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Inchieste

Benvenuti nella città lunapark, sempre più simile a tante altre (2)

INCHIESTA (parte 2) – Sulla cultura Verona vive di rendita ma in assenza di un progetto condiviso che metta in luce i suoi gioielli la città assomiglierà sempre più a un anonimo parco dei divertimenti

INCHIESTA (parte 2) – Secondo la recente classifica tematica de Il Sole 24ore, Verona risulta al primo posto per quanto riguarda la spesa pro capite per cinema e teatro, ma la città è all’11° posto per il numero di spettacoli teatrali proposti e addirittura al 63° per l’offerta cinematografica.

E questo nonostante una percezione generale – fra Estate Teatrale, Teatro nei Cortili, Grande Teatro, Divertiamoci a Teatro, le rassegne al Ristori e via dicendo – di avere abbondanza di proposte. Infine la città è al 66° posto per l’offerta musicale e addirittura al 90° per numero di librerie ogni mille abitanti.

Tralasciando lo scivolone legato al Teatro Camploy e alla concessione di quegli spazi destinati alle compagnie amatoriali ad Adriano Celentano per la messa in onda di Adrian, c’è però da dare merito a quest’Amministrazione di aver riportato a Verona un festival cinematografico che aveva segnato la storia della città, dal 1996 al 2010.

Si tratta di Schermi d’Amore, all’epoca affossato per mancanza di sponsor e dall’incapacità di valorizzarlo. Nel febbraio 2019, in concomitanza con Verona in Love, l’assessore alla Cultura Francesca Briani ha quindi riportato al Teatro Ristori dopo l’anteprima nell’agosto 2018 al Teatro Romano – grazie soprattutto al grande lavoro della Verona Film Commission con Paolo Romano in primis – la manifestazione, che è apparsa, in questa sua nuova prima edizione in formato rassegna, per alcuni aspetti ancora acerba. E la speranza di tutti è che si tratti di un vero nuovo inizio, anche se – secondo alcune indiscrezioni – al momento appare tutt’altro che certo che nel 2020 si svolga una nuova edizione.

L’ARENA E LA SUA GESTIONE. Quale città può vantare un teatro all’aperto come l’Arena? Anche per questo motivo sono transitati da Verona nei decenni passati gli artisti di musica leggera pop rock più in vista nel panorama mondiale. Dai Pink Floyd ai Coldplay, da Sting a Bob Dylan, da Bruce Springsteen ai R.E.M., dai Pearl Jam a Leonard Cohen, Eric Clapton e Paul McCartney. Anche durante l’estate 2019 sono stati diversi gli artisti importanti arrivati in riva all’Adige, non ultimo Mark Knopfler, ex leader dei Dire Straits, che ha incantato in una calda serata di fine luglio l’Arena, esaurita in ogni ordine di posto.

Ma se un tempo esibirsi in Arena era considerato un traguardo e la consacrazione di una carriera, oggi sta diventando una tappa quasi scontata, un trampolino di lancio o un modo per dare prestigio a una tourneé deludente giunta alla battute finali.

C’è infatti la consuetudine di concedere lo spazio areniano a qualsiasi artista lo richieda, purché paghi al Comune di Verona i 40mila euro di affitto a sera. E così fra le antiche pietre si vede sfilare un po’ di tutto: il cantante pop-melodico italiano, il gruppo giovane emergente, il duo comico di “zelighiana” memoria, il musical dalle tematiche più disparate, vecchi rocker emiliani che si esibiscono per dieci serate consecutive, esponenti della scena trap che oggi vanno per la maggiore fino ad arrivare alle meravigliose serate poutpourri un tanto al kilo per premiare il cosiddetto “disco dell’estate” o giù di lì.

Insomma, non importa chi tu sia e cosa faccia: se paghi, puoi utilizzare l’Arena a tuo piacimento. Senza trasmettere alcuna idea artistica di fondo che ne guidi davvero le scelte. E con la regola del “chi primo arriva meglio alloggia” può capitare, quindi, che una Emma Marrone, già peraltro annunciata per il 25 maggio del 2020, potrebbe occupare l’unica serata disponibile di un McCartney – il nostro è solo un esempio – desideroso di venire a Verona per promuovere il suo ultimo disco. In fondo il canone di una serata in Arena è piuttosto economico per un edificio di tale valore storico-artistico e sono davvero in pochi a non poterselo permettere, anche senza l’obbligo di dover riempirla per rientrare completamente nelle spese.

Nei giorni scorsi è stato annunciato come Arena Extra abbia riversato nelle casse della martoriata Fondazione Arena oltre due milioni e mezzo di euro , frutto della redditizia stagione appena conclusa. Bene, anzi benissimo… ma siamo sicuri che questa cifra non poteva essere superiore? E se a questo si aggiunge che la Fondazione non prende un solo euro dalla vendita dei biglietti di tutto ciò che lirico non è (e che sta diventando – inevitabilmente – una fetta sempre più importante del cartellone areniano), viene da pensare davvero che qualcosa vada cambiato. E pure in fretta.

Verona, da oltre cent’anni, vanta uno dei festival lirici più scenografici del mondo. Eppure molto si è perso, nel recente passato. Con la nuova direzione di Cecilia Gasdia si sta tornando a strizzare l’occhio alla qualità, ma negli ultimi anni l’offerta si era abbassata, così come gli incassi. Salisburgo, per fare un esempio, ha il Festival Mozartiano, ma oltre a questo ogni anno finanzia gli studi di qualche giovane e investe nel promuovere tutto l’anno la musica classica e lirica.

Qui a Verona, invece, si tende a vivere di rendita su Giuseppe Verdi, con poche novità e l’idea di sfruttare al massimo le produzioni già esistenti. Ma senza andare troppo lontano: a Mantova, Umberto Artioli ha fondato il Centro Studi di Opera Rinascimentale, fonte di attrazione per chi studia e si appassiona al genere. Insomma, si cerca di attrarre un turismo colto, che è poi quello che dovrebbe riempiere le stagioni morte.

DUE PESI MASSIMI: DANTE E SHAKESPEARE. Quale città al mondo può vantare la compresenza di  due pesi massimi della letteratura mondiale come William Shakespeare e Dante Alighieri? Nessuna. Solo Verona ha questa immensa fortuna, eppure pare che ne sia poco consapevole. Su Shakespeare, è vero, esiste da anni un Festival Shakesperiano all’interno del cartellone dell’Estate Teatrale Verona – che peraltro quest’anno si è ridotto a sole tre rappresentazioni – e da tempo si discute di come valorizzare la Casa e il Cortile di Giulietta.

All’Università esistono le Facoltà di Lingue e Lettere: perché non coinvolgerle più spesso nel realizzare progetti di alto livello per celebrare, ad esempio, il grande Bardo o altri grandi autori importanti per la città? Iniziative come quella del 2016, ad opera di alcuni docenti di Letteratura inglese e di Storia del teatro dell’Università di Verona, in sinergia col Comune, che vide coinvolti una serie di percorsi e appuntamenti di elevata qualità, meriterebbero un’assiduità molto maggiore rispetto all’attuale, visto che così facendo la nomina per Verona Capitale della Cultura 2021 sarebbe quasi arrivata di diritto.

Nel 2021 si celebreranno i 700 anni della morte del Sommo Poeta. Fino a questo momento all’Università c’è stato solo un evento per gli addetti ai lavori, con Enrico Malato che presentava la nuova critica alla Commedia e un intervento di esegesi ad alcuni brani danteschi, di altissima qualità, ma a numero chiuso, e quindi con poco riscontro per la città.

Solo nei giorni scorsi è stato firmato un protocollo di intenti fra Comune, Segretariato regionale del ministero per i Beni e le attività culturali per il Veneto, Soprintendenza Archivistica e bibliografica del Veneto e del Trentino-Alto Adige, Regione Veneto, Ufficio Scolastico Regionale per il VenetoMIUR, Università e Diocesi di Verona allo scopo di portare avanti un progetto di valorizzazione della figura di Dante nella città scaligera che avrà ovviamente il suo apice nel 2021.

L’idea di fondo dell’accordo siglato è proprio quello di mettere insieme le varie realtà istituzionali e culturali, pubbliche e private, locali, nazionali e internazionali per creare una serie di eventi che diano lustro alla presenza in terra scaligera del Sommo Poeta. Il tempo a disposizione per organizzare eventi di valore entro il 2021 ormai stringe. Bisognerà lavorare bene e in velocità e il Comune avrà in mano la responsabilità di condurre la carovana.

dante

«A Verona contano soprattutto i schei, ma da Dante ancora non è chiaro come riuscire a farne – dichiara il dantista Mirco Cittadini, autore dell’iniziativa “Verso il 2021” –. Verona è la città di Romeo e Giulietta, è vero, ma qui abbiamo luoghi dove Dante ha davvero dormito, passeggiato e mangiato: Sant’Elena, Piazza dei Signori, i Palazzi Scaligeri. Verona è la città del Paradiso, dedicato a Cangrande della Scala, ma non tutti ne hanno la percezione. Per fortuna c’è il regista Alessandro Anderloni, che con il suo progetto “Dante 700” sta portando la Divina Commedia nei boschi, sui fiumi, nelle carceri, nelle scuole, nelle grotte anche se non ha la visibilità che meriterebbe».

LA LINEA DI ANDERLONI. Alessandro Anderloni nell’ottobre di un anno fa era stato invitato in Commissione Cultura del Comune dove fece un discorso accorato pubblicato da questo giornale, in cui tentò di descrivere lo stato della cultura a Verona, con un particolare approfondimento su teatro, musica e cinema. Ne venne fuori un ritratto impietoso della città, incapace di uscire dai soliti schemi e di fare sistema. Una città che è abituata a specchiarsi nella sua bellezza e a vivere un po’ di rendita, senza avere la capacità di prendere in mano le redini culturali ma con la fortuna di poter approfittare dell’immagine riflessa nel mondo dall’opera di Shakespeare, dall’Arena, di Dante, ecc..

«Questa è una città che sembra infastidita dai ragionamenti – commenta Anderloni –. Riflettere e parlare fuori dal coro viene bollato come critica, anziché come contributo utile. È una città che non si mette quasi mai in discussione e dove c’è una grande diffidenza verso il nuovo. Quello che arriva nasce quasi sempre fuori e qui trova palcoscenici a ospitarlo. C’è una sovrabbondanza di grandi eventi, e chi lavora nel sottobosco con sforzo e con coraggio, deve arrancare per sopravvivere. Eppure Verona è una città dalle enormi potenzialità. Dovrebbe però interrogarsi su cosa sia davvero uno sguardo che parli al mondo».

LA COLLABORAZIONE FRA ASSOCIAZIONI E ISTITUZIONI. Le tante associazioni culturali che risiedono sul territorio, abituate da sempre a condividere poco o nulla e a curare ciascuna il proprio “orticello”, da qualche tempo stanno cominciando a collaborare fra di loro. Un esempio su tutti è quello del Tocatì, il festival dei giochi di strada che quest’anno si è svolto dal 12 al 15 settembre nel cuore di Verona. 

«Con gli organizzatori del Tocatì abbiamo un rapporto di grande collaborazione – spiega Ginevra Gadioli, responsabile del Bridge Festival e tra gli organizzatori di Verona Risuona e di molteplici altre iniziative –. Le attività e i vari eventi del festival vivono grazie alla rete di tante associazioni del territorio.

Ma questo del Tocatì è solo un esempio, forse il più eclatante, per dire che a Verona è nato negli ultimi anni un grande spirito di collaborazione, che coinvolge le realtà più disparate. Per il Bridge Festival, ad esempio, collaboriamo con il Canoa Club, per Verona Risuona con l’Accademia di Belle Artie il Conservatorio, per le altre iniziative vediamo le associazioni di volontari come Barbacan, Interzona, SDV, Balera Veronetta, River, Bogon, Vulcana, Circolo del Cinema e via dicendo rimboccarsi le maniche e darsi una mano».

Non mancano gli aspetti negativi: «Un po’ di comunicazione in più, magari anche istituzionale, aiuterebbe ad intercettare chi, come il turista, non sa come muoversi a Verona e al di là dell’Arena conosce poco o nulla –  sostiene Gadioli –. In questo modo anche gli eventi di nicchia verrebbero frequentati e apprezzati. Un altro punto dove migliorare è la burocrazia. Per agevolare le associazioni si potrebbe creare un ufficio comunale che le possa guidare nella gestione di aspetti come la sicurezza, i permessi e via dicendo».

LO SFORZO DELL’ASSESSORE. L’assessore Francesca Briani ci spiega che l’idea di una “cabina di regia” in ambito culturale è sempre stata un pallino dell’amministrazione Sboarina. «In questi due anni abbiamo cercato di costruire un dialogo fra istituzioni come l’Università, l’Accademia Filarmonica e il Conservatorio, con cui sono stati realizzati tanti progetti».

L’assessore ricorda anche le iniziative realizzate in collaborazione con la Società Letteraria, l’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere e quelle che hanno permesso di valorizzare il quartiere di Veronetta, l’attività portata avanti con l’associazione Alive, che si occupa di giovani per formarli musicalmente e teatralmente.

«Per quanto riguarda il teatro abbiamo avviato una collaborazione con le compagnie amatoriali, un accordo che ci ha permesso di cambiare radicalmente l’organizzazione della rassegna Teatro nei Cortili, per non parlare delle attività per celebrare Shakespeare e Dante. Il fatto che ci sia un’attenzione verso i giovani fa parte delle nostre linee di mandato.

Tutti questi sforzi, però, dovrebbero essere maggiormente valorizzati da una comunicazione più efficace». Briani segnala anche le molteplici attività avviate con le associazioni femminili di Verona e provincia in occasione del 25 novembre (data in cui si ricorda di non abbassare mai la guardia sulla violenza di genere) e l’8 marzo, con incontri che coinvolgono decine e decine di donne.

L’IDEA CHE VERONA HA DI SE STESSA.  «Tutto è collegato all’idea che Verona ha di se stessa – commenta il direttore di Fondazione Toniolo Stefano Quaglia –. Se Verona ha un’idea di se stessa come piccola realtà territoriale continuerà a rimanere tale. Se avrà un’idea di sé più grande diventerà più grande. Prendiamo ad esempio il Tocatì. È nato dai quartieri ed è diventato un grande evento internazionale. Siamo in grado di prendere i nostri elementi locali che portano identità e trasformarli in un fattore che porti la nostra identità nel mondo? Chiaro che questi elementi vanno depurati dal localismo, dal provincialismo, dalla visione limitata degli orizzonti. Diventare grandi, però, non significa perdere l’anima. Ed è questa la sfida che attende Verona nei prossimi anni».

Ernesto Kieffer
(2-fine)

Foto in alto, Francesco Passarella

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2 Comments

2 Comments

  1. Dario Carbone

    19/10/2019 at 08:45

    Mi permetto su l Anfiteatro Arena di ribadire sbagliato il sillogismo Arena e rock. L Arena è e dovrebbe tornare ad essere solo Lirica e, magari, balletto. Lei fa un errore giuridico nel dire prima che gli incassi del rock sono del Comune, poi contraddice dicendo che la SrL li fa incassare alla Fondazione Arena. La vicenda è complicata e sotto si compie il “gioco delle tre carte” del Comune che fa figurare come contributo comunale verso Fondazione tutti gli incassi della Srl originariamente già versati sul c/c di Fondazione. In realtà dalle casse comunali esce il solito misero contributo di 300mila euro già fortemente criticato dal Ministero. Grazie cmq ottima analisi e considerazioni. Oramai in Arena “cani e porci”.

    • Ernesto Kieffer

      20/10/2019 at 13:23

      Buongiorno Signor Carbone, grazie per il suo commento. Lei ovviamente ha la sua opinione sul rock che rispettiamo, ma a prescindere da ciò che ciascuno di noi vorrebbe o meno rappresentato in Arena, ritengo che se si fa una scelta come quella (che personalmente considero giusta) di destinare l’utilizzo dell’Anfiteatro non solo alla lirica o al balletto, ma anche ad altre forme d’arte come la musica leggera, allora si abbia comunque il dovere non solo di proporre il meglio del panorama musicale mondiale (avendone effettivamente la possibilità), ma anche di gestire economicamente questa “fortuna” in modo da sostenere economicamente al meglio le altre realtà artistiche che se la passano male. Con il versamento dei due milioni e mezzo alla Fondazione Arena, Arena Extra ha di fatto riversato quanto ottenuto dal canone degli ultimi due anni nelle casse del suo unico socio. Un atto più che dovuto e anzi… ci si dovrebbe chiedere perché non fatto prima, anche se ovviamente meglio tardi che mai.

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