindi per tutti quei locali che intendono proporre musica dal vivo, con l’utilizzo di amplificatori e con un volume superiore a quello indicato, diventa obbligatoria la presentazione di documentazione apposita per ottenere il nulla osta comunale. Tale procedura prevede: 1. l’invio del modulo per la richiesta di nulla osta; 2. carta d’identità di chi firma; 3. marca da bollo di 16 euro; 4. infine, fondamentale, la DPIA, ovvero la  documentazione previsionale d’impatto acustico, redatta da un tecnico, come richiesto dall’ARPAV (Agenzia Regionale per la Protezione Ambiente del Veneto) che, come riportato dal piano tariffario degli Euro Acustici, ha un costo minimo di 600 euro.

A obbligare i comuni a richiedere questi studi previsionali per le attività rumorose che superano i db consentiti, o l’autocertificazione, è la legge quadro sull’inquinamento acustico n. 447/95, mentre i controlli sono effettuati dall’ARPA, su richiesta comunale dopo la raccolta degli esposti cittadini, con possibili sanzioni dai 1.000 ai 10.000 euro.

«Sono regole complesse e costose da seguire, che ostacolano la musica dal vivo nel nostro quartiere. A volte non si capisce bene quale sia la procedura da seguire. Per ottenere il permesso è necessario chiamare un fonico per fargli fare tutti i test: 1. rilevazione dei decibel anche nelle case a fianco; 2. test degli strumenti; 3. impostare una certa sonorizzazione se i valori superano quelli consentiti; 4. fare di nuovo il test – spiega Lorenzo, barista che lavora al Cañara, locale in Veronetta – e l’insonorizzazione totale ha un costo molto elevato. Se si rientra nei volumi consentiti dovrebbe bastare la dichiarazione al Comune ma per saperlo è necessario fare dei controlli».

L’espressione musicale infatti, quando compresa nell’esercizio di una nuova attività, come ad esempio in un locale (pub, osteria, birreria ecc.), può essere considerata definitiva solo previo collaudo acustico a carico del titolare, che nel frattempo può avvalersi del nulla osta provvisorio rilasciato dalla Direzione Ambiente del Comune.

Per capire quale delle due procedure deve essere seguita, e quindi se i valori sono rispettati o superati, è comunque necessario per i locali fare una rilevazione o previsione, che ha un costo. Inoltre, come da regolamento, se il locale confina, o è parte di un immobile abitativo, gli impianti non possono essere fissi e devono essere isolati nonché dotati di sistemi di sospensione. Questo è uno degli aspetti che sembrano disincentivare la proposta musicale indipendente.

Non sono poche le lamentele di chi apprezza la musica dal vivo o chi vorrebbe il proprio quartiere più dinamico, non poche neppure quelle dei residenti che abitano vicino ai locali, che lamentano il volume troppo alto o l’orario off limits, senza contare quelle dei pub e bar che una volta ricevuta la multa per prolungamento della musica oltre l’orario consentito, smettono di organizzare eventi o sono demotivati a farlo.

«L’ostacolo più grande rimane il vicinato – spiega Alessandro, uno dei due gestori dell’Osteria ai  Preti, vicino Piazza Isolo – le pratiche da fare ci sono sì, ma una volta iniziate si riceve il nulla osta dal Comune. Il problema sono le lamentele e le multe che ne derivano perché la Polizia municipale è chiamata a controllare.

Gli esposti del vicinato, 23 nel 2019 come indicatoci dal Comune, sono per i gestori e organizzatori di questi eventi un disincentivo a ospitare nelle loro attività musica dal vivo. Il punto però è che le persone a Verona non sono abituate ad avere musica sotto casa, ed è questo – continua Alessandro – che le rende intolleranti anche quando le iniziative rientrano nei canoni e negli orari».

Diversa è la procedura per manifestazioni temporanee con un impianto di potenza uguale e superiore ai 7.000 watt in luoghi pubblici o aperti al pubblico, come concerti e festival. Come stabilito dal vigente Regolamento, per le imprese che vogliono organizzare eventi, con impianti di potenza uguale e superiore ai 7.000 watt, è obbligatoria l’autorizzazione comunale, che viene rilasciata in deroga ai limiti acustici.

Chi organizza deve fare richiesta allegando planimetria con individuazione dell’area della manifestazione e dislocazione delle casse, DPIA, documentazione del responsabile dell’impianto di diffusione musicale e monitoraggio acustico, documento d’identità del responsabile e del tecnico che ha effettuato le verifiche e la ricevuta del versamento di due marche da bollo (32 euro).

Procedura questa che deve essere effettuata almeno 45 giorni prima se l’evento si conclude alle 2, o 20 giorni prima, se la musica cessa a mezzanotte (pena sovrapprezzo) e che risulta essere l’ostacolo principale a questo tipo particolare di iniziative.

Infatti, oltre all’accordo con il gruppo e il pagamento alla SIAE, l’ambiente della manifestazione deve essere insonorizzato. Inoltre, per le manifestazioni oltre la mezzanotte con un impianto di potenza superiore ai 7.000 Watt è necessario presentare, per la richiesta di autorizzazione, la documentazione di monitoraggio acustico effettuata da un tecnico competente.

Una prestazione esterna che ha un costo minimo di 600 euro, che va ad aggiungersi a quelli previsti per regolamento: 80 euro per musica fino a mezzanotte, 200 se fino alle 2.

Veronetta

Veronetta

Il Comune di Verona conferma le due procedure alternative per la musica dal vivo nei pubblici esercizi: il nulla osta della Direzione Ambiente o l’autocertificazione del rispetto dei limiti di legge. Ma non risponde alla domanda di una possibile modifica del regolamento che possa in qualche modo favorire l’identità musicale della città, limitandosi a rammentare la Legge 447/1995 adottata per la tutela dell’inquinamento acustico. Legge che implica, all’articolo 6, l’adattamento di tale disciplina statale in un regolamento comunale, quindi diverso  di città in città, in disposizione anche di deroghe comunali. Di competenza del Comune sono anche le autorizzazioni e i controlli.

Nonostante le apparenti limitazioni e complessità, il Comune di Verona riporta 162 autocertificazioni, finalizzate alla realizzazione di attività musicale diversa da quella di sottofondo, ma solo 16 nulla osta su tutto il territorio comunale. Il che significa che solo 16 locali hanno la possibilità, in città, di organizzare concerti con un certo volume. Inoltre, il Comune riporta nell’anno in corso 38 sanzioni ai pubblici esercizi per inquinamento acustico, senza però specificare gli importi. Le multe per tale violazione partono comunque da 1.000 euro, cifra non indifferente per le piccole medie imprese, come confermano gli esercenti.

La situazione, seppur semplificata nella procedura, non sembra essere diversa per i musicisti di strada. L’attività degli artisti di strada a Verona è regolata  dalla deliberazione consiliare n. 123 per L’occupazione di spazi e aree pubbliche del 1998. Questo regolamento prevede l’invio di una domanda, dopo la prenotazione online dell’appuntamento, il mese precedente quello dell’occupazione del suolo pubblico.

Nella domanda, che deve comprendere una marca da bollo da 16 euro e un documento di identità, l’artista può richiedere massimo 10 giorni di esibizione al mese, anche non consecutivi, con la possibilità di suonare dalle 11 alle 12 e dalle 17 alle 20 in estate, e dalle 11 alle 12 e dalle 16 alle 19 in inverno, per un massimo di quattro ore durante la giornata.

Non sono previste, nella città di Verona, più di 4 concessioni al giorno. Il regolamento non contempla l’uso di amplificatori, l’accompagnamento con voce e l’esibizione di gruppi musicali: solo un suonatore, che prima di presentare la domanda deve anche verificare che il suo strumento rientri nella lista di quelli ammessi sul suolo comunale.

Paolo Zanarella

Paolo Zanarella

Un tentativo di conciliare arte e vita cittadina che non sembra aver trovato un equilibrio, come dimostrano le strade vuote e silenziose, né un incentivo per gli artisti ad arrivare o tornare a Verona. Tra questi Paolo Zanarella, il pianista “fuoriposto” che ha iniziato a suonare a Verona nel 2012, precisamente in Piazza Bra, per poi spostarsi in Piazza Erbe e sul Ponte Pietra.

Zanella ci racconta la sua esperienza veronese, iniziata con un concerto improvvisato: un’esibizione senza permesso che gli è costata il primo allontanamento da parte della Polizia municipale, per essere poi richiamato a suonare in città.

«Fino a due anni fa non ho più avuto problemi, e anzi, mi era anche stato gentilmente concesso di poter suonare sul Ponte Pietra dopo le lamentele dei commercianti ricevute in Piazza Erbe, con l’ex sindaco Flavio Tosi che firmava personalmente i miei permessi. Con la nuova Amministrazione, però, le mie tre richieste sono sempre state respinte».

L’Amministrazione Sboarina non ha concesso l’approvazione in ragione del regolamento vigente, che prevede la tastiera ma non il pianoforte tra gli strumenti ammessi sul suolo comunale. «È vero che io sono un “fuorilegge” per natura – ammette il pianista – ma questo lo trovo assurdo. E quindi ho deciso di suonare comunque». Numerose le testimonianze delle sue esibizioni sui social, come articoli e servizi sui media, tanto che sembrava ci fosse stato un aggiornamento della deliberazione consiliare, che però non è mai avvenuta.

«Per un anno ho suonato indisturbato. Poi però il mese scorso due vigili mi hanno chiesto il permesso, che non avevo. Da quel giorno non sono più tornato a suonare a Verona. Ci sono altre città, c’è il mondo» spiega. Città come Milano, che a partire dalla delibera 36/2012 ha deciso di incentivare queste esibizioni, per il loro impatto qualitativo sul turismo soprattutto internazionale e la qualità artistica, gestendo gratuitamente con uno sportello online le prenotazioni degli artisti. «Se i cittadini vogliono la musica la musica si fa» conclude il pianista “fuoriposto”.

Resta quindi da capire se la mancanza di richieste ed eventi alternativi sia dovuta al disinteresse generale per la musica dal vivo da parte dei veronesi, o se invece siano le procedure da seguire, le lamentele, le multe e le autorizzazioni negate le ragioni di questa amusia del live.

Cristiana Ceccarelli

Cristiana Ceccarelli è toscana, nata in provincia di Pisa nel 1995. Attualmente è residente a Verona ma il dialetto è per lei ancora un po' ostico. Ha vissuto a Londra e adesso studia Editoria e Giornalismo all'Università di Verona. cristianaceccarelli311@gmail.com

12 Comments

12 Comments

  1. Paolo Ricci

    10/12/2019 at 13:08

    Forse se accanto al punto di vista dei musicisti, l’inchiesta avesse considerato anche quella dei residenti, si sarebbe raggiunto quell’equilibrio che è mancato. Il difetto maggiore della nostra città è quello di occuparsi del “particulare”, ignorando totalmente il concetto di interesse “generale”. Per questo ci ritroviamo in una città dove le iniziative, gli eventi, financo i veicoli, si aggiungono sempre senza considerare il risultato finale che producono in termini di vivibilità, ma anche di estetica cittadina che include tutte le percezioni sensibili, musica compresa. Questo fa sì che una medesima cosa possa essere buona o cattiva a seconda che si consideri o meno il contesto. Ma proprio questo richiederebbe il buon governo della città.
    Gli artisti di strada inevitabilmente risentono di questa deficienza, talché musica e rumore finiscono per essere omologati da chi, come i residenti, diventano bersaglio di ogni sovrastimolazione ambientale che rende invivibile una città. Non è quindi certo la deregulation la soluzione, ma, al contrario, una pianificazione complessiva della citta fatta di tante ma buone regole. L’alternativa è il conflitto permanente tra l’interesse dei singoli e quindi il caos che ormai ci abita.

  2. acustico

    05/12/2019 at 14:59

    Buon articolo, bravi. Dico la mia. Lavoro nel campo dell’acustica e ho fatto parecchie pratiche riguardanti rumore e musica dal vivo nel Comune di Verona. Confermo che l’onere per i gestori che vogliono fare musica e mettersi in regola è alto. Tra l’altro va a gravare su gestioni che non navigano nell’oro; chiunque conosca la realtà sa bene che sono spesso iniziative dettate dalla passione e non dal ritorno economico. Confermo inoltre che la sopportazione della cittadinanza in tema di rumore è sempre meno, e a mio parere ingiustificata in molti casi per chi abita in un ambito urbano. Auspico come jack soluzioni di compromesso, senza estremismi da un lato e dall’altro, maggiore flessibilità per eventi occasionali. A mio parere la burocratizzazione e i costi per chi vuole fare musica attualmente sono troppo alti (aggiungo che per questi motivi non faccio più lavori di questo tipo a Verona, troppe complicazioni inutili che fatico a spiegare a chi deve pagarmi la parcella).

  3. Franco

    05/12/2019 at 14:53

    Per jack, il punto è che il locale in questione ha aperto 10 anni DOPO il mio Insediamento in questa casa……

  4. Jack

    04/12/2019 at 19:39

    La soglia di sopportazione del veronese medio è minima. Se non ci fosse un problema di intolleranza e di “lamentismo” endemico, non si spiega perché tali risoluzioni uccidi-divertimento non siano prese anche nelle altre città.
    Un locale dovrebbe essere libero di proporre musica live, un giorno a settimana, non oltre la mezzanotte. Questo è il buonsenso per evitare la desertificazione culturale e l’alcol come unico disperato svago: “mi alcolizzo, immobile in piazza, tanto non c’è niente di meglio a Verona” . Lo sento dire da 20 anni.

    • Redazione2

      04/12/2019 at 20:07

      Soluzione equilibrata. Bravo!

  5. Daniel Giardina

    03/12/2019 at 16:02

    Ciao, potresti cortesemente passarmi il riferimento della classifica del sole24ore? grazie mille

    • Redazione2

      03/12/2019 at 16:29

      Abbiamo messo ora il link nell’incipit dell’articolo. Ciao. g.m.

  6. Franco

    03/12/2019 at 13:57

    Prima Andate ad abitare vicino a uno di questiocali “fracassoni” in modo da gioire di musica, nella maggior parte dei casi *spazzatura*, fino alle 2 del mattino e poi potete dire la vostra!

    • Erica

      03/12/2019 at 18:56

      Bravo, se tali locali fossero sotto casa loro, non approverebbero tanto. Volete fare musica? Insonorizzate il locale problema risolto

      • giesse

        04/12/2019 at 12:29

        Stesso problema nei comuni limitrofi. In base a quale diritto altrui noi residenti dovremmo sopportare di tutto sotto le nostre finestre? E’ forse un obbligo ascoltare la musica proposta da questi signori e rinunciare a trascorrere un serata tranquilla davanti alla TV o a leggersi un libro o, ancor peggio, rinunciare ad un meritato riposo dopo una giornata faticosa? E’ ora che si capisca che ciascuno di noi merita rispetto!

    • Jack

      04/12/2019 at 19:48

      Franco, l’anomalia veronese è proprio questa. Se so che in sottoriva c’è un osteria storica che timidamente cerca di creare qualcosa in centro che non sia riempirsi di spritz e bestemmiare. Se so questo e non ho l’intelligenza di tollerare la musica live anche se solo una volta a settimana e fino alle 23, perché dovrei scegliere di andare ad abitare proprio lì?

  7. Maurizio Danzi

    03/12/2019 at 11:53

    Forte con i deboli e debole con i forti.
    Palazzo Barbieri concepisce così i rapporti.
    I pavidi insegnano.

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