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Cultura

La Chiesa Valdese, Dostoevsky e la Lunga notte delle chiese

Il 7 giugno, in via Duomo 10, Sandra Ceriani leggerà brani di Delitto e Castigo commentati da Lorenzo Gobbi. Musica di Enrico Panizzi, con Nicola Sfredda a dirigere il Coro ecumenico

Ippolito Dell'Anna e Agnese Corsi in Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij

Il 7 giugno alle 20,30 la Chiesa Evangelica Valdese di Verona (via Duomo 10) ospiterà “La lunga notte delle chiese”, un’occasione di incontro interconfessionale e di conoscenza della presenza cristiana e del suo valore storico, artistico e culturale. Nata a Belluno in ambito cattolico, l’iniziativa si è diffusa in 17 diocesi, coinvolgendo più di 40 Chiese, che resteranno aperte al pubblico proponendo eventi culturali e artistici totalmente gratuiti.

«Siamo parte viva del tessuto della società italiana – afferma Laura Testa, pastora della Chiesa Valdese di Verona – una Chiesa nata in Italia e presente dal XII secolo, che anticipa i grandi temi che saranno della Riforma Protestante, prima fra tutte la  centralità della Parola di Dio e di Gesù Cristo.  Una Chiesa non gerarchica, sempre in dialogo con le altre confessioni cristiane e che si spende in un impegno sociale attivo e concreto destinando tutto il proprio 8 per mille ad attività di tipo sociale, educativo, umanitario in Italia e all’estero: neppure un euro viene utilizzato per fini di culto. “La lunga notte delle chiese” è un’occasione bella per tutti i “diversi” cristiani per cercare di indicare qualcosa della fede in Cristo che cambia le nostre vite ogni giorno, tutti insieme e in tante diverse accezioni e sfumature».

Ha scelto Dostoevsky, la Chiesa Valdese di Verona, per dialogare con la città: in particolare, il dialogo tra Sonja e Raskolnikov in Delitto e castigo. La lettrice Sandra Ceriani ne leggerà dei passi, mentre lo scrittore e saggista Lorenzo Gobbi ne commenterà il significato, proponendo una riflessione sulla colpa, sulla grazia e sul perdono: la grazia inaspettata raggiunge Raskolnikov, autore di un duplice delitto tanto crudele quanto inutile, attraverso Sonja, la più disprezzata e umiliata delle donne. La musica di Enrico Parizzi, violista barocco, e le voci del Coro Ecumenico (composto da cattolici e protestanti) diretto da Nicola Sfredda segneranno le tappe della riflessione e della lettura.

Tutto cambia, per il giovane Rasklnikov, nell’incontro con una giovane donna, Sonja, che la povertà della sua famiglia costringe a una vita da emarginata: di fronte a lei egli si vanta del delitto che ha commesso, se ne giustifica e si assolve, passando in rassegna le proprie ragioni una dopo l’altra. Sonja non lo giudica e non lo condanna, ma gli fa comprendere la verità di ciò che ha fatto semplicemente opponendogli la propria innocenza: lei, prostituta di strada, gli offre il proprio amore incondizionato assieme alla Parola che salva.

«Questo brano – spiega Gobbi – ci offre lo spunto per riflettere sul cuore del messaggio cristiano: la grazia, il perdono gratuito che rinnova l’esistenza e che prescinde da qualunque merito, mediazione o azione umana». «Sonja – aggiunge la pastora Testa – è un personaggio doloroso, una donna che tutti si sentono autorizzati a disprezzare, e da cui nessuno si aspetterebbe di ascoltare l’annuncio cristiano della salvezza. Ella, nel racconto di Dostoevsky, personifica Cristo umiliato e deriso, ferito e disprezzato: l’amore di Cristo che promana dalla Croce coinvolge e salva Sonja, così come raggiunge la nostra umanità fragile e spezzata. Egli offre la propria Parola di salvezza e raccoglie ogni persona dal basso della sua umiliazione, mai con l’ira del giudizio né con la richiesta severa di un’espiazione, ma con la parola che libera e consola. La verità che Cristo ci dona non è la verità di una sentenza di condanna, anzi: “dove sono i tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata? … Neppure io ti condanno, va e non peccare più” (Vangelo secondo San Giovanni, cap. 8,11), dice Gesù a una donna che tutti ritenevano giusto uccidere a sassate. La grazia è immediata, immeritata e assoluta, immensa, totale, efficace e gratuita: questo è il cuore della fede cristiana evangelica. Dio non chiede nulla in cambio di ciò che ci dona: ci colma di grazia gratuitamente e per primo; ci chiama a una libertà ben più ampia di quella che possiamo immaginare».

«Leggeremo anche un brano di Paolo, e due riguardanti Francesco d’Assisi –  aggiunge Gobbi –. Quando la letteratura e la spiritualità, per non dire della teologia specialmente cattolica, si sono allontanante l’una dall’altra, entrambe hanno perso moltissimo: la narrativa e la poesia hanno spesso il potere di riportarci a noi stessi, quale che sia il nostro atteggiamento interiore, religioso o no. Leggere Dostoevsky in una chiesa è anche un modo per cercare di riavvicinare questi due mondi».j

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1 Comment

1 Comment

  1. Maurizio Danzi

    01/06/2019 at 11:27

    La filosofia russa nasce con giganti della letteratura.
    Dostoevsky coltiva l’animo, lo seduce di profonda umanità.
    Gesù toglie il senso di colpa. fa scaturire da quell’animo il pentimento.
    E allora “tutto è grazia”.

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