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Verona (foto Verona In)
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Inchieste

Bella senz’anima? A Verona il rischio di un turismo non sostenibile

INCHIESTA – Un alto tasso di densità turistica può causare inquinamento, deterioramento del patrimonio artistico, appiattimento culturale e squilibri socio-economici.

INCHIESTA – Un alto “tasso di densità turistica” può causare esagerati consumi di risorse naturali, inquinamento, deterioramento del patrimonio artistico, appiattimento culturale e squilibri socio-economici. Lo dice la Regione Veneto ma il dato non è più reperibile nel “Rapporto sul turismo” della Provincia di Verona, quinta città italiana per numero di presenze turistiche. I numeri e le interviste.

di Annalisa Mancini

Nugoli scomposti di persone interrompono la camminata veloce di Nicoletta, che ogni giorno a Verona percorre via Cappello di corsa verso il lavoro: gruppi di turisti di ogni nazionalità sostano davanti alla casa di Giulietta imbambolati. Sono soprattutto stranieri, con un +35,6% di cinesi rispetto al 2017. In testa alla classifica rimangono tedeschi, olandesi e britannici, che visitano la città, spesso tappa di una vacanza più lunga trascorsa in uno dei campeggi-villaggio del lago di Garda. Nicoletta abita e lavora nel centro storico di Verona, ma le capita spesso di dover parcheggiare piuttosto lontano da casa e dal lavoro, dopo essere rientrata dalle solite commissioni serali.

Non è la sola residente che lamenta la carenza di parcheggi, spesso occupati dai turisti che alloggiano nei b&b del centro: in base ai dati del Gruppo Tecnocasa, a Verona si registra uno dei più notevoli aumenti della componente di acquisto di immobili ad uso investimento con finalità turistica in Italia (+30,8% rispetto al 2017), con una tendenza più forte verso il frazionamento dell’immobile per l’uso di b&b (più che per locazioni di interi appartamenti). Un cambiamento che sta trasformando anche il volto della città: da tre anni Tecnocasa parla di aumento sensibile di richieste da parte di investitori per l’avviamento di attività di b&b anche in zona Veronetta, uno dei quartieri storicamente considerati di “serie B” per la residenzialità. La disponibilità diminuisce e i prezzi si alzano, si sa, è la regola del libero mercato, e così i centri storici rischiano lo spopolamento.

Turismo a Verona (Foto Giorgio Montolli)

Turismo a Verona

Solo nel periodo tra il 2012 e il 2017 il numero di arrivi di turisti in Italia è aumentato del 17,8% e le presenze (cioè il numero di pernottamenti consecutivi) del 12,1% ma dal Rapporto sul Turismo della Provincia di Verona 2018 sono misteriosamente scomparsi i dati del tasso di turisticità e di densità turistica, cioè gli indicatori fondamentali dell’effettivo peso del turismo sulla popolazione e sul territorio, dati pubblicati fino al 2017. Ora quelle due dolorose colonnine nascoste dalle statistiche della Camera di Commercio si ricavano dai dati ufficiali Istat: nonostante la popolazione residente a Verona e provincia sia aumentata di 65.000 unità in 12 anni (periodo 2005-2017), il numero di presenze turistiche per abitante è comunque cresciuto costantemente, passando da 14 a 18,8.

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Annalisa Mancini è nata il 25 dicembre 1979, frequenta l’istituto tecnico per corrispondenti in lingue estere. Dal lago di Garda, dove vive fino al 1998, si trasferisce prima a Trieste per gli studi in Scienze Politiche e poi a Berlino. Completa il suo sguardo sul mondo viaggiando, leggendo e scrivendo, è interessata soprattutto al giornalismo d’inchiesta, alla politica nazionale e internazionale e alle questioni ambientali. Tornata a Verona, fonda una sezione di Legambiente e lavora anche come editor e correttrice di bozze. Ha collaborato con Il Piccolo di Trieste, ilveronese.it, ilgardesano.it, Il Corriere del Garda, Radio Garda FM, RuotaLibera di FIAB, corriereditalia.de. mancini.press@gmail.com

5 Comments

5 Comments

  1. marioallegri

    15/07/2019 at 11:08

    Bellissimo e puntuale intervento, molto informato, giocato su dato concreti e non su chiacchiere. Per l turismo estivo, a Verona come a Firenze e Venezia non c’è rimedio o quasi, per colpa anche degli operatori e delle guide, che propongono quasi tutte solo l’ovvio (1-2 su 10, forse, tra quanti puntano a strizzare una tetta di Giulietta nell’imbuto di via Cappello andrà a San Zeno: le cifre dicono questo). Un turismo culturale di livello può essere collocato nella stagione tardo-autunnale e invernale, dove il turista è di altro genere e di altro profilo. Ma gli assessori responsabili hanno mai pensato di lavorare seriamente su questa potenzialità poco sfruttata?

    • Giorgio

      15/07/2019 at 14:56

      Siamo in Italia, Mario. Paese non certo famoso per l’organizzazione. Con quello che abbiamo, tra monumenti, opere d’arte, ecc. dovremmo essere i primi al mondo nel turismo. Invece nel tempo siamo stati sorpassati negli anni dagli spagnoli e pure dai francesi (che per il 70% hanno “solo” Parigi come punta di diamante della quale fregiarsi, a differenza nostra che abbiamo una miriade di posti potenzialmente attraibili, parlando sempre di turismo). Il fatto è che noi non siamo organizzati per valorizzare il nostro patrimonio culturale, artistico, ecc. Per carenze strutturali, infrastrutturali, burocratiche, non siamo in grado di offrire/fornire al turista tutto ciò che offre il nostro territorio. Potrei citare molti esempi a riguardo delle mancanze citate, ma mi dilungherei troppo. G.S.

  2. Didi

    15/07/2019 at 13:58

    La prima parte dell’articolo è errata. I B&B sono in drastico calo, altro che aumento. Da circa 400 unità registrate fino ad un paio di anni fa ora siamo a 170 strutture. Tutta colpa della nuova legge regionale che ha de facto bloccato la possibilità di aprire NELLA PROPRIA ABITAZIONE DI RESIDENZA un B&B in maniera semplice, così molti hanno chiuso convertendosi alla locazione turistica con buona pace della regione e della politica miope. A fronte di ZERO locazioni turistiche fino ad un paio di anni fa ora se ne contano almeno 2500 ufficialmente registrate in Comune.
    Questa è la realtà…

    • Annalisa Mancini

      15/07/2019 at 15:15

      Buongiorno, esattamente quale sarebbe il dato errato? Grazie e saluti.

  3. Paolo Ricci

    16/07/2019 at 13:03

    Non bisogna fermarsi ai numeri per esprimere delle valutazioni, però partire dai numeri, citandone la fonte, è indispensabile per qualsiasi tipo di analisi, direi a prescindere dalla disciplina in questione. Al proposito, ritengo che l’inchiesta pubblicata rappresenti un ottimo esempio metodologoico, oltre i contenuti espressi con chiarezza e senza enfasi, quindi più incisivi.
    L’unica riflessione che mi sento di aggiungere concerne il rischio della “monocultura”.
    Qualsiasi vocazione che si traduce in esclusività comporta inevitabilmente degli effetti negativi. Lo sviluppo di una città, come quello di un Paese, deve essere armonico: solo turismo, solo commercio, solo terziario, solo manufatturiero, solo agrindustria producono delle deformazioni mostruose che impattano sempre negativamente sulla qualità della vita pubblica. Il concetto greco della “misura” dovrebbe essere recuperato a diversi livelli….

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