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Teatro romano (Verona)
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La sfida senza storia tra le piazze dei sapori e il teatro dei saperi

La vicenda del pensionato Savorelli, precettato per mettere insieme l’Estate teatrale 2019 e le distrazioni per i 50 anni di Teatro Laboratorio e Barcaccia.

La vicenda del pensionato Savorelli, ancora senza un successore, precettato dal Comune per mettere insieme l’Estate teatrale 2019. Le distrazioni per i 50 anni di Teatro Laboratorio e Barcaccia.

Come le brave massaie di una volta, che riuscivano ad approntare saporiti manicaretti pur con quel poco che la dispensa spesso semivuota consentiva, Giampaolo Savorelli nel solco di un’emergenza infinita e imbarazzante per la città è riuscito, nonostante gli abbondanti tagli, ad allestire il cartellone della 71ª Estate Teatrale Veronese e soprattutto a dare seguito e ossigeno, al suo interno, ad un intrigante Festival scespiriano (per tacere del Moby Dick di Franco Branciaroli), il 71° e il più importante d’Italia, oltre che di assoluto prestigio nel mondo, anche se ormai pochi a Verona sembrano averne piena coscienza.

Si leggono e si sentono sempre più spesso appelli dei medici a non liberarsi con troppa leggerezza dei medicinali appena scaduti, che possono invece risultare ancora benefici per parecchio tempo. Ecco, la vicenda del pensionato Savorelli alle prese con la perdurante vacanza di un Direttore Artistico del Festival potrebbe esserne una conferma, e mi si perdoni il paragone irriverente. Da tempo in quiescenza per raggiunti limiti di età (a conoscenza di tutti, tranne evidentemente della politica che avrebbe dovuto provvedere con largo anticipo alla sua sostituzione e più ancora ad un graduale passaggio di consegne), Savorelli è stato di nuovo precettato al capezzale del Festival per rimediare in tutta fretta un programma, perché a Verona pochissimi altri in campo teatrale possiedono il suo bagaglio di esperienze e di conoscenze personali maturato in quasi 40 anni di direzione e di servizio. Un’agenda preziosa la sua, che bisognerebbe trovare il modo di mettere a disposizione di chi tra poco lo sostituirà e non ne potrà fare a meno.

Ora si attende di conoscere il nome del nuovo Direttore, scelto tra un’ampia rosa di 21 candidati esaminati da una commissione (senz’altro autorevole, non si discute, ma forse deficitaria di competenze strettamente manageriali) che, tra bandi prima banditi, poi prorogati, quindi rattoppati alla bell’e meglio (per cui è da scommettere che i ricorsi non mancheranno), lo porranno in sella probabilmente in autunno. Per poi, farlo scadere appena un anno dopo, se, come esplicita il bando, l’incarico decorrerà dal 1 gennaio 2019 al 31 dicembre 2020. Nemmeno un anno, dunque, di effettivo lavoro per poi ricominciare tutto daccapo.

La lettura del bando ci lascia perplessi per almeno due considerazioni. Per quanto definito all’articolo 1, a proposito del compenso per il neo-direttore: 50.000 euro (Francesco Girondini ne guadagnava oltre 200 mila per il Festival Areniano, con i grandi risultati che poi abbiamo visto…) basteranno a suscitare l’interesse di comprovati professionisti di gestioni artistico-culturali disposti a trasferirsi a Verona? Anche perché, e veniamo alla seconda perplessità, nel bando non c’è traccia del budget di cui il neo Direttore potrà disporre. Da dove si attingeranno i fondi e in che misura? Forse da un’unica cassa? Magari quella di un sempre più minacciato Teatro del Veneto in cui anche l’Estate Teatrale Veronese potrebbe finire inglobata? L’ipotesi non è campata in aria, e sarebbe una gravissima perdita di prestigio per una città sempre troppo distratta e vaga sul proprio patrimonio culturale.

A proposito di distrazioni, nei mesi scorsi due coraggiose e indomite compagnie teatrali scaligere hanno celebrato ognuna i 50 anni di attività: il “Teatro Scientifico-Teatro Laboratorio” della famiglia Caserta e “La Barcaccia” di Roberto Puliero. Per il primo, noto in tutta Italia e all’estero per la produzione e per la ricerca scientifica di avanguardia, ci si sarebbe aspettato in questa occorrenza finalmente la soluzione dei suoi annosi problemi logistici: una definitiva sistemazione della sede all’Arsenale per la quale manca ancora il via libera dell’Amministrazione, mentre già ci sarebbe la disponibilità di aiuti anche di tanti privati, che, diversamente da qualche autorità, sanno apprezzare quanto realizzato in mezzo secolo dai Caserta a beneficio dell’intero teatro italiano. Una festa in famiglia, confortata dai tanti amici e appassionati e da un ringraziamento doveroso dell’assessora Francesca Briani. Ma nulla di più.

Per la festa della Barcaccia, invece, amatissima dai veronesi e “onusta di premi” e riconoscimenti ben oltre i confini regionali, nemmeno il saluto (tanto meno, il ringraziamento) della Giunta scaligera, presente, ma a titolo puramente personale, solo un imbarazzatissimo assessore (strade, giardini) Marco Padovani, che comunque ha tenuto riconoscere pubblicamente a Roberto Puliero il merito, tra i tanti altri, di essersi fatto carico e testimone su centinaia di palcoscenici della gloriosa eredità goldoniana: qualcosa che, ad occhio, ad una giunta folta di cantori (stonati) della “veneticità” (?) sarebbe potuta anche interessare, se soltanto fossero stati in grado di collegare, sia pure strumentalmente, le due cose.

Ma forse il teatro non assicura ai politici grande visibilità e prestigio. Meglio, allora, le Piazze dei Sapori, che persistono ad intasare, ormai oltre ogni limite di sopportazione, tutti i siti storici della città. Sapore ha la stessa radice etimologica di Sapere. Ma vuoi mettere?!

Mario Allegri

Mario Allegri
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Mario Allegri ha insegnato letteratura italiana contemporanea alla Facoltà di Lettere di Verona. Ha pubblicato vari saggi letterari in riviste, giornali e presso editori nazionali (Utet, Einaudi, La nuova Italia, Il Mulino). Ha partecipato come indipendente alle primarie 2011 per l'elezione del sindaco a Verona. marioallegri9@gmail.com

1 Comment

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    Maurizio Danzi

    21/05/2019 at 09:59

    “Chiamatemi Ismaele” sulle tracce di una vetusta balena bianca si muove la caccia di questa amministrazione timida e insicura. Noto la assenza dell’assessore Polato: immagine rappresentativa di questo modo muscolare di fare politica. Eppure la sicurezza al teatro Romano non è garantita: il caldo, gli scavi, la vicinanza dell’Adige certamente porteranno una presenza di pantegane. La soave assessora alla cultura si muove leggera tra la Bra e il decumano massimo mai ostile sempre sorridente. Uno con Lei neppure si arrabbia. Padovani credo rappresentasse il ringraziamento del cuore della curva alla voce dell’Hellas. Cosa ne sa lui che combatte “Con il fucil contro il nemico vil?” di Goldoni? Credo che la caccia al cetaceo non sarà fruttosa. Al più delle aole con lo strascico: i livelli sono amaramente questi.

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