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La guerra di Erdogan e l’Europa, una marginalità impotente

Il ritiro degli USA dalla Siria offre l’opportunità all’Europa di uscire dalla paralisi politica per assumere un ruolo da protagonista. La lezione di Mario Draghi.

Il ritiro degli USA dalla Siria offre l’opportunità all’Europa di uscire dalla paralisi politica per assumere un ruolo da protagonista. La lezione di Mario Draghi.

La guerra scatenata dalla Turchia contro i curdi, frutto del lasciapassare di Donald Trump con il ritiro delle truppe americane, ha improvvisamente scombussolato il quadro geopolitico mettendo tutti i vari interlocutori di fronte a precise responsabilità. In particolare, viene chiamata in causa L’Europa che, con l’inedita situazione di una guerra di aggressione alle sue porte, dovrebbe reagire per contribuire a creare le condizioni per il ristabilimento della pace. Invece l’Ue manifesta tutti i suoi limiti derivanti sia dalla Incapacità di decisione con la tempestività che la gravità della situazione richiederebbe, sia dall’assenza di strumenti adeguati di intervento essendo sprovvista di una politica estera unitaria e di un esercito europeo.

Ma sull’inerzia dell’Ue pesano anche le contraddittorie scelte politiche passate nei confronti della Turchia.  Dall’altalenante posizione sull’ingresso di Ankara nella Ue, alla disastrosa delega a Recep Tayyip Erdoğan di gestire milioni di profughi dietro lauto pagamento. Scelte che oggi la espongono a ritorsioni e ricatti, come la minaccia di Erdogan di rispedire in Europa i migranti accolti.

In questo quadro di paralisi politica alcuni Paesi, segnatamente Francia, Germania e Italia, propongono di porre fine alla vendita di armi alla Turchia, ma per il momento si tratta di una semplice manifestazione di volontà, priva di effetti reali, specie se si chiede che la decisione sia dell’Ue. Alla stessa sorte appare destinata l’ipotesi di comminare adeguate sanzioni ad Ankara.

Tuttavia, se l’Europa non saprà cogliere tale occasione per effettuare passi in avanti in termini di nuove modalità decisionali e di un ruolo geopolitico protagonista, coprendo in parte il grande vuoto lasciato da Trump, sarà destinata ad un ruolo ridimensionato rispetto a quello che l’attuale difficile situazione internazionale richiede. Inoltre, renderà più forti e motivate le critiche, interne ed esterne, che le vengono mosse per i limiti della sua politica.

La storia insegna che sono le crisi le grandi occasioni del cambiamento, ed è buona politica saperle interpretare per innovare. Senza andare molto lontano, basterebbe imparare dalla lezione di Mario Draghi, mentre lascia per fine mandato la Bce. Di fronte alla crisi economico-finanziaria dell’Europa, ebbe il coraggio, contro le politiche convenzionali, di adottare misure espansive che consentirono ai diversi sistemi economici nazionali di affrontare, con maggiore possibilità di resistenza e di sviluppo, i pericoli di recessione. In questi giorni, in occasione del conferimento della laurea honoris causa da parte dell’Università cattolica di Milano ha detto che si tratta di conoscenza, coraggio e umiltà. Appunto!

Luigi Viviani

Firma l’appello per il popolo Curdo

Written By

Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

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