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Spettacoli

Alessandro Anderloni porta in scena Dante per La Fraternità

FUCINA CULTURALE MACHIAVELLI. «Dante ci interroga, dopo 700 anni, sull’umanità di una condanna senza possibilità di redenzione, speranza, riscatto».

Alessandro Anderloni - dante
Alessandro Anderloni

FUCINA CULTURALE MACHIAVELLI. «Dante ci interroga, dopo 700 anni, sull’umanità di una condanna senza possibilità di redenzione, speranza, riscatto».

Un nuovo capitolo del progetto “Dante Settecento. Verona onora Dante” è in programma lunedì 18 novembre 2019 alle 21 alla Fucina Culturale Machiavelli (ex Teatro Mazziano in via Madonna del Terraglio, 10). Qui Alessandro Anderloni, regista e autore veronese, dice il XXXIII canto dell’Inferno,un richiamo all’attualità e alla condanna che rischia di essere senza possibilità di redenzione, speranza o riscatto per chi finisce in carcere. A organizzare la serata è La Fraternità, associazione no profit costituita a Verona per il sostegno morale ai detenuti e alle loro famiglie, per accompagnare i percorsi di recupero e riparazione, per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sul significato della pena e sui problemi del carcere.

Poscia, più che ‘l dolor, poté ‘l digiuno. La scelta del XXXIII canto dell’Inferno di Dante non è dunque casuale. Ricorda lo straziante racconto che il conte Ugolino, conficcato nel ghiaccio del Cocito a rodere per l’eternità il cranio dell’arcivescovo Ruggeri, fa della sua morte e di quella dei suoi figli nella Torre della Muta, a Pisa. Evento che il conte narra dalla prigionia senza fine dell’Inferno. Si tratta del più crudo, drammatico e sconvolgente monologo dantesco, che si conclude con l’atroce sospetto dell’antropofagia.

«La condanna inflitta al conte Ugolino è un “fine pena mai”, un ergastolo. O, per essere più precisi con un riferimento all’attualità: un ergastolo ostativo, senza possibilità di uscita fino alla morte», sottolinea Alessandro Anderloni che sarà voce narrante della serata. «Dante ci interroga, dopo 700 anni, sull’umanità di una condanna senza possibilità di redenzione, speranza, riscatto. Leggendo quelle pagine non possiamo restare indifferenti a un dibattito che La Fraternità ha pieno titolo di sollevare, forte di una conoscenza profonda del carcere e delle sue dinamiche. È forse tempo di togliere quel “mai”?».

Con questo monologo Anderloni, ideatore del progetto “Dante Settecento”, aggiunge ulteriori tappe al sui percorso di divulgazione frutto di vent’anni di studio e di messa in scena della Commedia, che conosce gran parte a memoria. Il monologo sarà un ripercorrere il poema, per poi addentrarsi nel canto XXXIII che dirà a memoria. Proprio in questi giorni il regista e autore veronese ha iniziato il secondo anno di conferenze dantesche nelle scuole: più di 1.500 sono stati gli studenti e le studentesse che ha incontrato lo scorso anno, altrettanti saranno quelli che si aggiungeranno fino ad aprile 2020.

A presentare La Fraternità e Anderloni sarà l’avvocato Guariente Guarienti, a sua volta profondo conoscitore del carcere e delle persone che lo abitano, nonché grande appassionato della Divina Commedia che è tra i libri a lui più cari.

Ingresso libero con offerta a favore delle attività de La Fraternità.

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