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Politica

La nuova manovra fotografa la realtà di questo governo

La manovra di bilancio è arrivata al traguardo all’ultimo momento, segno della travagliata ricerca di una mediazione tra posizioni e forzature dei diversi interlocutori della maggioranza.

La manovra di bilancio, nelle sue linee essenziali, è arrivata al traguardo all’ultimo momento, segno della travagliata ricerca di una mediazione tra posizioni e forzature dei diversi interlocutori della maggioranza. La conseguenza di questo insieme di pressioni e spinte identitarie sarà che probabilmente la dimensione della manovra supererà i 30 miliardi. Lo scontro politico si è perciò spostato sulle coperture delle diverse scelte, ed in particolare per aumentare il taglio del cuneo fiscale. Il Pd individua in un ridimensionamento di Quota 100 la strada per raggiungere l’obiettivo e, mentre Italia Viva di Matteo Renzi provocatoriamente propone di eliminarla, il M5S la difende avendola votata nel precedente governo. In realtà Quota 100, alla luce dell’applicazione, si è dimostrata un provvedimento inadeguato per il costo eccessivo (8 miliardi l’anno) e per gli effetti negativi di ridimensionamento degli organici in comparti della Pubblica Amministrazione (insegnanti, medici) senza determinare analoghi aumenti di nuovi posti di lavoro.

In questo contesto di posizioni divaricate, l’attenzione si sposta sulla ricerca di coperture in altre direzioni compresa la riduzione di detrazioni su alcune imposte. Inoltre, sulla lotta all’evasione fiscale il M5S richiede di prevedere il carcere per gli evasori, una misura che corre il rischio di ridursi a fatto puramente simbolico, per le oggettive difficoltà di corretta applicazione nel nostro sistema giudiziario.  Nel complesso questo duro confronto identitario porta inevitabilmente a ridimensionare una visione e una razionalità complessiva della manovra, riducendola a una serie di misure, che possono avere una qualche giustificazione in sé, ma che non sempre riflettono le priorità del Paese. In fondo, questo è il problema politico di questo governo, nato in una situazione di emergenza, con alcuni interlocutori che antepongono le ragioni dell’affermazione e della difesa della propria identità agli interessi del Paese, e che quindi hanno difficolta a compiere, con il coraggio e la convinzione necessari, le scelte di cui l’Italia ha estremo bisogno.

Luigi Viviani

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Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

1 Comment

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  1. Marcello

    16/10/2019 at 16:41

    Vero. Ma il PD sta pagando in questo governo giallo-rosa l’assenza di un disegno strategico di sinistra, cui affidare le speranze della maggioranza dei giovani e dei ceti popolari e ci prova, con Zingaretti, a ricostruire quel disegno, con iniziative che sono però di corto respiro. L’apertura ai moderati di centro, per non scontentare gli elettori di Di Maio e Renzi, non credo che darà molti frutti, meglio puntare sugli indecisi per riportarli al voto nelle prossime elezioni.

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