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Verona e le mafie, le infiltrazioni criminali in una città vulnerabile

La città non ha avuto il coraggio di guardarsi dentro per capire che cosa abbia determinato la presenza della mafia sul territorio scaligero. Le responsabilità di imprenditori e politici.

La città non ha ancora avuto il coraggio di guardarsi dentro per capire che cosa abbia determinato la preoccupante presenza della mafia sul territorio scaligero.

Una nuova maxi-retata dei carabinieri ha colpito la mafia pugliese, dotata di una ampia ed efficiente base a Verona. 19 tra arrestati e indagati tra Verona e Bari, per traffico di stupefacenti ed estorsioni finalizzate a creare un clima di paura funzionale alla loro impunità, a danno di imprese e cittadini veronesi. Il sindaco si è subito congratulato con i carabinieri per il brillante esito dell’operazione a salvaguardia della sicurezza nella città che, nonostante questa ennesima infiltrazione, manterrebbe un tessuto sociale sano.

Dopo il giusto riconoscimento ai protagonisti degli arresti, Verona reagisce rasserenandosi per lo sventato pericolo proveniente dall’esterno, e tutto finisce lì. Senonché, non siamo di fronte ad un fatto eccezionale, che conferma la regola circa la sanità di fondo della nostra città, ma ad un ennesimo fatto di presenza attiva della criminalità mafiosa nel nostro territorio.

Il prefetto Mulas, prima di essere promosso ad altro incarico, nel giro di tre anni ha emesso ben 17 interdittive antimafia nei confronti di soggetti e imprese che in vari modi si sono infiltrati nel nostro tessuto economico e sociale per realizzare una serie di atti criminosi. In tutte queste occasioni Verona non ha avuto il coraggio di guardarsi dentro per capire che cosa ha determinato questa preoccupante serie di imbarazzanti presenze della mafia. Un esame del genere, indispensabile per cercare di chiudere questa catena di atti criminali, porterebbe alla individuazione di precise responsabilità politiche, al di là di quelle penali.

Una prima responsabilità ricade sulla politica locale che, in assenza di una efficace programmazione del territorio, quasi sempre si limita a recepire idee e progetti provenienti dall’esterno, rendendo così la nostra società più esposta ad eventuali infiltrazioni mafiose. In secondo luogo, non è estraneo anche il variegato mondo imprenditoriale che, di fronte alla possibilità di concludere alleanze e affari, non sempre realizza rapporti con  la dovuta, rigorosità  per evitare pericolose contaminazioni.

Verona, come è noto, per la sua collocazione geografica, è al centro di importanti vie di comunicazione e, come tale, esercita una forte attrazione all’insediamento di attività logistiche e di altra natura, per cui necessita di un più rigoroso controllo degli insediamenti di nuove attività. Ancora una volta è alla qualità della classe dirigente che occorre guardare se vogliamo interrompere questa preoccupante presenza criminale.

Luigi Viviani

Luigi Viviani
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Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

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