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Vangelo

La moltiplicazione dei pani e dei pesci insegna a condividere

Il poco se condiviso, serve per sfamare tutti. Nel racconto la parola moltiplicazione non esiste. L’abbiamo inventata noi. L’evangelista parla infatti di “con-divisione”

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Luca
In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.
Luca 9,11-17

La moltiplicazione dei pani non è un bel racconto del miracolo di Gesù per sfamare la gente. Per gli studiosi dei vangeli è invece il tentativo di spiegare il significato profondo del fare eucarestia. Perciò il vero miracolo non è quello della “moltiplicazione” dei pani, ma quello della “condivisione” dei pani. Infatti, appena si presenta il problema del mangiare, i discepoli non sanno cosa fare perché hanno solo “cinque pani e due pesci”, ed allora cercano di “scansarlo” e si rivolgono a Gesù dicendo: «Mandali via perché possano andare a cercarsi da mangiare». La loro logica è quella del “ognuno si arrangi” e quindi non resta che mandarli via e che vadano a comperarsi da mangiare. La logica di Gesù invece è quella di creare comunità, di imparare a condividere non solo i sogni, i progetti, ma anche il pane, quello che si ha.

Gesù istituisce il ministero del “prendersi cura”. Bisogna dare del proprio: quello che si ha, quello che si è. C’erano soltanto cinque pani e due pesci. Eppure: «Tutti mangiarono a sazietà». Il poco se condiviso, serve per sfamare tutti. Nel racconto la parola moltiplicazione non esiste. L’abbiamo inventata noi. L’evangelista parla di “con-divisione”, di partecipazione di tutti.

Noi siamo ricchi solo di ciò che abbiamo donato. Alla fine, sul nostro conto, troveremo solo ciò che avremo condiviso con gli altri. Di fronte a certi dati drammatici sulla fame, sulle tragedie delle guerre che non finiscono mai, come in Siria, in Libia, in Palestina, sentiamo la nostra impotenza. Diciamo: ma che cosa posso fare io? Anche noi come i discepoli siamo tentati di dire: Dio perché non fai un miracolo? E Dio risponde anche a noi: “date voi stessi da mangiare”. Dio chiede la nostra collaborazione. Dio non si sostituisce ai nostri doveri, alle nostre responsabilità. Ecco che cosa vuol dire celebrare l’Eucarestia.

Incomincia a dividere quel poco che hai, quel poco che sei. Impegnati a vivere uno stile di vita diverso, più sobrio. Cerca di non sprecare più il cibo, di non inquinare più l’acqua. Incomincia a svuotare gli armadi delle cose inutili, che non usi più. Pensa a quante persone possono aver bisogno proprio delle tante cose che metti da parte e che non userai mai più. Ma ricordiamoci che non c’è fame soltanto di pane, non c’è solo bisogno solo di cose. Dobbiamo imparare a condividere anche i nostri affetti, il nostro tempo, le nostre gioie, le nostre sofferenze. Dobbiamo passare da una eucarestia da “adorare”, ad una eucarestia da “condividere”. Dobbiamo passare da una eucarestia intesa come “sacrificio”, ad una eucarestia intesa come “banchetto”. Il Vangelo ci ricorda che il “con-dividere”, il mettere in comune i propri pani, non vuol dire che dobbiamo rinunciare alla nostra cena, ma al contrario, l’esperienza del condividere, trasformerà la nostra “cena-eucarestia” in un banchetto, in una festa.

don Roberto Vinco
Domenica 23 giugno 2019, Corpus Domini

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2 Comments

2 Comments

  1. Paolo Caliendo

    28/07/2020 at 11:58

    Bene. Mi hai confermato quanto pensavo. Discussi con un tale predicatore, il quale sosteneva che i discepoli avevano agito bene. Io invece penso che i discepoli non volevano tirar fuori soldi per poter comprare il pane. I soldi li avevano, il vangelo parla di 200 denari. Bellissimo questo aggancio: Adorazione-Eucaristia. Senza lo sguardo sui poveri non c’è Eucaristia.

  2. Maurizio Danzi

    28/06/2019 at 16:24

    Vorrei affrontare con te un tema per me doloroso: la comunità cristiana. Ricordo Bonhoffer: “tema la comunità chi non sa stare in solitudine e tema la solitudine chi non sa stare in comunità”. Dopo una esperienza trentennale che tu conosci vago come un ebreo errante. E proprio lo spezzare il pane in comune mi manca. Sto perdendo il senso della relazione cristiana.
    Grazie della tua parola

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