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Sconfitta storica per Verona la mancata fusione Agsm Ascopiave Aim

Verona ha perso l’ultima vera occasione di dar vita ad una multiutility del Nordest. Cronistoria e responsabilità politiche. In politica le scelte mancate si pagano con gli interessi.

Verona ha perso l’ultima vera occasione di dar vita ad una multiutility del Nordest. Cronistoria e responsabilità politiche.

La notizia di questi giorni, circa l’intesa raggiunta tra Ascopiave di Treviso e la multiutility emiliano-romagnola Hera, costituisce una dura sconfitta per la veronese Agsm, che ancora una volta ha perso l’ultima vera occasione di dar vita ad una multiutility del Nordest, attraverso la fusione con Aim di Vicenza e la stessa Ascopiave. Una sconfitta frutto dell’assenza di strategia e di determinazione da parte dell’amministrazione comunale Sboarina, che costituivano le condizioni di partenza indispensabili in un mercato fortemente competitivo, caratterizzato dalla presenza di alcuni campioni nazionali dotati di dimensione e di capacità di penetrazione superiori.

Basta ripercorrere brevemente le vicende degli ultimi anni per capire che il risultato ha precise responsabilità politiche che chiamano in causa la maggioranza politica leghista che regge il Comune dal 2007 e che per incapacità e assenza di iniziativa ci ha portato a questa situazione. Dopo che si era persa ogni possibilità di intesa, avviata dall’amministrazione Zanotto, con altre multiutility dell’Emilia- Romagna, alcune delle quali hanno contribuito alla nascita di Hera, rimaneva, come ultima possibilità disponibile, la fusione con Aim e, successivamente, con Ascopiave.

L’accordo con Aim era subito a portata di mano tanto che il sindaco di Vicenza Achille Variati sollecitò in tutti i modi, anche con visite specifiche al Sindaco di Verona, la realizzazione della fusione, ma Federico Sboarina e il presidente Agsm Michele Croce temporeggiarono e nel frattempo, con scorrettezza istituzionale e povertà strategica, si rivolsero a Mantova e a una piccola utility sulla sponda bresciana del Lago di Garda. Soltanto quando a Vicenza fu eletto un sindaco leghista il discorso venne ripreso ma mai con la dovuta celerità, tanto che per partecipare alla gara per l’intesa con Ascopiave fu necessario mettere assieme un nuovo soggetto di scopo tra Agsm, Aim e la multiutility lombarda A2A che, dati i rapporti di forza economica, appariva come il possibile soggetto compratore del tutto. Alla fine, Ascopiave ha preferito Hera per l’insieme degli elementi di trasparenza e di garanzia di integrazione della sua proposta, mandando a carte quarantotto l’ipotesi di multiutility del Nordest.

Ora a Verona si cerca di coprire la sconfitta rilanciando l’ipotesi di fusione Agsm-Aim, presentandola come nuova multiutility del Veneto. Ma è chiaro che si tratta di una fusione in tono minore, di dimensione inadeguata rispetto al mercato. Al punto che, contemporaneamente, si sta trattando per realizzare un rapporto di partnership con A2A per la gestione dei rifiuti. Per Verona si tratta di una macroscopica contraddizione e di una vendetta della politica.

Dopo aver inopinatamente chiuso il progetto originario di Cà del Bue, ora per risolvere il problema dei rifiuti si è costretti ad allearsi con Brescia che è in grado affrontarlo tramite un termovalorizzatore che Agsm ha rifiutato, con grave sperpero di risorse dei cittadini veronesi. Una grave sconfitta questa dell’intera classe politica veronese degli ultimi anni, Pd compreso, che con grande improvvisazione e superficialità ha pensato di risolvere il problema dei rifiuti innalzando con una legge regionale il numerino della percentuale della raccolta differenziata, rimasta solo sulla carta.

Da questa indecorosa vicenda emergono almeno due insegnamenti. Primo, in politica le scelte mancate difficilmente si recuperano e si pagano con gli interessi. Secondo, i problemi complessi richiedono studio e analisi per la ricerca di soluzioni adeguate, le scelte improvvisate e semplicistiche ci riportano al punto di partenza e, non avendo la soluzione, si è costretti a dipendere da chi, con diverso impegno, le ha trovate. Una lezione particolarmente necessaria per chi pensa che tutto si risolva proclamando “padroni a casa propria”.

Luigi Viviani

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Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

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