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5G e nuove tecnologie smart, tra sogni, realtà e democrazia

Dopo l’accordo fra Comune di Verona, Agsm e TIM rimane il problema fra ciò che scienza e tecnologia promettono e le ricadute reali, lontane da un benessere sociale diffuso.

5G

Dopo l’accordo fra Comune di Verona, Agsm e TIM rimane il problema fra ciò che scienza e tecnologia promettono e le ricadute reali, lontane da un benessere sociale diffuso.

Verona all’avanguardia nel settore delle telecomunicazioni: sarà tra le prime città in Italia a sperimentare le nuove tecnologie NB-IoT e 5G. L’acronimo NB-IoT si riferisce a quello che ormai viene definito l’internet delle cose, cioè l’interconnessione dei dispositivi di cui siamo sempre più circondati, sul lavoro, in casa, per le strade. 5G si riferisce invece alle nuove reti di trasmissione di Quinta Generazione che utilizzeranno le fasce di frequenza delle microonde (da 3GHz a 300GHz) che consentiranno di aumentare esponenzialmente sia il volume dei dati trasmessi che il numero delle interconnessioni.

Una sperimentazione frutto dell’accordo siglato fra Comune di Verona, Agsm e TIM, dove TIM trarrà giustamente il proprio businnes, Agsm speriamo qualche vantaggio mentre i cittadini veronesi probabilmente fungeranno da cavia. Non così a Bruxelles la cui ministra regionale Céline Fremault ha deciso nell’aprile scorso di bloccare tale sperimentazione al fine di salvaguardare la salute dei propri concittadini in mancanza di dati certi sugli standard di emissione delle antenne 5G, e lo stesso a Ginevra in Svizzera dove un analogo piano di aggiornamento è stato bloccato. Nel frattempo un allarme sugli impatti della tecnologia 5G sulla salute umana e dell’ambiente è stato lanciato anche da 180 scienziati indipendenti. Nessuno vuole fermare lo sviluppo delle nuove tecnologie, ma un sano principio di precauzione richiederebbe prima studi affidabili sui livelli tollerabili di esposizione alle microonde del 5G, che si sommano alle radiofrequenze delle attuali antenne 4G.

Milena Gabanelli nel suo Dataroom recentemente dedicato al 5G ha spiegando in modo sintetico ed efficace il volto delle città future: milioni di km di fibra ottica e milioni di sensori che comunicano WiFi con migliaia di piccole antenne disperse capillarmente sul territorio, che trasmettono i dati a giganteschi data center dove algoritmi di intelligenza artificiale decidono in automatico le cose da fare.

Una visione accattivante del futuro dove la mobilità cittadina pubblica e privata sarà gestita da algoritmi che ottimizzeranno in tempo reale i percorsi ed i flussi dei mezzi e delle persone. Dove le ambulanze trasmetteranno i dati dei pazienti trasportati mentre contemporaneamente medici in ospedale predispongono le cure di emergenza. Dove i cassonetti delle immondizie dotati di sensori daranno informazioni in tempo reale alla società di raccolta per ottimizzare i giri di svuotamento, e così le reti di energia elettrica, gas e acqua ed illuminazione pubblica per servizi sempre più efficienti e tempestivi. Non solo, grazie alla domotica, dai nostri elettrodomestici connessi in rete saremo informati se il frigo è vuoto o se la lavatrice o la lavastoviglie avranno terminato il ciclo di lavaggio.

Poi, risvegliati dalla fase onirica e tornati alla realtà, ci accorgiamo che in Italia mancano medici di base, chirurghi ed anestesisti, e in alcune aree pure le ambulanze. Che smart vuol dire intelligente, ma che non può essere intelligente una città dove si continua a privilegiare il trasporto privato, mentre le strade sono anche piene di buche. Che viviamo in città dove ci sono poveri ed immigrati che dormono per strada e fanno la fila alle mense dei frati. Dove decine di migliaia di famiglie in provincia di Verona non hanno acqua potabile di rete ed hanno bevuto per decenni acqua di falda contaminata da Pfas.

Qualcuno rifletterà sul fatto di avere in casa un frigorifero domotico “intelligente”, ma un lavoro precario con un salario scarso che rende complicato riempirlo, mentre altri, dopo aver ascoltato ammaliati la Gabanelli illustrare le mirabolanti offerte delle nuove tecnologie, scopriranno quanto sia innovativo e smart essere licenziati via SMS.

Milena Gabanelli nel suo Dataroom ha sorvolato sui problemi sanitari delle antenne 5G rilevando invece rischi sulla sicurezza e protezione dei dati, dato che pochissimi gestori avranno in mano miliardi di dati e il controllo totale sul funzionamento di sistemi complessi come città e metropoli, dove è labile il confine fra normalità e caos. Per non parlare della gestione dei dati personali dei cittadini dove è concreto il rischio di usi impropri, manipolazioni e condizionamento, che ricordano con un sottile brivido 1984 di George Orwell.

È evidente inoltre la discrasia fra ciò che scienza e tecnologia continuamente promettono di realizzare e le effettive ricadute reali, spesso marginali, limitate a pochi privilegiati e lontane da un benessere sociale diffuso.

Scienza e tecnologia sono importanti e ci guidano verso il futuro, ma il problema è: da chi è deciso e orientato lo sviluppo scientifico? Da chi sono decise, finanziate e gestite le nuove tecnologie? C’è bisogno di maggiore partecipazione e democrazia nella loro gestione, per evitare il rischio che sia proprio il loro uso distorto e manipolato a soffocare il progresso umano e la stessa democrazia.

Claudio Toffalini

Written By

Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

1 Comment

1 Comment

  1. Alessandra

    29/06/2019 at 08:50

    Mi sono chiesta anch’io “Ma chi le decide queste cose? Lo sa quali sono le conseguenze sulla salute? Ha studiato? Si è informato?”. O è ancora nella fase onirica? A tutto quello che Lei ha scritto e condivido pienamente e con molta preoccupazione, aggiungo un’altra contraddizione dei ns amministratori comunali, da un lato orientati a tecnologie fantasmagoriche e dall’altro ad un nuovo sistema di trasporto, leggi filovia, anacronistico, obsoleto e devastante, a conferma della loro mancanza di sensibilità verso la salute di persone ed ambiente.

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