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Casa di Giulietta, Verona
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Inchieste

Benvenuti nella città lunapark, sempre più simile a tante altre (1)

INCHIESTA (parte 1) – Sulla cultura Verona vive di rendita ma in assenza di un progetto condiviso che metta in luce i suoi gioielli la città assomiglierà sempre più a un anonimo parco dei divertimenti

INCHIESTA (parte 1) – Dal 10 al 19 agosto il Museo di Storia naturale di Verona è rimasto chiuso per ferie. Una delle collezioni più suggestive (e forse meno conosciute) della città è rimasta inaccessibile al pubblico per dieci giorni, proprio nel periodo di maggior flusso turistico.

Un provvedimento che ha lasciato di stucco chi avrebbe voluto approfittare delle ferie trascorse a casa per visitare Palazzo Pompei. Un episodio che ricorda quello capitato alcuni anni fa quando, con l’allora assessore alla Cultura Erminia Perbellini (prima Giunta Tosi), il giorno di San Valentino venne lasciato chiuso l’ingresso al Cortile e alla Casa di Giulietta, perché quell’anno il 14 febbraio cadeva di lunedì, giorno di chiusura.

Due episodi che rivelano un atteggiamento poco consapevole dei “tesori” che si hanno a disposizione. D’altronde si sa: Verona in generale funziona. È una città ricca, placida, dove la qualità della vita è da sempre ai vertici delle classifiche italiane, per non dire europee.

A Verona si sta bene e finché gli autobus arrivano più o meno in orario, le buche delle strade vengono rattoppate e la criminalità percepita sotto la soglia di guardia difficilmente ci saranno rimostranze nei confronti di chi amministra, soprattutto se i cosiddetti nei riguardano la cultura, da sempre considerata superflua, soprattutto da chi è abituato a vedere il tutto attraverso la lente – distorta – del profitto.

La bandiera della città, croce gialla su campo blu, ne rivela d’altronde da sempre l’anima, estremamente votata al commercio, con il blu che rappresenta la corporazione degli artigiani e il giallo che rappresenta l’oro, il colore del denaro.

Mario Allegri

Mario Allegri

Verona è città romana. Giulio Cesare, quando parte per la sua missione in Gallia, forma proprio in queste zone la IX e la X Legione, che poi risulteranno decisive e fedelissime anche in Spagna e nella marcia su Roma. In cambio di questa fedeltà Cesare trasforma Verona in Municipium. I Longobardi ne fecero una specie di capitale.

«Qui si è arrivati ad avere fino a 80 mila soldati» spiega Mario Allegri, già professore di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università degli Studi di Verona. «Verona è stata un centro di comunicazione nevralgico, che ha offerto lavoro a tutti proprio per questa sua essenza. C’è sempre stato grande benessere e di fatto i suoi abitanti non si sono mai veramente interrogati sul conquistatore di turno, che hanno sempre servito perché ne hanno tratto grandi benefici. Ippolito Nievo, che dei suoi trent’anni ne visse buona parte nella città scaligera, in una lettera scrisse: “Verona, più cortigiana e avvilita sei e più splendida ti ritrovo”. A Verona piace da sempre guardare la moda, specchiarsi in se stessa, vivere di splendore. A volte riflesso».

«Verona sta vivendo profonde trasformazioni: da città agraria a città agroindustriale fino a città turistica e logistico internazionale» spiega Stefano Quaglia, direttore della Fondazione Toniolo e fino al 2018 direttore dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Verona. «Accanto ad una cultura imprenditoriale molto agguerrita sarebbe però il caso di sviluppare una cultura e un’etica adeguate al nostro ruolo. In passato Verona è stata una importante città militare, sede anche delle truppe di Radeztky, ma poi ancora della Nato, della Ftase e forse proprio per questo è stata una città minore sul piano civile. Ecco, oggi la città deve riconquistare il suo primato in campo culturale, sapendo però, di non essere né Milano né Venezia. Abbiamo ambiti interessanti da sviluppare, come il turismo congressuale».

Stefano Quaglia

Stefano Quaglia

UNIRE I PUNTI. Due anni fa Allegri scrisse un lungo articolo dal titolo Politica e cultura a Verona dove indicava come intervenire per valorizzare la città sotto il profilo culturale. Fu un articolo molto letto che arrivò sulla scrivania di alcuni esponenti della Giunta. L’idea di fondo era quella di riunire tutti i principali poli culturali della città sotto un’unica grande regia per creare una sorta di “Cittadella della Cultura” con il compito di trainare la vita sociale, politica, economica e ovviamente culturale dei veronesi.

«A ben guardare questa cittadella di fatto esiste già – riassume oggi Allegri –. Basterebbe unire i punti geografici che compongono le varie realtà, al momento ancora slegate fra loro: l’Università, il Museo di Storia naturale, la Biblioteca Capitolare, la Biblioteca Civica, la Società Letteraria, l’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere e tutto il resto.

Sarebbe bastato istituire un comitato sotto il patrocinio dell’assessorato alla Cultura con i rappresentanti di tutte queste istituzioni e stilare un programma, un calendario, di anno in anno, per unire di fatto le forze e creare un progetto culturale cittadino organico, completo, serio, di ampio respiro. Ottenere il riconoscimento di “Capitale Italiana della Cultura 2021”, a quel punto, sarebbe stato quasi automatico».

CONGRESSUALE SARÀ LEI. Verona ha delle potenzialità come meta congressuale, diceva Quaglia. E alcuni provvedimenti della Giunta Sboarina sembrano effettivamente andare in questa direzione. Dal Piano Folin di Fondazione Cariverona alle ex Tiberghien fino all’idea di costruire un albergo all’interno del nuovo stadio, pare che a Verona nei prossimi anni saranno molti i nuovi hotel che si aggiungeranno all’offerta ricettiva.

In questo contesto bisognerà anche decidersi su come sfruttare la presenza dell’Arsenale, capirne la destinazione d’uso, che poi di fatto ne condizionerà anche il restauro, che prima o poi verrà realizzato. «Cosa ne vogliamo fare dell’ex magazzino austriaco? – si chiede Allegri –. Dopo aver bloccato il piano di restauro dell’ex sindaco Flavio Tosi, l’Amministrazione Sboarina ancora non ha sciolto il nodo gordiano.

L’Arsenale potrebbe diventare un centro culturale italo-austriaco, un ostello per i giovani di lingua tedesca, un centro culturale di studi da realizzare in collaborazione con l’Università. Oppure un luogo da destinare a tutte le associazioni culturali di Verona, a cui affidare anche la cura».

Venute da lontano - Isabella Caserta

Isabella Caserta

Cura che qualcuno pone nell’Arsenale già da molto tempo: «Dal 2011 ci siamo assunti l’onere di ristrutturare e tenere vivi i due locali del Padiglione 2C dove c’è l’attuale sede del Teatro Laboratorio, che si accinge ad accogliere la sua 51ª stagione – racconta Isabella Caserta – Tutto l’Arsenale ha bisogno di manutenzione e di rinascita e speriamo che il progetto di restauro possa far rivivere l’intera area come polo culturale, mantenendo anche il suo patrimonio verde nel cuore della città».

PRAGA O VIENNA? «Verona per certi aspetti assomiglia più a Praga che a Vienna – spiega l’architetto Luca Comper, collaboratore della testata Il Nazionale e primo in città a parlare del pericolo “gentrificazione” per Verona. «Praga è una città meravigliosa, ma è per molti aspetti più bella “fuori”, nei suoi splendidi edifici, che “dentro” i suoi contenitori, un po’ più poveri; mentre Vienna ha anche splendidi contenuti, con musei, e collezioni che sono una più bella dell’altra.

Ecco, la destinazione museale dell’Arsenale farebbe diventare, con un percorso pedonale creato ad hoc, il polo creato con il vicino Castelvecchio uno dei più importanti del Veneto, secondo solo a quello veneziano, e attirerebbe in quella zona migliaia di turisti». Si ma un museo per cosa metterci dentro, esattamente? «Un patrimonio artistico se non ce l’hai lo acquisisci, ma Verona, a dirla tutta, un patrimonio in questo senso per fortuna ce l’ha. Un esempio su tutti potrebbe essere proprio quello della collezione del Museo di Storia Naturale, oggi ospitata nel purtroppo fatiscente Palazzo Pompei, ormai inadatto.

Lì la collezione è “trattata male”, mentre con gli opportuni spazi e un restauro dedicato si potrebbe spostare all’Arsenale e integrarla magari con i fossili di Bolca e soprattutto con una multimedialità che la tendenza museografica mondiale al momento rende ormai necessaria e impossibile da realizzare nell’attuale sede.

Ovvio che ogni proposta, in questo senso, richieda investimenti importanti, ma i nuovi spazi e il restauro del Museo Archeologico al Teatro Romano, ad esempio, sono stati realizzati in buona parte con i Fondi europei. L’Europa i fondi li concede, ma bisogna presentare un progetto e per presentare un progetto bisogna decidere» conclude Comper.

Luca Comper

Luca Comper

LE FORTIFICAZIONI AL BANDO. Nessuna città in Italia ha un sistema così imponente di fortificazioni come Verona, frutto di stratificazioni che vanno dal periodo medievale fino a quello austriaco e anche questi manufatti hanno contribuito a rendere la città Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

Con un bando il Comune ha recentemente lanciato un concorso per raccogliere idee e capire come utilizzare gli spazi all’interno e all’esterno dei forti asburgici che contraddistinguono la cinta muraria. Ma il concorso non è stato pensato per consentire lo sviluppo di un’idea complessiva e una frammentazione d’uso, con una progettazione affidata ai privati, può solo peggiorare le cose.

Lungo le mura di Verona potrebbe correre un Percorso della Salute, con illuminazione, chioschi, spazi culturali dove in estate organizzare eventi musicali, incontri con personalità di spicco, manifestazioni enogastronomiche e tanto altro. Ancora una volta, però, si nota una mancanza totale di progettualità. Esempi di riqualificazione ci sono stati in passato, come il percorso lungo l’Adige che va da Verona verso Parona. Quando è stato ripulito, ormai tanti anni fa, i veronesi lo hanno riscoperto e utilizzato a lungo.

VERONALAND E IL TURISMO DI MASSA. La Giunta di Federico Sboarina, per quel che riguarda le questioni culturali, aveva dato grandi speranze in una città che per alcuni anni, durante il governo di Tosi, è rimasta priva di un assessore alla Cultura. La nomina di Francesca Briani aveva alimentato le aspettative, ma ben presto si è capito che la mancanza di fondi e personale non permettono di incidere più di tanto. Evidenziando un fatto: che anche questa Amministrazione non dà il giusto peso alla cultura. E questo risulta paradossale per una città fra le più turistiche d’Italia.

L’impressione è che oltre alla celeberrima Gardaland, ci sia anche una sorta di Veronaland, un parco divertimenti ad uso e consumo del turista che effettivamente continua ad essere di grande attrattiva, soprattutto per chi si accontenta di dare un’occhiata al centro, scattare i selfie di rito sotto il balcone di Giulietta e dedicarsi il prima possibile allo shopping selvaggio.

E la trasformazione della città va di pari passo. Ormai trovare affitto in centro, ma anche nelle zone limitrofe, per i cittadini veronesi è diventato difficile, mentre il trash food è diventato un must nel quale convertire qualsiasi spazio commerciale nelle zone di maggior presenza turistica.

IL GIUSTO MEZZO. I flussi turistici negli ultimi anni sono cambiati. Nel 2018 solo in città si sono registrati quasi 1 milione e 200 mila arrivi, su una popolazione di 260mila persone. Conosce bene il settore Marina Menegoi, una guida turistica che fa parte dell’associazione Verocentro: «A Verona arrivano due tipologie di clienti.

Ci sono gruppi che effettivamente possiamo definire ciabattoni, poco interessati alla vera cultura, desiderosi di fare quattro foto alla Casa di Giulietta e poco altro. E poi ci sono quelli – ma non sono certo la maggioranza – che aspirano a qualcosa di più. Vista la situazione in cui si trova la città da anni, io comincerò a spostarmi con i miei clienti in Toscana e in Emilia Romagna, dove l’offerta è più ampia e ben strutturata.

Se devo offrire qualcosa di culturale Verona offre poco o nulla. Palazzo Forti è chiuso e la Casa di Giulietta è un clamoroso fake, pure fatto male; l’Amo, il Museo dell’Opera, è stato spostato in Gran Guardia, ma senza una vera e propria promozione e, infatti, non se lo fila nessuno. A Verona i turisti vengono accontentati, ma non vengono accontentati i veri viaggiatori, che chiedono ben altro».

Marina Menegoi

Marina Menegoi

Per Menegoi, la qualità di offerta e clientela è calata moltissimo e se cominci a togliere anche i negozietti storici anche via Mazzini diventa inevitabilmente una via che potresti trovare in qualsiasi altra città del mondo. E allora alla fine cosa rimane? «Quando porto i clienti a Padova per visitare la Cappella degli Scrovegni rimangono estasiati anche da tutto il resto.

È una città pulita, curata, con molta meno gente che mangia piadine e panzerotti in ogni angolo e seduta sui gradoni di qualche monumento – continua Menegoi –. In tante altre piccole realtà italiane gli amministratori si sono posti il problema di come non snaturare la città e sfruttare al meglio la risorsa turistica. A Barcellona e Venezia, solo per fare un esempio, stanno cercando di limitare le presenze per favorire un turismo di qualità».

Ciò che emerge prepotentemente è che sia necessario trovare un equilibrio fra il profitto di chi opera nel settore turistico e i residenti, ormai in fuga da una città sempre più anonima.

Ernesto Kieffer
(1-continua)

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Benvenuti nella città lunapark, sempre più simile a tante altre (2)

2 Comments

2 Comments

  1. Dino POLI

    01/10/2019 at 15:11

    Fra gli Enti veronesi che alimentano gli interessi turistici e e culturali, interessi di primo livello e di riferimento mondiale, manca nell’elenco la Fondazione dell’Opera Lirica Arena Festival, che non solo attira molta gente, ma che pone il Festival all’altezza delle più eccelse istituzioni liriche di tutto il mondo. Anche questa realtà non è affatto sfruttata, perché non la si vuole conoscere e studiare, non ne viene data adeguata informazione, come avviene invece in altri teatri e fondazioni, come la Scala, Parma, e Pesaro, con la Fondazione Rossini. Ma almeno i giornalisti che parlano di Cultura ne dovrebbero tener conto, e non fare come ai tempi dei cari Tosi e Girondini …

    • Redazione2

      01/10/2019 at 17:52

      Nella seconda puntata se ne parla. Tra qualche giorno…

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