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Preoccupazioni e rischi sul Meccanismo Europeo di Stabilità

I fondi pubblici del MES sarebbero a disposizione dei Paesi che non ne hanno bisogno. Per quelli in difficoltà servono esattamente ad indurre ciò che dovrebbero evitare: il default.

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I fondi pubblici del MES sarebbero a disposizione dei Paesi che non ne hanno bisogno. Per quelli in difficoltà servono esattamente ad indurre ciò che dovrebbero evitare: il default.

Riforma del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), ma che cos’è? In effetti l’eurozona non naviga in buonissime acque ed un meccanismo che aiutasse la stabilità finanziaria e la crescita economica sarebbe necessario. Ma la riforma del MES è una opportunità o una sòla? La domanda sorge spontanea date le pesanti critiche da parte di personaggi che non possono essere definiti né di secondo piano né antieuropei, parliamo di  Giampaolo Galli, ex capo economista ed ex direttore generale di Confindustria ed ex deputato Pd (oggi docente alla Luiss), di Antonio Patuelli presidente dell’ABI (Associazione bancaria italiana) nonché di Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia.

Il MES con un fondo alimentato da tutti i Paesi dell’eurozona, in proporzione al loro PIL (Prodotto interno lordo) dovrebbe andare in soccorso di quegli stati che si trovano in difficoltà finanziaria, ovvero che faticano a finanziarsi sul mercato se non pagando interessi troppo alti. Si tratta quindi di un Fondo di solidarietà? Non proprio perché per avere accesso al Fondo occorre che chi lo richiede abbia già i conti in ordine (deficit sotto il 3% e debito al 60% del PIL) mentre diversamente il Paese richiedente dovrebbe prima sottoporsi ad una pesante cura di austerità se non anche ad una preventiva ristrutturazione del debito. In pratica come curare con un salasso a chi ha già perso molto sangue.

In sostanza i fondi pubblici del MES sarebbero a disposizione dei Paesi che non ne hanno bisogno, magari come la Germania per salvare qualche banca privata tedesca in crisi, mentre per quelli in difficoltà servono esattamente ad indurre proprio ciò che dovrebbero evitare: il default. E l’Italia con queste regole e con il suo debito, alto ma sostenibile, potrebbe venire trascinata in una perversa spirale verso il default.

Si capiscono allora le preoccupazioni del Governatore Ignazio Visco: «I piccoli ed incerti benefici di una ristrutturazione del debito devono essere bilanciati con il rischio enorme che il semplice annuncio di una sua ristrutturazione possa innescare una spirale perversa di aspettative di default, le quali potrebbero rilevarsi autoavveranti».

Appaiono tremendamente chiare anche le parole di Giampaolo Galli pronunciate in sede di audizione alla Camera dei Deputati, secondo il quale una ristrutturazione del debito, implicita nei nuovi meccanismi del fondo, «sarebbe un colpo di pistola a sangue freddo alla tempia dei risparmiatori, una sorta di bail-in applicato a milioni di risparmiatori».

E Antonio Patuelli (Abi):  «Se la riforma del MES dovesse passare così com’è, non compreremo più titoli di stato, e tenuto conto che il 70% del debito pubblico italiano è detenuto da investitori italiani, in gran parte istituti di credito, ne conseguirebbe un aumento inusitato dello spread, maggiori costi per le banche  e un disastro per l’intera economia italiana, peggio del 2011«. Parole preoccupanti, eccezionalmente esplicite e dure da parte di ambienti dove pareri e commenti sono di norma cauti e prudenti.

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Pare che già dal dicembre 2018 capi di Stato e di Governo dell’eurozona discutessero della riforma del MES, con la firma del relativo trattato  prevista a dicembre 2019, mentre solo da pochi mesi il Parlamento italiano ne è stato informato, in ritardo ed in modo frammentato. Perché questa “reticenza” verso il Parlamento da parte del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sia in versione giallo-verde che giallo-rosso?

Si tratta di un trattato internazionale e come tutti i trattati anche il MES dovrebbe essere discusso in Europa dal Governo su mandato del Parlamento, che alla fine lo deve ratificare. Funziona così la democrazia parlamentare, ma se Giuseppe Conte dovesse aver preso impegni per l’Italia senza il preventivo avvallo del Parlamento, sarebbe un problema.

Ed il problema è serio: sarebbe una mina per il Governo se il Parlamento italiano non ratificasse il MES, con figuraccia internazionale, ma soprattutto sarebbe un grave rischio per l’Italia se il MES venisse approvato così come appare proposto dall’Europa.

Claudio Toffalini

Written By

Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

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