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Opinioni

Patacche e monumenti. Dalla casa di Giulietta a Verona città della cultura

Basterebbe un minimo di coscienza del proprio patrimonio artistico e culturale da parte di chi ha preteso il timone della città. Quel minimo che a Verona proprio non c’è.

Casa di Giulietta
Casa di Giulietta, Verona

Basterebbe un minimo di sensibilità e di coscienza del proprio patrimonio artistico e culturale da parte di chi ha preteso il timone della vita cittadina. Quel minimo che oggi a Verona proprio non c’è.

C’è qualcosa di imbarazzante, e che investe a parer nostro persino la sfera della morale, nello sgomitare affannoso di più attori (istituzioni e imprenditori) attorno al progetto della nuova Casa di Giulietta, inteso, ormai è chiaro a tutti, ad un unico scopo del tutto estraneo a ragioni culturali: incamerare quanto più denaro possibile da “una bufala di talento” (Philippe Daverio) che di denaro già ne porta tantissimo a Verona, catalizzatrice com’è di almeno la metà del flusso turistico di cui beneficia l’intera città.

Che cosa mai potrà essere questo “museo di Giulietta” lo possiamo facilmente immaginare, mentre è ancora in corso la furibonda battaglia per spartirsi le quote del biglietto d’ingresso (ancora non è stato deciso dove sarà collocato) e quasi alla scadenza del bando d’appalto spuntano dal nulla nuovi pretendenti: una seconda patacca costruita sulla prima, e riempita di chissà quante altre patacche “originali”, per le quali, senza dannarsi troppo l’anima, consiglierei di rivolgersi ai cinesi o a Napoli, dove si dice vengano prodotti in serie frammenti del Muro di Berlino.

Proviamo a pensarci. Mentre lungo il percorso tra il Teatro Nuovo e il cortile del finto balcone una voce suadente e flautata declamerà i versi dei due sfortunati amanti, tra luci soffuse, lune di cartapesta, video di balli in maschera e di duelli, nelle vetrine collocate ad arte bisognerà pur metterci qualcosa: il pugnale con cui Tebaldo uccide Mercuzio? La spada con cui Romeo infilza Paride? Un’allodola in carne e piume e, già che ci siamo, l’usignolo invocato invano da Giulietta? Copie (cos’altro sennò?) di stampe celebri? Un gran bel colpo potrebbe essere un ritratto di Rosalina, lamata da Romeo che nessuno ha mai visto comparire sulla scena e che a nessuno è mai venuto in mente di raffigurare. Per i finti costumi depoca basterà un salto nei depositi dellEnte Lirico, mentre si potrebbero ingaggiare ad ore con modica offerta un frate del Barana per Lorenzo e per la balia un’opulenta badante dell’est. Veleni e pozioni magiche verrebbero invece, di diritto, dall’Erboristeria Sprea, che potrebbe anche aprire alla fine del percorso un suo punto shop con una nuova linea di prodotti ad hoc (insonnia? provate la pozione fra’ Lorenzo). Ma osando anche di più, e come ormai pretende e spesso ottiene il pubblico delle grandi “serie” cine-televisive, con un lieve sovrapprezzo si potrebbe assistere a richiesta ad un diverso happy end matrimoniale tra Giulietta e Romeo, una sorta di Pretty woman scaligera che certamente scioglierebbe i cuori di molti visitatori. Stiamo scherzando, d’accordo, ma poi non tanto: prendete nota, perché il risultato finale non sarà molto diverso.

Arsenale, Verona (foto Verona In)

Arsenale, Verona (foto Verona In)

Sono forse ingenuo o uno di quegli intellettuali elitari oggi additati a nemici del “popolo”, ma è morale tutto questo gran daffare della politica, delle istituzioni culturali e di alcuni imprenditori per una Disneyland scespiriana ad uso di turisti da portare all’ammasso tra uno scampanellio e l’altro del registratore di cassa? Il turista già paga abbondantemente il suo ticket per Giulietta sotto le forme più varie: dal pedaggio ogni anno incrementato del parcheggio dei pullman alle cianfrusaglie di via Cappello, dal “coperto” salato dei locali di piazza Erbe al tutto più rincarato in loro onore del centro storico. Non è già abbastanza? Giulio Tamassia ebbe le fortunate intuizioni delle “lettere a/da Giulietta” e del premio “Scrivere per amore”. Perché non proseguire su questa strada istituendo, ad esempio, tra università, assessorato alla Cultura e Stratford-uponAvon, un centro studi scespiriani? Non lo frequenterebbero centinaia di migliaia di turisti, ma di sicuro Verona acquisterebbe più credito come città della cultura.

Patacche che smuovono interessi commerciali e monumenti autentici che deperiscono invece nell’indifferenza o nell’incapacità di chi dovrebbe averli a cuore come i veri, rari tesori che sono. Ci riferiamo all’Arsenale, che più di ogni altro luogo o soggetto a Verona traduce in modo plastico l’incapacità della sua classe dirigente, politica e non, a progettare qualcosa di meglio delle piazze dei sapori. Di tutte le strampalate ipotesi che sono circolate negli ultimi 40 anni sul destino di questo splendido gioiello dell’architettura asburgica, che nemmeno Vienna può vantare, quella immediatamente scartata da tutti è di farne interamente una cittadella della cultura, dove ospitare tutte le più accreditate associazioni culturali entro un polmone verde che darebbe ossigeno al centro storico e a Borgo Trento ormai assediato dal traffico.

Città romana, città dantesca, città scespiriana, Verona potrebbe fregiarsi a buon diritto anche del titolo di città asburgica, avvalorato oltre che dall’Arsenale, dai forti delle Torricelle, dal Macello, dalla Dogana, dalle fortificazioni attorno alle mura e nell’immediata periferia, dai palazzi governativi del centro storico, che ogni anno sono oggetto di studio e di valorizzazione da parte di studiosi, storici e architetti di tutto il mondo. Costruirvi attorno un percorso di valorizzazione non farlocco come quello della Casa di Giulietta (Juliet’s Farm: vuoi mettere!) non sarebbe poi tanto difficile. Basterebbe un minimo di sensibilità e di coscienza del proprio patrimonio artistico e culturale da parte di chi ha preteso il timone della vita cittadina. Quel minimo che oggi a Verona proprio non c’è.

Mario Allegri

Written By

Mario Allegri ha insegnato letteratura italiana contemporanea alla Facoltà di Lettere di Verona. Ha pubblicato vari saggi letterari in riviste, giornali e presso editori nazionali (Utet, Einaudi, La nuova Italia, Il Mulino). Ha partecipato come indipendente alle primarie 2011 per l'elezione del sindaco a Verona. marioallegri9@gmail.com

4 Comments

4 Comments

  1. claudio balasso

    13/06/2019 at 14:04

    Completamente d’accordo ! Aggiungerei l’osceno ignorare, senza nemmeno affiggere un cartello, l’incrocio di due strade romane in piazza Dante.

  2. Giorgio Massignan

    13/06/2019 at 09:51

    Caro Mario, da troppo tempo chi gestisce il centro storico, a proprio uso e consumo, è la lobbie dei commercianti, che della vera cultura non importa nulla e che considera la Verona storica non tanto un valore da salvaguardare, ma una sorta di parco tematico da sfruttare. Stendo un velo pietoso sui nostri amministratori, attuali e passati.

  3. Gianni Falcone

    13/06/2019 at 07:25

    Ecco spiegata senza tanti giri la differenza tra capitale della cultura e cultura del capitale.

  4. Maurizio Danzi

    13/06/2019 at 00:54

    Non so se sia terminata la vendita delle pietre che Gesù non aveva per posare il capo. I teschi di San Giovanni decollato bambino completano l’arredamento di molte camerette. Ma la fatica più grossa è capire dopo due anni due che cosa si intende fare dell’Arsenale, un Cicolini di ritorno dal De bello Albanensis nel II anno P.S.N. (dopo la nascita di Sboarina) non è persona da lasciarsi sfuggire. Ricorda il Principio di Peter che l’amministrazione sta elevando a massimo sistema.

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