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Fondo Ue Salva Stati, una mina politica sul futuro del governo

Tra i temi di conflitto interno alla maggioranza di governo, ha acquistato particolare rilevanza il ruolo di Giuseppe Conte nell’iter delle modifiche del Fondo Salva Stati.

Giuseppe Conte e Luigi Di Maio
Giuseppe Conte e Luigi Di Maio

Tra i temi di conflitto interno alla maggioranza di governo, ha acquistato particolare rilevanza il ruolo del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte nell’iter delle modifiche del Fondo Salva Stati, noto anche come MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), discusse dal 2017 ad oggi, che dovrebbero essere approvate dagli organismi Ue nel mese di dicembre.

Il dissenso è nato dalla interpretazione del M5S circa gli effetti delle modifiche introdotte che determinerebbero ulteriori condizioni negative in caso di ristrutturazione del debito pubblico degli Stati nei quali è fuori controllo. Non solo le modifiche, introdotte durante il governo gialloverde, sono state a suo tempo discusse senza alcun dissenso, ma il loro contenuto non ha gli effetti indicati, al punto che il ministro Roberto Gualtieri ha parlato di “dibattito senza senso”.

Per capire il significato di questo conflitto occorre riferirsi allo scontro politico interno al governo, in particolare tra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte. Il primo a sollevare problemi è stata la Lega che agitato presunti pericoli che sarebbero derivati al nostro Paese in caso di ristrutturazione del debito pubblico. Sulla medesima posizione, Di Maio ha attaccato il premier Conte perché avrebbe assunto impegni in sede europea non sufficientemente discussi nella maggioranza.

Un giudizio che si inserisce nello scontro Di Maio-Conte per la leadership del Movimento. L’allineamento con la Lega viene interpretato sempre più come strategia di Di Maio che intenderebbe, dopo il prossimo voto, tornare all’alleanza con Matteo Salvini nella convinzione che, anche con un forte ridimensionamento elettorale, il M5S rimarrebbe comunque l’ago della bilancia. Questa possibile prospettiva proietta sul governo giallorosso incertezza e precarietà che ne condizionano ulteriormente il cammino.

Il Pd viene a trovarsi in una trappola nella quale la responsabilità del governo ricade solo sulle sue spalle, mentre gli altri due interlocutori: Di Maio e Matteo Renzi, continuano a frapporre freni e ostacoli, pensando più ai loro specifici interessi che ai gravi problemi del Paese. Una situazione complessiva di estrema instabilità che pregiudica la durata del governo fino alla fine della legislatura, come si continua a sostenere.

In ogni caso, sul Pd graverà la maggiore responsabilità circa il raggiungimento di questo obiettivo nelle attuali condizioni, con il conseguente alto prezzo politico da pagare. Specie dopo la recente decisione, tramite Rousseau, del M5S di correre da solo alle prossime elezioni regionali.

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Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

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