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La doppia natura dei commercianti: chi ama Verona e chi la vende

Chiudono a Verona i tradizionali esercizi commerciali, che propongono ai turisti un’offerta genuina, non omologata, mentre proliferano bar e rosticcerie.

Negozi chiusi in Borgo Venezia, Verona
Negozi chiusi in Borgo Venezia, Verona

Chiudono a Verona i tradizionali esercizi commerciali, che propongono ai turisti un’offerta non omologata, mentre proliferano bar e rosticcerie con un conseguente vuoto identitario che stravolge il paesaggio della città.

Approfittando dell’imminente ripresa della discussione sul PUMS (Piano Urbanistico Mobilità Sostenibile) e della recente polemica sulle multe comminate per mancata uscita dalla ZTL entro la fascia oraria prevista, la corporazione dei commercianti organizzata in comitato va all’attacco dei residenti rovesciando le carte in tavola. Non sarebbero loro a puntare ad un utilizzo privatistico della città, fruendo, ad esempio, di un numero di permessi ZTL doppio dei residenti, senza considerare la logistica di rifornimento merci, ma soprattutto occupando il suolo pubblico con una estensione progressiva dei propri plateatici spesso senza le obbligatorie borchie di perimetrazione e con sconfinamenti sistematici che nessuno si permette di contestare. Un “buchetto” di pochi metri quadri, con qualche spicciolo in più, quando va male, decuplica infatti la sua superficie di accoglienza avventori. “Sul conto” anche la possibilità di dilettare con musiche da discoteca o da spiaggia, con tanto di sedie sdraio in perfetto stile romagnolo come sul Lungadige Rubele. L’espressione “me ne frego”, che sembrava archiviata dalla storia, è ritornata proprio in auge, sia a livello nazionale che locale.

Sarebbe invece la chiusura egoistica dei residenti, preoccupati solo del loro benessere, e non di quello altrui, a fare problema. Insomma, se chiunque avesse desiderato evitare diuturne movide, feste, eventi e manifestazioni sportive, avrebbe dovuto starsene in campagna. Questa, in estrema sintesi, la traduzione cruda della posizione dei commercianti, convinti anche che tutto ciò faccia cultura e non coltura dei propri interessi. Lanciano anche una sfida ai comitati dei residenti pensando di metterli nella gabbia dei leoni di un loro mega-evento.

Verona

Verona

Ma questi commercianti, o meglio tutti quelli inquadrati in questa categoria economica, sono davvero un esercito compatto che si muove come una coorte romana? Non proprio. Sono costituiti da almeno due componenti contrapposte, per crescita ed interessi oggettivi. La prima, quella in ascesa, è dei ristoratori che riconoscono il loro target nel turismo interno ed esterno di basso profilo, per intenderci quello dei tubi digerenti con due gambe. La seconda, quella declinante, è rivolta a consumatori più selezionati, fatti non solo da residenti e veronesi abitanti altrove, ma anche da turisti che non amano vedere ovunque gli stessi negozi e le stesse griffe, e che sarebbero interessati a qualcosa anche di semplice, ma di esclusivo, originale, che rispecchi magari la vocazione e la creatività del territorio che si visita. Insomma, quella diversità che rende suggestivo ed interessante girare il mondo.

Ebbene questi esercizi commerciali stanno chiudendo uno ad uno lasciando il posto a bar e rosticcerie con un conseguente vuoto identitario incommensurabile che muta e stravolge profondamente il paesaggio della città. Questi sono i commercianti e gli artigiani che andrebbero sostenuti e promossi da un’amministrazione lungimirante ed intelligente della città che non vorrebbe farne un anonimo centro commerciale all’aperto. Un’esperienza facilmente riproducibile quest’ultima in qualsiasi altro luogo e quindi esposta ad una concorrenza al ribasso che prima o poi finirebbe per travolgere tutto, una volta terminata la novità, come esige l’anacronistico pensiero mercantile dell’usa e getta. Una visione miope, abbagliata dai fuochi di paglia, incapace di guardare dietro l’angolo di casa.

Un invito allora rivolto alla seconda menzionata componente di commercianti ed artigiani per riflettere sui loro voraci e strumentali alleati che, in nome di una formale appartenenza di categoria, stanno creando una monocultura destinata prima a fagocitare la diversità e poi a omologare e standardizzare ogni punto vendita. Ma, una volta conclusa la spremitura, sarà comunque l’abbandono, come quello di molte città americane che hanno seguito proprio questa identica parabola, o più semplicemente come quei bar che nascono e muoiono al passare della transumanza dei giovani avventori. Allora ripensiamo alle convergenze utili alla nostra città.

Paolo Ricci

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Commercio a Verona, la sfida è far convivere tradizione e innovazione

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Written By

Paolo Ricci, nato e residente a Verona, è un medico epidemiologo già direttore dell’Osservatorio Epidemiologico dell’Agenzia di Tutela della Salute delle province di Mantova e Cremona e già professore a contratto presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia in materie di sanità pubblica. Suo interesse particolare lo studio dei rischi ambientali per la salute negli ambienti di vita e di lavoro, con specifico riferimento alle patologie oncologiche, croniche ed agli eventi avversi della riproduzione. E’ autore/coautore di numerose pubblicazioni scientifiche anche su autorevoli riviste internazionali. Attualmente continua a collaborare con l’Istituto Superiore di Sanità per il Progetto pluriennale Sentieri che monitora lo stato di salute dei siti contaminati d’interesse nazionale (SIN) e, in qualità di consulente tecnico, con alcune Procure Generali della Repubblica in tema di amianto e tumori. corinna.paolo@gmail.com

5 Comments

5 Comments

  1. Mauro

    04/07/2019 at 08:59

    Caro dr Ricci, alle riunioni del comitato commercianti del centro storico, non vedo mai direttori o dirigenti di catene di junk food, o proprietari di bar fracassoni! Vedo solo negozianti veronesi, alcuni storici, altri interessati non solo al proprio profitto, ma al bene della città! La nostra battaglia non è la stessa delle grandi catene: per loro Verona è solo una vetrina! Gli affari li fanno nei centri commerciali! A differenza di noi, che il centro lo viviamo , forse più dei residenti!
    Mauro Puddu

    • Marcello

      04/07/2019 at 15:50

      Grandi catene o Negozi di lusso associati non sono solo nei Centri Commerciali ma stanno riempiendo il centro storico delle grandi e medie città, come Verona. Libertà assoluta alle Vetrine? o ingresso condizionato? Ma per scegliere chi accettare e chi respingere non occorrerebbe una programmazione a monte? Che tenga conto dei residenti, degli esterni, dei turisti e del patrimonio architettonico e scientifico?

    • Paolo Ricci

      05/07/2019 at 12:49

      Gent. sig. Mauro Puddu, Grazie per l’interlocuzione. Mi fa piacere, in merito alla frequentazione del Comitato Commercianti, che ci siano solo operatori interessanti anche “al bene della città”. Le propongo allora, proprio nell’ottica di questa finalità superiore, che sia proprio il vostro stesso Comitato a stigmatizzare pubblicamente gli altri commercianti, cioè quelli che non vi frequentano, affinché non debordino dai plateatici assegnati ostacolando il passaggio dei pedoni, come in via Fogge e in via Sottoriva, solo per fare un paio esempi perché la casistica sarebbe molto numerosa, affinché non aggiungano carrettini ed altri stravaganti punti di appoggio per le consumazioni da bar come in Porta Borsari, non espongano sedie sdraio da spiaggia come in Lungadige Rubele, non impestino l’aria con i fritti come in Piazzetta Pescheria e angolo via Oberdan, non utilizzino plateatici non autorizzati come in Ponte Pietra (ma su questo punto l’elenco sarebbe lunghissimo), non si avvalgano sistematicamente di superfici pubbliche, non adibite alla sosta, come parcheggio per auto proprie o per quelle dei propri clienti, non lascino i propri rifiuti (confezioni all’ingrosso) lungo la ciclabile come in via Nizza o a ridosso dei cassonetti oppure facendoli debordare come in via Rosa o presso l’ala dell’Arena o in via Stella o in via Ponte Vecchio….
      Insomma, siate proprio voi a riprendere pubblicamente i vostri colleghi da questi ed altri comportamenti indecorosi che danneggiano la nostra città. Sarebbe molto più efficace e certamente gradito da tutti.

  2. Paolo Ricci

    04/07/2019 at 08:46

    Grazie Giorgio, ma non pensi anche che, contestualmente a quanto proponi di “strutturale”, si potrebbero affiancare anche politiche di sostegno (detassazioni locali condizionate per locatori
    e conduttori o altro) per favorire la “biodiversita’”? (Bella l’analogia ecologica…).
    Paolo Ricci

  3. Giorgio Massignan

    03/07/2019 at 18:13

    L’inizio della fine del centro storico di Verona è iniziato negli anni sessanta, quando è cominciato il processo di espulsione degli abitanti originali per destinarli nelle nuove aree di espansione periferica e per sostituirli con attività più redditizie; che all’epoca erano uffici, studi e residenze di lusso. In seguito, con lo spostamento del direzionale e dei servizi all’esterno delle mura magistrali, il centro storico è stato trasformato in una sorta di parco tematico con attività collegate al turismo. Un turismo non di qualità, ma “mordi e fuggi”. I residenti sono diminuiti ancora di più e sono invece aumentati i negozi mono marca e di cianfrusaglie, i bar, le osterie, i ristoranti ed i BeB, che hanno occupato molti appartamenti liberati. La soluzione perché il centro storico torni ad essere una porzione di città è una sola: ripopolarlo di abitanti. Come? Innanzitutto fermando le nuove lottizzazioni esterne al limite urbano e favorendo il recupero delle migliaia di appartamenti non o sottoutilizzati. Poi, utilizzando le caserme, ed altri edifici dismessi, per realizzare edilizia economica popolare, PEEP, che permetta alle coppie giovani di abitare nel centro storico. L’aumento degli abitanti, provocherà l’apertura di quei servizi artigianali e di quei negozi di vicinato che ora stanno chiudendo, o sono da tempo chiusi. Si potrà così ricostituire la vecchia “biodiversità”, scusate l’uso, forse, inappropriato del termine, che aveva caratterizzato la vita nel centro storico.

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