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Vangelo

Pentecoste, luogo della comunione, dell’incontro, della fraternità

Babele e Pentecoste sono due realtà molto attuali. Se si vuole costruire una Verona più umana, bisogna fare della nostra città non una Babele ma una Pentecoste

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». Giovanni 14,15-16. 23b-26

«Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire … venne all’improvviso dal cielo un rombo come di vento … e apparvero lingue come di fuoco … ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo». Atti 2,1-11

La festa di Pentecoste per gli ebrei era la festa della mietitura, che si celebrava 50 giorni dopo la Pasqua. Per i cristiani è la festa dello Spirito. La festa della nascita della Chiesa. Noi parliamo spesso di Gesù, del Padre, ma molto poco dello Spirito. Ma chi è lo Spirito Santo? Giovanni chiama lo Spirito “il Paraclito”. Parola greca che significa: paràkaleo, colui che sta accanto, colui che viene in aiuto, il consolatore. Quindi chiamare lo Spirito “il Paraclito”, per Giovanni vuol dire che Dio è colui che si fa prossimo a noi. È colui che ci aiuta a vivere.

La Bibbia non ci dice mai “chi è Dio”, ma “che cosa fa Dio per noi”. Lo Spirito Paraclito quindi non è altro che la forza di Dio che, come il “vento”, ti spinge ad andare avanti. È quella energia, quel “fuoco” misterioso che ti dà la forza di affrontare con passione la vita e trasforma la paura in coraggio. Negli Atti degli Apostoli invece l’evangelista Luca ci presenta la Pentecoste come l’opposto della Torre di Babele. La Torre di Babele è stata il simbolo della confusione. È stata la negazione delle diversità. La Pentecoste invece è il luogo della comunione, dell’incontro, della fraternità. Babele e Pentecoste non sono due fatti del passato, ma due realtà molto attuali. Anche oggi assistiamo allo scontro tra la cultura della divisione e la cultura dell’accoglienza, tra la cultura del “paroni a casa nostra”, del “prima gli italiani” e la cultura del dialogo e della condivisione.

La Pentecoste simboleggia il battesimo della Chiesa. La Chiesa nasce come una “festa dei popoli”, come “festa dell’altro”. Come spazio dove tutti sono importanti. Dove il diverso non è considerato un problema, ma una ricchezza. Se si vuole veramente costruire una Chiesa diversa, una Verona più umana, bisogna partire da questo progetto profetico: fare della nostra città, non una Babele, ma una Pentecoste.Verona è circondata da ben tre mura: quelle romane, quelle medioevali e quelle austriache. Ma la nostra città è anche piena di ponti. Solo nel centro storico ce ne sono ben sette.

Ecco che cosa dovrebbe essere la nostra piccola Pentecoste quotidiana: cercare di realizzare tra di noi una Comunità, dove si parla una sola lingua, non il latino e nemmeno l’inglese, ma la lingua dell’amore, quella dei gesti, dei fatti; dove si celebra un solo rito, quello di Gesù, quello della lavanda dei piedi, il rito dell’accogliere e del servire. Forse, soltanto in questo modo le nostre paure possono trasformarsi in una nuova opportunità storica: partecipare attivamente alla nascita di un mondo nuovo, multiculturale, colorato, tollerante, dove si vive la “convivialità delle differenze”.

Norberto Bobbio, Elogio della mitezza
“Di fronte ai grandi problemi, mi ritengo un uomo del dubbio e del dialogo. Del dubbio, perché ogni mio ragionamento su una delle grandi domande, termina quasi sempre, o esponendo la gamma delle possibili risposte, o ponendo ancora un’altra grande domanda. Del dialogo, perché non presumo di sapere quello che non so, e quello che so, lo metto alla prova continuamente con coloro che presumo sappiano più di me”.

don Roberto Vinco
Domenica 9 giugno 2019

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

1 Comment

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  1. Maurizio Danzi

    12/06/2019 at 11:40

    Il giorno di Pentecoste di ventuno anni fa ho chiesto che mio figlio venisse battezzato. Nella messa domenicale della allora comunità di San Zeno a cui in comunione partecipavo. Ho sempre sentito questa festa come profondamente mia, nel senso di intima appartenenza. Dio è nel vento leggero e prima di avere verità da divulgare sarà bene ricordarsi di togliere i calzari perché la terra attorno al roveto è sacra.

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