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Vangelo

L’anima della fede è il dubbio non la certezza

La fede non è qualcosa che si può misurare. Posso contare quanti vanno in chiesa, ma non è detto che tutti coloro che vanno a Messa abbiano la fede

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Luca
Gli apostoli dissero al Signore: «Aumenta la nostra fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: “Sii sradicato e trapiantato nel mare” ed esso vi ascolterebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola?”. “Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu”? Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite:“Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”». Luca 17, 5-10.

Anche i primi discepoli, come ognuno di noi, hanno conosciuto la fatica di credere. Quanti interrogativi, quante crisi, su Dio, la Bibbia, l’aldilà, la Chiesa, ecc. Ma che cosa vuol dire credere in Dio oggi? Sono tanti che dicono di credere e di avere fede in Dio. Anche un terrorista, che fa una strage in nome di Dio, dice di credere.

Per Gesù la fede non si possiede, ma si vive, è uno stile di vita. Non è un problema di “conoscere” tante cose, di imparare una “dottrina”, ma un aiuto per dare senso alla vita, di imparare a “gustare” la vita, di imparare a guardare la vita con lo sguardo di Dio.

Per aiutarci a credere Gesù ci fa un esempio. Paragona la fede ad un seme, anzi al più piccolo dei semi: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa…». Fede è fidarsi. È avere fiducia che anche da un piccolissimo seme, possa nascere un albero. La fede non è qualcosa che si può misurare. Posso contare quanti vanno in chiesa, ma non è detto che tutti coloro che vanno a Messa abbiano la fede.

Quando dico che mi fido, vuol dire che non sono certo. L’anima della fede è il dubbio, non la certezza. Nessuno può dire con certezza “credo”. Perché nessuno ha mai visto Dio. Possiamo invece dire soltanto: “credo di credere”. Credo di credere è l’atteggiamento del cristiano che si sforza continuamente di diventare un cristiano credibile, perché sa di non esserlo mai abbastanza.

Il grande teologo Karl Rahner diceva che: «Avere fede è abbandonarsi con coraggio al grande Mistero della vita (che noi chiamiamo Dio)». Per credere occorre coraggio e sicuramente una delle prime cose da fare per aprirsi a questo Mistero, è quella di accettare i propri limiti.

Questo ci può aiutare a capire la frase di Gesù molto difficile da interpretare: «Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili». Che cosa vuol dire? Inutile, nel testo greco, vuol dire senza pretese, senza rivendicazioni. Quindi servo inutile, non vuol dire che non servo a niente ma che non ho pretese, non sono arrogante, non lo faccio per interesse.

Per Gesù sentirsi “servi inutili” non vuol dire “auto-mortificarsi”. Vuol dire invece prendere coscienza di essere soltanto dei piccoli strumenti nelle mani del mistero di Dio che genera e dona continuamente energia per vivere. Bella l’immagine che ci regala il grande mistico musulmano Rumi (1207-1273): «Signore, noi siamo i flauti, ma tu sei il soffio, Tu sei il suonatore».

Don Roberto Vinco
Domenica 6 ottobre 2019

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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