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Interviste

Emily Brontë «più forte di un uomo, più semplice di un bambino»

INTERVISTA – In un saggio avvincente come un romanzo Paola Tonussi ci conduce attraverso le brughiere sulle orme della scrittrice inglese in un mondo di “impervia purezza e solitudine”

Emily Brontë
Emily Brontë

INTERVISTAA prima vista impegnativo, con le sue quattrocento pagine, Emily Brontë il saggio di Paola Tonussi, pubblicato da Salerno Editrice, ci rapisce immediatamente grazie alla cifra stilistica dell’autrice. Questo studio è un piccolo gioiello che, con la forza di una narrazione appassionata e poetica, restituisce molti aspetti della vita e dell’opera dell’autrice di Cime tempestose, entrata nella storia della letteratura pur avendo scritto quell’unico romanzo. Unico e affascinante come Emily Brontë, che la sorella Charlotte descriveva come «Più forte di un uomo, più semplice di un bambino». E che noi scopriamo libera, difficile, selvatica, poetica, intensa e rabbiosa.

Con Paola Tonussi abbiamo approfondito alcuni degli argomenti trattati nel saggio.

– Emily Brontë – e con lei i fratelli – hanno avuto una formazione letteraria eccezionale …

«Sì, con molta libertà il padre Patrick li ha sempre spinti a leggere: lui stesso aveva scritto versi, saggi nonché un paio di romanzi e sua moglie Maria, morta dopo l’arrivo a Haworth, è autrice di un saggio sulla povertà. Dopo l’esperienza tragica della prima scuola in cui muoiono le due bambine maggiori Maria ed Elizabeth – perché i bambini Brontë erano sei –, Patrick Brontë decide d’istruire i figli in casa. Inizia personalmente a curare la loro istruzione e si fa aiutare dalla cognata – Elizabeth Branwell, nel frattempo stabilitasi alla canonica per aiutare i figli della sorella scomparsa.

Patrick Brontë, che da figlio di contadini irlandesi poverissimi è riuscito non solo a laurearsi a Cambridge ma anche a diventare un ottimo classicista con la passione per l’insegnamento, inizia a dar loro lezioni quotidiane nel suo studio: inglese, storia, geografia, grammatica, matematica, religione e, cosa del tutto insolita per le bambine dell’epoca, latino e politica. Appassionato, rigoroso, Patrick tratta i figli come avesse davanti studenti di Cambridge. E pretende moltissimo da loro».

– Come  reagiscono i piccoli Brontë?

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«I piccoli Brontë sono ricettivi, pieni d’immaginazione: assorbono tutto, sanno parlare con gli adulti di casa di argomenti ben al di sopra della loro età. Leggono qualsiasi cosa capiti loro sotto mano. Leggere è la loro passione. Convinto che l’imitazione sia il miglior maestro e ricordando sempre la propria adolescenza avida di letture, il padre li lascia attingere in libertà alla sua biblioteca, e non porrà mai veti o obblighi sui libri.

Quando crescono i ragazzi possono sfruttare anche la biblioteca circolante di Keighley, quella o del Keighley Mechanics’ Institute. Ma già a casa con i sermoni e le opere paterne trovano un’autentica miniera: Virgilio, Orazio e l’Iliade – che Emily conoscerà tanto bene, da tradurre interi passi in inglese. Quindi testi di storia antica e contemporanea (quasi tutti di seconda mano perché molto costosi) e La vita di Napoleone Bonaparte di Scott. In poesia Shakespeare, Cowper, il Paradise Lost di Milton, il Pilgrim’s Progress di Bunyan, La dottrina delle passioni di Isaac Watts, Ossian e I pensieri notturni di Young. Le stagioni di Thomson e l’Imitazione di Cristo di Thomas à Kempis. Inoltre varie grammatiche, dizionari e libri di geografia, opere morali e di devozione, riviste femminili e religiose, The Lady’s Magazine  e la Methodist Magazine e la preferita Blackwood’s Magazine. Ma ancora la Storia degli uccelli britannici di Thomas Bewick (letta da Jane Eyre all’inizio del romanzo di Charlotte), le Favole di Esopo, Le mille e una notte e i Racconti dei Genii di Charles Morrell.

Con il tempo entreranno in casa i romanzi di Walter Scott, l’opera completa di Byron, Shelley, Wordsworth e molti altri poeti, quasi tutti presi in prestito alla biblioteca di Keighley. Solo pochi esempi per dire la voracità con cui tutti loro, non solo Emily, leggevano».

– Quali erano i rapporti con il padre Patrick, curato di Haworth e della Chiesa d’Inghilterra?

«Patrick Brontë sarà sempre il capo gerarchico di casa: da piccoli i figli l’adorano anche per le lezioni che lui impartisce loro ogni giorno. Quelle nello studio paterno sono ore felici: per le storie screziate d’umorismo irlandese che Patrick racconta loro, per i giochi e la protezione della casa. Più avanti ne apprezzano la vigorosa parlata celtica, l’impegno in varie campagne civili e politiche a Haworth e fuori Haworth, l’integrità e la rettitudine d’animo.

Quando le sorelle decidono di uscire di casa e impiegarsi come governanti, Emily resta alla canonica, con il padre la zia e l’amata domestica Tabby. Assume il comando della cucina e dei lavori più umili, che l’anziana Tabby inizia a non riuscire più a fare, e contemporaneamente inizia a scrivere grande poesia. Lei e Patrick trascorrono un lungo periodo a casa soli: Emily impara ad apprezzare sempre più quel padre bizzarro che l’ha educata ad essere se stessa, l’ha sempre spronata a istruirsi, a conoscere e a scrivere, le ha insegnato ad amare le brughiere selvagge intorno alla loro casa dove le creature viventi e la natura sono altrettante emanazioni, simboli di divino.

Patrick, ormai anziano e quasi, stringe allora di più il legame con quella figlia ribelle, che ha trovato Dio tra l’erica sulle colline, ama gli animali e li porta a casa per curare una zampa ferita o un’ala malata, legge in ogni momento libero, impara il tedesco da sola e impasta il pane, gli legge ogni giorno i giornali e discute con lui di politica. Emily è forte, energica, vivace. Patrick le insegna ad usare la sua pistola e i due conversano di Dio nella natura e sparano al bersaglio dietro casa, con raccapriccio della zia e di Tabby.In quel periodo il rapporto tra i due si approfondisce molto».

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Paola Tonussi

– E quelli con il fratello Branwell?

«Branwell invece è da sempre il compagno di giochi e di scrittura di Charlotte, e condivide con lei il proprio mondo fantastico a lungo. I due formano una coppia indissolubile fino alle soglie della giovinezza quando, dopo passi falsi e false partenze, sperpero di denaro familiare e una relazione sbagliata con una donna impossibile, il duo si separa: la condanna di Charlotte verso l’ex compagno di giochi e avventure letterarie non cesserà mai. Allora amareggiato, solo e disperato, Branwell potrà contare su Emily.

Lei non lo giudicherà mai e piuttosto vorrà considerare i suoi errori e abbagli alla stregua di una tempesta o un’eruzione vulcanica, forze negative della natura impossibili da evitare. Poi Branwell affonda in una spirale d’alcol e d’oppio ed Emily continua a stargli vicina, spesso aiutandolo a salire le scale e metterlo a letto ubriaco, dandogli solidarietà silenziosa, appoggio sicuro. Fino all’ultimo lo assiste così. Non solo: lo ascolta quando farnetica urlando sul suo amore perduto, le speranze dissipate, la ferita dell’orgoglio e la delusione nelle aspirazioni di poeta e pittore».

– E con Charlotte – autrice del celebre Jane Eyre – e la minore Anne: che rapporto ha Emily con le sorelle?

«Il legame tra tutti i Brontë è fortissimo, quasi simbiotico e per questa ragione il biografo che voglia occuparsi di uno di loro è obbligato a considerali tutti. Il legame di Emily con le sorelle è un nodo inscindibile d’affetto e di poesia, più stretto nei primi anni con Charlotte anche perché le due bambine dividono la camera (mentre da piccola Anne dormiva con la zia), vanno insieme alla prima scuola di Cowan Bridge che provoca la morte di Maria e di Elizabeth e poi altrove.

Quando iniziano a “giocare” i “giochi” che verranno poi scritti nelle loro prime testimonianze poetiche, Emily e Charlotte partecipano ai “giochi” comuni e la notte inventano altri “giochi notturni”: le storie che si raccontavano a vicenda prima di dormire, nel buio, e che iniziano forse la loro passione per i racconti popolati da spettri, fantasmi e ombre. Quando la piccola Annie cresce, Emily si scopre però più affine a lei, nei silenzi e nella timidezza e i quattro fratelli diventano due coppie: Charlotte fa lega con Branwell ed Emily con Anne.

Sarà una scelta anche letteraria, perché così inizieranno anche a scrivere i cicli di Angria e di Gondal, che non potrebbero essere più diversi: ambientata in Africa e popolata da dame e cavalieri dell’aristocrazia, Angria, posta nel nord più scabro e quasi un calco splendente delle brughiere di casa, con personaggi rustici come quelli di Haworth, Gondal. Emily, e Anne con lei, prediligono subito – questo è molto interessante – il realismo di paesaggio e lingua in cui vivono, e che trasferiranno nei loro romanzi».

emily brontë

Haworth – La canonica vista dal cimitero – Foto P. Tonussi

– Perché Emily ha legato più con Anne che con Charlotte con cui, tra l’altro, ha studiato tre volte nella stessa scuola a Cowan Bridge, Roe Head e Bruxelles?

«Emily forma molto presto un vincolo d’affetto e poetico con Anne per molti motivi: innanzitutto il carattere docile di Anne si adatta bene alla forza di Emily e suscita il suo senso di protezione. Poi Anne ama la natura almeno quanto l’ama lei, e in futuro dedicherà versi splendidi all’amato vento del nord sulle colline. Le sorelle condividono in sostanza la stessa passione: questo le spinge ad ambientare al nord la loro saga, ed è in effetti il nord che vedono tutti i giorni nelle loro camminate quotidiane, un paesaggio selvaggio e liricamente teso vero il cielo, orizzonti sospesi e rocce a strapiombo, vento che ulula ad ogni ora del giorno e della notte e falchi che fendono l’orizzonte.

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I fanelli dal grido lamentoso e il piccolo fiore in grembo alle zolle: e poi l’invenzione continua di storie – anche queste selvagge – ce hanno per protagonisti fuorilegge e banditi che amano e vivono con emozione violenta, i gondaliani, figli di quella terra fatta di luce e vento, tempesta ed erica. Scrivere Gondal le tiene unite, emotivamente e artisticamente. Dopo Wuthering Heights, il romanzo più terribile dei Brontë – questo non lo si dice mai abbastanza – lo scrive proprio la ‘piccola dolce Anne’: un’altra storia di violenza e dissoluzione, molto moderna e audace anche nella concezione, The Tenant of Wildfell Hall (in italiano La signora di Wildfell Hall). Insomma anche Anne mette sotto il microscopio Branwell, anche lei immette nella scrittura qualcosa della sua folle caduta nella disgrazia e in quel romanzo e non teme di affrontare brutalità, abissi e degradazione».

– In questo libro è dato molto spazio al rapporto di Emily Brontë con la natura …

«Il rapporto di Emily con la natura è centrale, è il punto focale da cui irradiano molte delle sue liriche più grandi, è la lente incantata con cui leggere quelle liriche e il suo romanzo, un vertice dei vertici. Emily Brontë scrive un romanzo che è una delle storie più possenti dell’intera letteratura mondiale e lo fa proprio partendo da lì, la natura che vede tutti i giorni, le adorate brughiere dello Yorkshire in cui vive e da cui impara moltissimo, almeno quanto impara dalla messe sterminata di libri che legge.

Dalla natura Emily apprende la legge cosmica di sopraffazione delle creature, ogni creatura vivente, apprende il pessimismo cosmico che poi farà da traliccio e filigrana al romanzo: uno dei brani più struggenti e poetici di Wuthering Heights è il momento in cui Catherine parla del nido con gli scheletrini dei piccoli e la madre non può tornare al nido perché Heathcliff ha messo le trappole. Si fa promettere che non ne metterà più e sarà così.

La crudeltà della natura è un cuneo nella sofferenza dell’universo, ma non per questo Emily l’ama meno, anzi la guarda con grande lucidità e compassione, altra chiava con cui si può leggere il suo grande romanzo. La creazione di Catherine e Heathcliff avviene molto prima della pubblicazione del romanzo: avviene quando lei ed Anne adolescenti vagano in felice libertà per le brughiere di casa, in ogni stagione dell’anno e con ogni tempo ed Emily intuisce Catherine in un ciuffo di erica – per sempre il suo fiore preferito – e ascolta la voce di Heathcliff in una giornata di vento più forte del solito. Perché c’è sempre vento a Haworth…  Infime mi ripeto, mi piace molto che il nome Heathcliff abbracci in sé due cose della natura che Emily ama sopra le altre e che congiunte formano una specie di simbolo di questo suo lungo, appassionato amore: l’erica, appunto, heath, e le cime, le colline su cui l’erica cresce, faticosamente, e fiorisce porpora da aprile a settembre, cliff».

emily brontë

Haworth -Il soggiorno della canonica con il tavolo su cui scriveva Emily Brontë -Foto P. Tonussi

– Emily era infatti un essere intimamente e profondamente libero: questo, è chiaro, ha avuto molti echi nella sua opera …

«Sì, la libertà è sempre stata per lei un bene da difendere con la ferocia innocente delle bestie selvagge che incontra sulle colline, una specie di cerchio magico a cui non vorrà rinunciare mai. Le sorelle e Branwell decidono di uscire di casa, d’impiegarsi come governanti e poi sperano di aprire una scuola tutta loro. Emily non ha mai voluto andare a scuola – studia moltissimo e con disciplina ferrea a casa – né ha mai pensato a restare a lungo lontana da Haworth, casa sua.

Al contrario, quando se ne allontana per frequentare la scuola o seguire Charlotte a Bruxelles la lontananza l’ammala di nostalgia e, immancabilmente, fa ritorno al suo paradiso: la canonica di Haworth, dove ha la libertà di studiare e scrivere secondo i propri ritmi, e le brughiere dietro casa, dove vaga come un esiliato alla ricerca della propria terra, uno scampato al buio che insegue la luce. Emily e la sua opera sono un inno sublime e straziante alla libertà, a seguire le leggi del nostro essere: per lei la libertà assoluta coincideva con lo spazio infinito dei moors e dei loro abitanti, gli animali lassù trovano casa e riparo.

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Lei avrebbe voluto essere una di loro, essere una creatura alata per poter volare. Fino a paragonarsi a Nero, il suo falco – perché Emily tiene alla canonica un piccolo serraglio privato: il falco Nero l’ha trovato caduto dal nido e l’ha portato a casa. Sfidando in ciò il divieto posto dalla zia agli animali, lo terrà con sé alla canonica. Questi versi sono dedicati a lui:

rivolgo alle colline la nostra uguale preghiera
Alle colline ventose della terra e al mare blu del cielo
Non chiedo nient’altro quaggiù
Che il mio cuore e la libertà…
Poems of Emily Brontë, 82

Il falco Nero incarna il suo desiderio di essere libera. Immedesimandosi nella sua sofferenza, Emily canta la libertà delle brughiere e la loro nostalgia di riunirvisi, l’uno e l’altro sciolti dalla prigionia di oggi in un volo che coincide con una dimensione oltre la vita: “Domani entrambi ci slanceremo in volo / Eternamente interamente Liberi”. Amore per la libertà e amore per gli animali Emily Brontë li condivideva tra l’altro con un poeta da lei amatissimo, Byron, che le fornisce non pochi spunti in poesia e per Wuthering Heights. Di Byron ricalca persino una pagina di diario nel proprio. Ma quella sul rapporto Emily-Byron, la loro appassionata ansia di libertà e l’amore inesauribile per gli animali, è un’altra storia. Splendida e tutta da scoprire …».

Paola Tonussi è studiosa di letteratura europea e americana dell’Otto e Novecento. Ha pubblicato:
La voce della brughiera, Vita e poesia di Emily Brontë
Dimore e paesaggi nella letteratura
Pagine lette
Aura sanza tempo: T. S. Eliot e Dante
Le due Emily (Brontë e Dickinson)
Parole e Canto: il tête à tête tra scrittore e lettore

Per la narrativa:
Calle del paradiso
Sognatori, poeti, viaggiatori. Sguardi su Verona e il Lago di Garda

Cinzia Inguanta

emily bronte - paola tonussi

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Written By

Nasce a Firenze il 4 giugno 1961, sposata con Giuliano, due figli: Giuseppe e Mariagiulia. Alcuni grandi amori: la lettura, il cinema, il disegno, la fotografia, la cucina, i cinici, le menti complicate e le cause perse. Dopo la maturità scientifica, s’iscrive al corso di laurea in medicina e chirurgia per poi diplomarsi in design all’Accademia di Belle Arti Cignaroli. Nel 2009 s’iscrive alla Facoltà di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca. Giornalista pubblicista dirige Radio Popolare Verona, già direttrice del magazine online Verona-IN con il quale continua a collaborare coordinando la redazione spettacoli e scrivendo di libri. Nel 2006 ha curato la pubblicazione di La Chiesa di Verona in Sinodo e di Il IV Convegno Ecclesiale Nazionale, nel 2007 di Nel segno della continuità. Nel 2011 l’esordio letterario con la pubblicazione del suo primo romanzo Bianca per la casa editrice Bonaccorso. Alcune sue poesie sono pubblicate nel 2° volume della Raccolta di Poesie del Simposio permanente dei poeti veronesi (dicembre 2011), altre sono pubblicate nella sezione Opere Inedite sul blog dedicato alla poesia di Rainews. cinzia.inguanta@email.it

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