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Salute/Benessere

Calcoli renali e coliche, in estate aumenta il rischio

Nel meeting, promosso da Fondazione Internazionale Menarini, esperti internazionali hanno fatto il punto sulle indicazioni riguardanti lo stile di vita e l’alimentazione corretta per ridurre il rischio di calcoli renali e coliche.

Nel meeting, promosso da Fondazione Internazionale Menarini, esperti internazionali hanno fatto il punto sulle indicazioni riguardanti lo stile di vita e l’alimentazione corretta per ridurre il rischio di calcoli renali e coliche.

Un dolore lancinante, difficile da sopportare e da dimenticare: così i pazienti descrivono le coliche renali. Il caldo e la disidratazione possono favorire la comparsa di questi dolorosi eventi che spesso richiedono l’assistenza del pronto soccorso. Per rendersi conto dell’impatto di questa condizione, basti pensare che il 2% degli accessi al pronto soccorso è determinato da coliche renali. Calcoli renali e coliche sono stati i temi principali del meeting internazionale sulla nefrolitiasi dal titolo Renal stones in practice, promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini che si è svolto recentemente a Verona.

«Un maschio italiano su dieci e una donna su venti ha sofferto una volta nella vita di calcoli renali, piccole aggregazioni di sali minerali che si formano nel tratto urinario. E tra questi quattro su dieci prima o poi nella vita vengono nuovamente colpiti da calcoli – spiega Giovanni Gambaro, docente di Nefrologia all’Università di Verona e co-presidente del meeting.
Come ridurre i rischi di nuovi episodi? Innanzitutto è consigliabile aumentare l’introito di liquidi, in modo da aumentare il volume di urina. Per questo motivo è utile bere 2-2.5 litri di acqua al giorno, soprattutto nella stagione estiva, quando il rischio di disidratazione è più elevato. «Gli episodi di calcolosi renale sono in continuo aumento a causa dello stile di vita e delle abitudini alimentari. Oltre che dalla scarsa idratazione i calcoli sono favoriti da eccessivi introiti di determinati alimenti come proteine animali e cibi ricchi di fruttosio o sale, oltre al sovrappeso corporeo» aggiunge Gambaro.

calcoli renali e coliche - prevenzione

Oltre a bere tanto è consigliabile ridurre il sale negli alimenti e il consumo di proteine animali, soprattutto da carni rosse e salumi, preferendo le proteine da cibi vegetali, non eliminare latte, yogurt e formaggi freschi, ridurre o non aumentare il peso corporeo, limitare zuccheri semplici e grassi saturi preferendo carboidrati complessi e olio di oliva, fare regolare attività fisica.
Secondo un recente studio, il rischio di calcolosi è significativamente ridotto anche nei soggetti che consumano maggiori quantità di caffè (riduzione del rischio del 26%) e thè (minor rischio dell’11%), mentre risulta significativamente aumentato nei soggetti che consumano maggiori quantità di bevande con zuccheri aggiunti (maggior rischio del 33%).

«L’errore più comune per chi teme una colica renale è eliminare il calcio (per esempio formaggi e latticini) dalla dieta» avverte Emanuele Croppi, Direttore del Dipartimento di Medicina generale Azienda USL Toscana Centro e co-presidente del meeting. «In realtà il calcio riduce l’escrezione urinaria dell’ossalato, uno dei componenti principali dei calcoli. Anzi, secondo i nutrizionisti si dovrebbe assumere circa un grammo di calcio al giorno. Recenti dati mostrano che solo il 10% della popolazione ha un introito alimentare di calcio adeguato, essendo il restante deficitario. Il consumo di acqua minerale ricca di calcio, con una quantità di calcio superiore a 400 mg per litro, oppure di latte, soprattutto quando si consumano i pasti o gli snack, è utile ad incrementare l’apporto di calcio favorendone l’azione di inibizione dell’assorbimento intestinale di ossalato».

Se le misure dietetiche e l’aumento del consumo di acqua non hanno successo, possono essere utilizzati alcuni farmaci, come il citrato di potassio che aumentando il citrato nelle urine inibisce la cristallizzazione, e i diuretici tiazidici, che riducono il calcio nelle urine. «I farmaci sono sicuramente efficaci, ma con effetti collaterali che ne limitano le possibilità d’uso» prosegue Gambaro. «Gli agrumi sono una naturale, straordinaria fonte di citrato, e possono pertanto rappresentare una valida alternativa al farmaco. In particolare, le maggiori concentrazioni di citrato sono presenti nei limoni, quasi cinque volte superiori a quelle che si hanno, ad esempio, nelle arance. Mezza tazza di succo puro di limone può fornire una quantità giornaliera di citrato paragonabile a quella che si ottiene somministrando il farmaco».

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