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Paolo Berizzi nella tana del lupo, uno schiaffo al fascismo di ritorno

L’ex Procuratore Papalia: «Il ritorno al fascismo non si manifesta più con le camicie nere che sfilano in piazza ma con altre azioni che oramai non scandalizzano più le coscienze».

Verona Nazitalia
Verona Nazitalia

Presentato a Verona il libro Nazitalia del giornalista Paolo Berizzi. L’ex Procuratore Papalia: «Il ritorno al fascismo non si manifesta più con le camicie nere che sfilano in piazza ma con altre azioni che oramai non scandalizzano più le coscienze».

La sera di mercoledì 26 giugno è stato presentato nella Sala Conferenze Erminio Lucchi (quartiere Stadio, Verona), il libro di Paolo Berizzi, dal titolo NazItaliaviaggio in un Paese che si è riscoperto fascista (Baldini-Castoldi editore). La partecipazione all’evento è notevole, giungono persone e associazioni di Padova, Venezia e parte del Nord-Est. Insieme a Berizzi, giornalista di la Repubblica, intervengono l’ex procuratore capo di Verona Guido Papalia (nostra intervista ndr) il direttore di la Repubblica Carlo Verdelli e lo street artist Pier Paolo Spinazzé, in arte Cibo (nostra intervista ndr) famoso per cancellare i messaggio d’odio dagli spazi pubblici con immagini raffiguranti del cibo. All’esterno della Sala c’è un po’ di tensione, vengono intonati cori di sdegno per la presentazione del libro ma la presenza capillare della Polizia contiene la possibilità di un qualsiasi scontro.

Dopo i ringraziamenti e l’introduzione di Lorenza Costantino, giornalista de L’Arena, prende la parola Berizzi dichiarando di non volere più rimanere in silenzio di fronte ad alcuni fenomeni dichiaratamente intolleranti. «Nel momento in cui lo Stato scioglierà i gruppi neofascisti e neonazisti – sostiene l’autore – io rinuncerò alla mia scorta ma quello che manca è la volontà politica. Credo che la vicenda di Verona, dove si cerca di boicottare la presentazione di un libro, sia l’eco di una propaganda e di una certa complicità istituzionale che diffonde e accetta messaggi d’odio».

Paolo Berizzi

Paolo Berizzi

L’autore del libro, sotto scorta per le minacce ricevute da gruppi di estrema destra, non trascura il caso Verona e alcune vicende che l’hanno portata sulla cronaca nazionale. Dalla bandiera nazista esibita allo stadio Bentegodi, ai canti Siamo una squadra fantastica fatta a forma di svastica durante la festa in piazza Bra per la promozione in seria A. Senza tralasciare le personalità dell’estrema destra legate e inserite nell’Amministrazione comunale veronese.

Dopo Berizzi prende la parola Cibo: «Sono cresciuto a Verona, quello che da giovane vedevo solo nella mia città, laboratorio dell’estrema destra, ora lo noto nell’Italia intera. Credo sia necessario agire, in qualche maniera. Usando le bombolette sono riuscito a dare fastidio a certe persone. La passione degli italiani per il cibo, capace di interrompere le discussioni per unire nella convivialità di un pasto, è l’ispirazione delle mia arte che è un invito a condividere le cose buone in maniera semplice per cancellare il male e l’odio. Il mio antifascismo è molto leggero, per questo credo possa essere capito e compreso da molti».

Nazitalia, Verona

Guido Papalia, Carlo Verdelli, Paolo Berizzi, Cibo, Lorenza Costantino

Prosegue il dibattito Papalia «Il ritorno al fascismo non si manifesta più con le camicie nere che sfilano in piazza o con altri gesti tipici del Ventennio – sostiene l’ex procuratore capo – ma con altre azioni che oramai non scandalizzano più le coscienze. Coloro che definiscono tali azioni come bravate talvolta ottengono un seguito elettorale notevole». Papalia critica il comportamento del Consigliere comunale Andrea Bacciga, presente tra il pubblico, definendolo «di una gravità eccezionale per il ruolo che svolge. Non è mai capitato che in un Consiglio comunale un rappresentante del popolo rispondesse con il saluto romano a gruppi di manifestanti».

Andrea Bacciga

Andrea Bacciga

Conclude il dibattito Verdelli, direttore di la Repubblica, il quale ha sentito il dovere di partecipare alla presentazione del libro e di stare vicino a Berizzi per l’importanza dell’argomento e per essere solidale con un collega sotto scorta. «Azioni come il recente pestaggio dei ragazzi che indossavano la maglietta del Cinema America, pochi anni fa non erano immaginabili. Paolo Berizzi, nonostante le minacce di morte che riceve quotidianamente porta avanti il suo lavoro rischiando la propria vita e quella della sua famiglia, anche per questo sono qui con lui».

Zeno Massignan

Recensione Nazitalia di Paolo Berizzi
Aprile 2018. L’Italia si appresta a festeggiare il 73° anniversario della Liberazione, mentre alle elezioni del 4 marzo ha vinto un centrodestra a guida leghista, grazie anche ai voti neofascisti. Nel 2017 Paolo Berizzi, con i suoi scoop su la Repubblica, ci ha raccontato la nuova marcia su Roma di Forza Nuova, il lido «mussoliniano» di Chioggia, il blitz del Veneto Fronte Skinheads nella sede di un’associazione pro-migranti di Como. Fino alla tentata strage di Macerata nel febbraio 2018. Episodi sintomo di un’escalation fascioleghista e xenofoba allarmante, di fronte alla quale l’Italia si divide fra chi minimizza o dà la colpa all’«immigrazione fuori controllo», come il leghista Salvini, e chi assicura che «il fascismo in Italia è morto per sempre». Non è così. In questo libro, che corona quindici anni di inchieste, forte dei retroscena inediti sulla svolta a destra della Lega e dei racconti di un pentito di Forza Nuova, Berizzi fotografa in maniera vivida un Paese che si è riscoperto fascista, o forse sotto sotto non ha mai smesso di esserlo. Un Paese in cui i media e i partiti, sia di destra che di sinistra, sono sempre timidi a parlare di fascismo e a stigmatizzare certe derive. È uno sdoganamento in corso da anni, colpa anche dell’inedia di istituzioni e organi dello Stato. E che continuerà sotto le nuove forme del populismo sovranista, mentre partiti come CasaPound e Forza Nuova puntano a sostituirsi allo Stato e a radicarsi sul territorio offrendo assistenzialismo di strada e sicurezza fai da te. Oggi più che mai, quindi, mentre i fascisti del terzo millennio agiscono nelle piazze e nel web, con la violenza e la beneficenza, bisogna far nostro il monito che Umberto Eco lanciava sul «fascismo eterno», capace di riproporsi sempre sotto forme liquide e larvate: «il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue forme, ogni giorno, in ogni parte del mondo». È questo lo spirito appassionato del viaggio di Berizzi. (Da Amazon)

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Written By

Zeno Massignan è nato a Verona nel 1988, laureato in Lettere con un percorso in Storia dell’Arte, laureato in Gestione ed Economia dell’Arte. Ha lavorato nel settore marketing e comunicazione per alcune istituzioni museali. Pratica e insegna judo, appassionato di arte, apprezza la convivialità e la vita all’aria aperta. zeno.massignan@hotmail.it

3 Comments

3 Comments

  1. Maurizio Danzi

    28/06/2019 at 16:40

    Bacciga è una deriva. Se vedi il flusso di voti la sua origine è molto precisa. Sboarina aveva una prospettiva e sapeva di dover caricare tutti. E’ stato molto inclusivo: non poteva fare altro. Bacciga apparterrà a una area contigua in linea di principio ma dopo le sue sceneggiate non l’ho messo io alla vicepresidenza della commissione Cultura in attesa che l’assessore Briani tolga definitivamente il disturbo. Verona è sempre stata di centro sinistra e la destra destra ha sempre espresso vistose minoranze (pur non dimenticando Salò, la rosa dei venti,la Nato ,ecc.). Il punto è, e su questo concordo, chi non vota che cosa esprime? A cosa rimanda? Ti risulta che ci sia inquietudine tra le minoranze?

  2. Maurizio Danzi

    27/06/2019 at 11:20

    Continuo a pensare che giuridicamente sia legittimo differenziare gli esecutori dai mandanti che normalmente perseguono un progetto molto più profondo e a lungo raggio. La pericolosità è diversa: di fronte al gesto del consigliere Bacciga la riflessione la deve fare la magistratura. La sua protervia gli ha fatto ieri sera assaporare un sentimento a lui fino a ora sconosciuto: la libertà.
    Il suo fiero mandante invece risiede sullo scranno di Palazzo Barbieri: Bacciga è stato portato in Sala Gozzi (sono certo che l’avvocato buonanima si sarà rivoltato nella sua tomba vedendo il gesto di Bacciga condannato dalla Storia) nella Lista dell’ex assessore allo sport della giunta Tosi. E’quel giovanotto che deve essere combattuto, è lui il mandante sotto mentite spoglie, il leader di una maggioranza silenziosa che propone e dispone di una città con un terzo dei voti dei veronesi. Le passeggiate serali o i roboanti richiami a una storia che si attribuisce a partire da Alessandro Magno non mi spaventano, mi spaventa la assoluta inconsistenza e spesso impreparazione di una opposizione che comunque in quella sala dedicata a un Sindaco vero ci è entrata.

    • Redazione2

      27/06/2019 at 12:06

      Non sono molto d’accordo Maurizio. Secondo me il consigliere in questione per il Sindaco costituisce un problema, più che essere il suo mandante. Non ci piove che Sboarina sia di destra ma c’è modo e modo anche per essere di destra. Certo è che ogni volta che il consigliere apre bocca il sindaco, tacendo, perde parte del consenso. La massa dei veronesi può anche essere di destra ma i cittadini conservano un sedimento democristiano che non tollera certi eccessi. Per amore del quieto vivere, per non danneggiare affari e relazioni. Quella di Verona è una storia bella ma ci sono ombre di cui andare poco fieri che ultimamente vengono più o meno consapevolmente evocate: cui prodest? Non certo a Sboarina. Ma posso anche sbagliarmi. g.m.

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