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Dal Festival degli stili di vita «mangiare meglio e mangiare tutti»

VILLAFRANCA – All’ex macello si è parlato di mutamenti climatici, delle conseguenze sull’agricoltura e di flussi migratori con laboratori, flashmob e concerti.

VILLAFRANCA – Dal 12 al 15 settembre all’ex macello si è parlato di mutamenti climatici, delle conseguenze sull’agricoltura e di flussi migratori con laboratori creativi, flashmob e concerti.

Il Festival degli Stili di Vita, proposto a Villafranca nei giorni 12, 13 e 15 settembre, ha avuto come tema centrale i mutamenti climatici e i rischi che ne derivano per il pianeta. Il ciclo di eventi è stato voluto dal Tavolo di coordinamento enti socio-assistenziale della Vicaria Villafranca Valeggio, in associazione con diverse realtà locali.

La serata di giovedì ha occupato la sala dell’Auditorium in Piazzale San Francesco. Il tema, l’effetto dei cambiamenti climatici sull’agricoltura globale e locale. «L’11 maggio scorso la pioggia e la grandine sono scese per soli 15 minuti, ma hanno causato la perdita di tutte le coltivazioni», ricorda con amarezza Antonio Tesini (Mag Verona e cooperativa agricola Ca’ Magre), coltivatore biologico. «È stato un anno difficile, con continui sbalzi di temperatura, temporali, allagamenti e periodi di siccità». Tesini spiega che i danni più evidenti si sono tradotti in un calo della raccolta di frutta e verdura locali. Non sono mancati i dilavamenti di sostanze organiche nella terra, nuove malattie per le piante, nuovi insetti a danno dei prodotti, e l’arrivo di specie vegetali infestanti. Insomma, una situazione critica per l’agricoltura del luogo, che potrebbe arrivare, tra qualche anno, a non rendere più possibile la crescita delle vigne in Valpolicella.

Qual è l’origine dei problemi che dobbiamo fronteggiare? «Parte tutto dalle sostanze inquinanti che immettiamo nell’atmosfera», spiega Andrea Dusi (tra i fondatori della piattaforma Impactscool). «110 milioni di tonnellate di anidride carbonica sono emesse ogni 24 ore. Per questo percepiamo temperature più alte ogni anno. E l’agricoltura ne risente. Se non ci bastassero le previsioni di un disastro ambientale, la nostra aspettativa di vita si sta riducendo di 2 anni a causa dell’inquinamento». Dusi prosegue illustrando le principali cause dell’inquinamento: carbone, benzina, agricoltura intensiva, trasporti, discariche, fertilizzanti, combustione dei combustibili fossili. Quali potrebbero essere i possibili rimedi ad una situazione già precaria? «Sfruttare l’energia solare ed eolica e adattarsi ai cambiamenti, oltre che dare fiducia alle nuove generazioni».

Venerdì il teatro parrocchiale di Nogarole Rocca si è animato per i cambiamenti climatici legati ai flussi migratori. Il vicensindaco di Nogarole Marco Mazzucato constata che «il cambiamento da sempre fa parte del nostro essere, quindi l’attitudine è quella di muoversi verso condizioni di vita migliori». Nei Paesi più colpiti dal cambiamento climatico c’è povertà, soprattutto se sono in via di sviluppo; emigrare diventa necessità. Lo studente di Giurisprudenza Giuseppe Rigobello, uno dei relatori, spiega che andrebbero riviste le norme dedicate ai rifugiati e alle migrazioni. Altro punto da chiarire, è se i migranti siano per cause climatiche o economiche. Rigobello ammette che «oggi prendere accordi tra Stati è difficile. Dovrebbero confrontarsi e non sentirsi minacciati dagli altri, ma mettersi al servizio del bene comune». Bene comune a rischio, come illustra Filippo Fortuna, studente di Scienze forestali. Analizzando i parametri del nostro ecosistema, vediamo i dati del riscaldamento climatico, inseriti ogni anno in un report di IPCC (ente nazionale che si occupa di queste tematiche), che Fortuna consiglia di leggere. A suo parere, dopo il peggioramento dei terreni da coltivare che ha causato la Rivoluzione Verde della metà del ventesimo secolo, una soluzione potrebbe essere un metodo chiamato Farmers managed nature restoration che dà la possibilità di un pieno controllo locale dei terreni.

Domenica è passata all’insegna dei laboratori per bambini e ponendosi un’altra domanda: il cibo oggi è alimento per la vita e il benessere o affare speculativo? Fabio Parisi (presidente de La Buona Terra) spiega che «oggi il cibo è nelle mani di poche aziende che fanno il bello e il cattivo tempo. Ed è valutato come un qualsiasi altro prodotto da vendere, con problemi di costo e competitività. Tuttavia è nato per il sostentamento dell’uomo e non come speculativo, e lì dobbiamo tornare».

Parisi si chiede come sia possibile lo spreco alimentare mentre intere popolazioni muoiono di fame. «Dobbiamo tornare a dare valore al cibo. Chiedendo come è fatto e se alle spalle c’è stato sfruttamento. Se non ce lo chiediamo, siamo partecipi dell’ingiustizia. L’agricoltura biologica fa attenzione alla terra, alla biodiversità, ai pesticidi, ai lavoratori sfruttati, agli animali, al sociale», prosegue Parisi. E alle perplessità di chi è scettico nei confronti del bio, assicura che «ci sono di certo i truffatori che spacciano per biologici prodotti che non lo sono, ma sono facilmente individuabili: nel vero bio non ci sono abbastanza pezzi per specularci sopra».

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Se noi ci poniamo il problema del prodotto sano o meno, c’è chi non ha nulla di cui nutrirsi, fa presente don Renzo Beghini (Fondazione Toniolo). «Il cibo non è distribuito equamente, ma secondo richiesta», e nei Paesi più sviluppati la richiesta è superiore al reale fabbisogno.«Ognuno pensa per sé, ma dobbiamo cambiare paradigma: dopo anni in cui abbiamo affermato l’Io, dobbiamo tornare a costruire il Noi», prosegue Beghini. È d’accordo Giorgia Ceccarelli di Oxfam Italia, un’organizzazione no profit che sviluppa competenze agricole, cercando di capire come sanare i danni frutto di una cattiva distribuzione delle risorse. Ora si occupa della grande distribuzione, che col suo modo di fare business fornisce ai consumatori prodotti sempre “freschi” e con prezzi competitivi. Ma i lavoratori e i terreni sono sfruttati, per sostenere un ritmo simile. Oxfam ha stilato una griglia con parametri che le aziende dovrebbero rispettare, fattori per richiamare la responsabilità dei produttori. «Purtroppo su questi temi in Italia c’è ancora troppa ignoranza imprenditoriale. Oxfam non boicotta, ma vuole informare e migliorare le cose. Se al supermercato troviamo scritti solo prezzo e provenienza generica, siamo noi consumatori che dobbiamo pretendere anche altre informazioni», spiega Ceccarelli.

Un bilancio sulla sesta edizione del Festival deli Stili di Vita? Un tema caldo che è stato scandagliato da più punti di vista e con proposte per migliorare il nostro atteggiamento nei confronti di un Pianeta in difficoltà. Perché, come invita Parisi, «tutti noi possiamo fare molto, a partire da noi stessi».

Beatrice Castioni

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