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Ambiente

Preoccupa il risultato di Verona nel rapporto 2019 di Legambiente

Tommaso Ferrari, Traguardi: «Mentre i nostri vicini di casa si confermano esempi virtuosi in cui sostenibilità e vivibilità sono messe al servizio dei cittadini, Verona arranca e peggiora»

Vista Verona
Verona

«Mentre i nostri vicini di casa si confermano esempi virtuosi in cui sostenibilità e vivibilità sono messe al servizio dei cittadini, Verona arranca e peggiora». È quanto dichiara Tommaso Ferrari, consigliere comunale di Traguardi Movimento Civico, alla luce del rapporto di Legambiente Ecosistema Urbano 2019, il rapporto annuale che analizza le performance ambientali nei capoluoghi di provincia  italiani e che vede Verona 67ª dopo Treviso (7ª), Belluno (8ª), Venezia (16ª), Padova (36ª) e Vicenza (51ª).

Ciò che sembra preoccupare di più Traguardi, è il constatare come Verona si ritrovi sempre più in fondo alla classifica delle città italiane più virtuose, ritrovandosi di ben 22 posizioni più in basso rispetto al 2018. Beatrice Verzè, vicepresidente di Traguardi, sostiene che la situazione a Verona ha dell’incredibile, soprattutto perché «città vicine a noi e simili per condizioni climatiche, morfologiche e logistiche sono molto più avanti di Verona nelle pratiche di sostenibilità e resilienza». Giacomo Cona, segretario del movimento civico Traguardi, sottolinea il ruolo di fanalino di coda della città scaligera per quanto riguarda la gestione dei rifiuti e del trasporto pubblico.

«Unico punto positivo – conclude Cona – è la produzione di energia con solare, termico e fotovoltaico, ma abbiamo fortemente bisogno di un cambio di passo. Ricordiamoci che non si tratta di una semplice classifica, ma di cosa fanno le città per assicurare ai propri cittadini una qualità della vita migliore».

Le dichiarazioni di Lorenzo Albi raccolte lunedì 28 ottobre sembrano convergere con quanto dichiarato sopra da Traguardi. Ciò che mette tutti d’accordo sembra essere la convinzione che Verona ha bisogno di una svolta, senza ulteriori tentennamenti, se vuole risalire la china.

Anche il gruppo consiliare Pd Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani vedono i risultati di Ecosistema Urbano 2019 come una situazione di grande stallo causata dall’amministrazione Sboarina che non sarebbe all’altezza dei «temi caldi quali la chiusura del ciclo dei rifiuti, la riduzione del consumo di aree agricole, la riorganizzazione della mobilità cittadina».

Le politiche intraprese dall’amministrazione, insomma, desterebbero non poche preoccupazioni,  chiudendo di fatto ogni spiraglio ad un possibile cambiamento: «Le alleanze con le altre multiuility del nord, da un lato, e il tema del Pums, dall’altro – ribadisce il gruppo consiliare Pd – sono oggetto da anni di un inconcludente tira e molla. Con la variante 23 l’amministrazione ha poi seppellito ogni speranza di avere quartieri un po’ più verdi e fruibili. La rete ciclabile cittadina non solo non si allarga ma, con l’arrivo del filobus, è destinata a conoscere una sostanziale contrazione a causa degli errori di pianificazione».

Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune, non solo attacca l’attuale amministrazione ma fa risalire il nòcciolo della questione anche alle amministrazioni comunali passate: «Una dopo l’altra si sono dimostrate incapaci non solo di smaltire efficientemente i rifiuti esistenti (la nostra differenziata risulta ferma al 48%) ma non sanno mettere in campo nemmeno una politica di riduzione della produzione dei rifiuti procapite, che da noi resta di quasi 1,5 kg per abitante al giorno».

«Continuiamo a sprecare troppa acqua – conclude il consigliere comunale – mentre sotto il profilo della qualità dell’aria imperversano ozono e polveri sottili a seconda della stagione. I fatti parlano chiaro: abbiamo un piano per il risanamento della qualità dell’aria inapplicato da anni; un piano della mobilità sostenibile fermo e una Variante urbanistica, la numero 23, che ha già tradito tutte le promesse di riduzione del consumo di suolo».

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