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Cultura

Castelvecchio, tra varietà vegetali e giochi prospettici

Il giardino di Castelvecchio è il biglietto da visita del museo e risulta la prima area che il visitatore incontra prima di accedere alla struttura.

Giardino Castelvecchio

Il giardino di Castelvecchio, biglietto da visita del museo, ha un valore fortemente legato alla sua posizione, costituendo il luogo di incontro dal quale si snodano i diversi percorsi e ingressi.

Il giardino di Castelvecchio è la prima area che il visitatore incontra per entrare al museo. Si accede da Corso Castelvecchio varcando il ponte levatoio e la soglia della torre oppure passando dall’angolo di sud-ovest del cortile, oltrepassando un’entrata secondaria con accesso da Ponte Castelvecchio.

Originariamente lo spazio dove ora si trova il giardino era stato pensato come una piazza d’armi ma tra il 1923 e 1926, Antonio Avena, l’allora direttore dei Musei Civici di Verona, lo converte in un giardino all’italiana. Al tempo era diviso in quattro quadranti, sviluppati attorno ad altrettante fontane, collegate da un vialetto che univa la torre d’entrata all’ingresso, collocato nella loggia centrale della facciata nord.

Licisco Magagnato diventa direttore dei Musei Civici di Verona nel 1956 e decide di affidare a Carlo Scarpa il rinnovamento del Museo di Castelvecchio e del giardino circostante. L’idea dell’architetto è quella di trasformare il giardino nel biglietto da visita del museo. In seguito ai lavori di scavo realizzati nel cortile, emergono i ruderi della chiesa di San Martino in Acquaro (VII sec.), presenti nella zona sud est e protetti ora da una ringhiera e circondati d’erba.

Il valore del giardino è inoltre legato alla sua posizione, costituendo il luogo di incontro dal quale si snodano i diversi percorsi e ingressi. Tramite il cortile è infatti possibile accedere al museo, alla biblioteca, agli uffici, alla sala Boggian per le mostre temporanee e al ponte di Castelvecchio. Scarpa crea un insieme omogeneo fondendo la varietà di elementi del giardino pur distaccandosi dalle logiche classiche della composizione vegetale. Il verde del prato, delle siepi e degli arbusti, i lastroni di pietra, il ghiaino, le fontane e gli specchi d’acqua creano un tutt’uno armonico e vitale. La giuria del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino ha deciso all’unanimità di dedicare la dodicesima edizione a Castelvecchio di Verona. «Pensando al giardino di Castelvecchio, è necessario innanzitutto tornare a una costante dell’invenzione di Scarpa, secondo la quale la poesia si raggiunge attraverso il rigore, attraverso la misura. Ricordo Scarpa come un acuto misuratore, come uno strumento vivo per misurare. Misurava lo spazio, misurava le cose, percorreva questo cortile a passi per stabile i gesti possibili futuri»

I requisiti ai quali Scarpa desidera rispondere sono principalmente tre: strutturare una zona per le macchine e la circolazione delle persone, determinare un’area verde per tutelare ed esaltare l’immagine estetica, definire il sistema di accessi al museo, agli uffici e alla biblioteca. Tutti gli ingressi vengono quindi condensati in un’unica zona così da rendere il giardino indipendente e ottenere un percorso museale unitario e funzionale. Il lato maggiore del rettangolo d’erba del prato è delimitato da due siepi parallele di Tasso (Taxus baccata), piantata nel 1999 per sostituire la siepe precedente. Risultano due pareti verdi tra le quali è piacevole immergersi. Queste, definiscono un asse longitudinale parallelo alla galleria e il loro taglio inclinato, per un osservatore distante, corregge visivamente l’inclinazione del cortile allineando la linea d’orizzonte alla facciata principale. Se invece ci si inoltra nel passaggio tra le due siepi si ha la percezione perfetta di questo gioco correttivo, rendendosi conto della lieve pendenza del piano.

Lungo il percorso d’accesso al museo si aprono due specchi d’acqua definiti con rigore geometrico, uno dal lato degli uffici, l’altro da quello del giardino. Il primo caratterizzato da una grande vasca con una fontana antica appoggiata a una quinta di calcestruzzo che occulta l’ingresso agli uffici. In questa zona Scarpa aveva pensato di piantare una portulaca, pianta bassa che ricorda la fluidità dell’acqua. Questa zona che costeggia il passaggio d’entrata al museo e copre quello agli uffici, è costellato da aiuole geometriche. Nella prima cresce una piccola abelia, delle rose fiancheggiano un lato dello specchio d’acqua fino alla fontana, accostate al muro adiacente agli uffici sorgono prima e dopo la porta d’ingresso due arbusti di poinciana gilliesii, con foglie bipennate e fiori dal colore giallo pallido. A sinistra della porta d’ingresso agli uffici si trova un vaso in calcestruzzo inserito nel muso contenente una varietà di portulaca e proseguendo sullo stesso verso si incontra un buxus sempervirens tagliato a siepe e due piante di melograno.

L’altro elemento d’acqua è caratterizzato da una fontana con bucraino con corno rivestito d’oro, proveniente dalla piazza del mercato di Thiene. In questo caso è stato inserito un piccolo elemento riconducibile ai giardini giapponesi: una pedana che misura il passo di una persona per poter arrivare a bere al getto dell’acqua.

Oltre il piccolo muro che termina in prossimità dei tre archi al centro dell’edificio e oltre la pedana (piastra), ci sono alcuni elementi tecnici necessari come la scalinata di discesa per le centrali termiche. Scarpa struttura così un altro elemento in calcestruzzo che gli permette di recuperare delle piante che erano già presenti, come gli oleandri, integrati con una siepe in rosmarino che oltre a disegnare l’angolo nasconde gli elementi tecnici.

Le modalità di potatura delle tipologie vegetali di fronte al sacello e al basso muro di calcestruzzo sono state scelte in modo da renderle un filtro trasparente che facesse percepire quello che si trova dietro, senza creare una massa chiusa davanti. Da sinistra a destra abbiamo: un Viburnum tinus, un Cotinus coggygria, una Spiracea bumalda, una Magnolia stellata, un Prunus laurocerasus, un Crataegus e un Hibiscus syriacus. L’architetto Arrigo Rudi, in un’intervista sul giardino di Castelvecchio, racconta che nei disegni si nota che Scarpa aveva annotato con molta pazienza le ipotesi sul verde perché voleva un giardino che «pur nella costanza del dominio della siepe, sentisse anche la variazione delle stagioni e che le altre piante testimoniassero questa mutazione, per cui le voleva potate in un certo modo, le voleva trasparenti in inverno, verdi in primavera, sempre all’interno della precisione rigorosa di un giardino pensato in funzione dell’architettura».

Ora il giardino del castello presenta degli elementi naturali non totalmente in linea con il progetto originario pur mantenendo coerenza globale con l’idea di Scarpa. Entrando dalla passerella di ponte Castelvecchio, alla sinistra della porta è presente una struttura cubica in calcestruzzo sollevata che funge da vaso per una pianta di pitosforo, subito dopo, sulla sinistra una siepe di Laurus nobilis, più comunemente alloro, accompagna il visitatore per l’ultimo tratto di passerella. Questa è una tipica pianta aromatica mediterranea che per la tradizione greco-romana simboleggia la sapienza e la gloria, tuttora utilizzata per intrecciare corone per gli studenti il giorno della laurea.

Attraversata la passerella sulla sinistra, il giardino si apre e sul lato parallelo al muro, vicino alla recinzione, cresce una florida siepe di abelia, un sempre verde che si riempie di fiori durante l’estate, seguita poco più avanti da una siepe di Pyracantha coccinea, detta anche agazzino, pianta molto decorativa dai frutti commestibili.

Dopo la Galleria delle Sculture, tra la porta del Morbio e la scala d’accesso alla Reggia si trova un giardino ombreggiato, con tre alberi sul fondo della specie Laurus Azorica, un pozzo e una siepe di alloro potato con forma semicircolare a lato della porta d’accesso alla scala per salire alle sale espositive. Questo frammento di giardino risulta molto semplice ed essenziale nei suoi pochi elementi.

Percorrendo i camminamenti tra i merli del castello, ci si imbatte in un piccolo e accogliente giardino esistente già dagli anni venti del Novecento. Questo si trova lato della Torre dell’orologio e risulta uno spazio verde e pensile. Gli elementi che lo costituiscono sono principalmente tre: un prato verde, un marciapiede perimetrale e una pianta di rosa della specie Madame Alfred Carrière, omaggio dell’ingegnere Maurizio Cossato.

Zeno Massignan

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Zeno Massignan è nato a Verona nel 1988, laureato in Lettere con un percorso in Storia dell’Arte, laureato in Gestione ed Economia dell’Arte. Ha lavorato nel settore marketing e comunicazione per alcune istituzioni museali. Pratica e insegna judo, appassionato di arte, apprezza la convivialità e la vita all’aria aperta. zeno.massignan@hotmail.it

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