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Borgo Venezia, Verona
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Ambiente

Il verde urbano come tampone per imbellettare gli interventi edilizi

Occorre capovolgere il tradizionale processo urbanistico il cui protagonista è il costruito e quello che rimane è destinato a parchi e giardini. Verona tra le prime città italiane per consumo di suolo.

Occorre capovolgere il tradizionale processo urbanistico il cui protagonista è il costruito e solo quello che rimane è destinato a parchi e giardini. Verona tra le prime città italiane per consumo di suolo.

Secondo l’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) nelle città si concentrano circa l’80% delle emissioni di gas-serra e Verona è tra le prime città italiane per consumo di suolo. Ma a giudicare dalla nuova frenesia edificatoria non sembra che nella nostra città ci si preoccupi troppo di questi problemi. Da Chievo a Montorio, da Ponte Crencano a Quinzano da Borgo Venezia a Borgo Roma, si stanno aprendo cantieri per centinaia di migliaia di mc di nuove costruzioni tra le quali emerge la follia di un nuovo stadio.

In questa situazione le amministrazioni che si succedono usano il verde urbano, emblema universale di qualità della vita, come tampone per imbellettare gli interventi edilizi. Peccato che il verde non sia mai protagonista originale e di ampio respiro della rinascita cittadina. Un piccolo passo avanti è stato fatto dall’attuale Amministrazione comunale che ha convocato una commissione per redigere il Regolamento per il verde urbano che si spera vedrà la luce nei prossimi mesi. Non sappiamo ancora quale sarà il peso finale di questo documento, tuttavia a mio parere potrà incidere più sulla qualità che sulla quantità e uso strategico di parchi, giardini, viali, aree agricole, siepi, boschi, corsi d’acqua, e quindi deve essere inteso come un necessario punto di partenza per arrivare al vero strumento con valenza urbanistica: il Piano del verde. Solo il Piano del Verde, peraltro previsto dal PAT (Piano di Assetto del Territorio), ci potrà dire quanto verde effettivo fruibile c’è in ogni quartiere e a quanto ne avrebbe diritto, ma soprattutto ci dirà quanto verde sarebbe necessario per migliorare le condizioni di vita degli abitanti e del territorio.

Basta leggere la Strategia Nazionale per il Verde Urbano redatta dal Comitato per lo sviluppo per il verde nominato dal ministero dell’Ambiente in base alla Legge 10/2013 per rendersi conto che è solo partendo dalla gestione dei vuoti urbani che si possono trovare soluzioni innovative, integrate e sistemiche. Occorre capovolgere il tradizionale processo urbanistico il cui protagonista è il costruito e solo quello che rimane è destinato a parchi e giardini. C’è bisogno di un nuovo modello di pianificazione più attenta ai cambiamenti climatici, alla difesa dall’inquinamento, alla tutela della biodiversità, alla riduzione del consumo di suolo, in sintesi più attenta al benessere dei cittadini. “La Strategia si basa su tre elementi essenziali: passare dai metri quadrati agli ettari, ridurre le superfici asfaltate e adottare le foreste urbane come riferimento strutturale e funzionale del verde urbano”.

La strategia, densa di dati e grafici, prende in esame le veloci trasformazioni in atto nelle città. Come la qualità dell’aria che provoca ogni anno migliaia di morti, la spesa sanitaria per affrontarla e il contributo che può dare, anche in termini economici, la presenza di vegetazione. Ad esempio “riduce la concentrazione di PM atmosferico tra il 7% e il 24% entro i 100 m di distanza dalla pianta e riduce la temperatura di 2°-4°”. Analizza anche le problematiche legate agli effetti di città impermeabili che non riescono più a smaltire le “bombe d’acqua” che richiedono la riduzione delle superfici asfaltate, l’aumento del verde pensile e la trasformazione dei viali in “parchi lineari” che, oltre alle tradizionali funzioni, possano assumere così anche il ruolo di “corridoi ecologici”. Ma anche il verde agricolo può svolgere un ruolo fondamentale: dagli orti urbani alle “cinture verdi periurbane” che trasformano, senza espropri e con il coinvolgimento degli agricoltori, terreni sottoutilizzati e spesso degradati in produttori di cibo e di paesaggio a portata dei cittadini.

L’analisi del Comitato per il verde dimostra anche l’apporto in termini monetari dei servizi ecosistemici che la natura ci fornisce: “dalla purificazione naturale dell’acqua che beviamo o dell’aria che respiriamo, al parco urbano o al paesaggio alpino per passeggiare”, che ad esempio nel 2015 sono stati quantificati in 338 miliardi di euro. Promuovere il verde urbano significa dunque, oltre che garantire alla città importanti servizi ecosistemici ridurre la spesa pubblica, anzitutto quella sanitaria. Ma il documento affronta anche temi più semplici come ad esempio una più oculata gestione degli scarti prodotti dalla manutenzione del verde (sfalci e ramaglie) che potrebbero generare utili ai comuni conferendoli agli impianti a biomassa anziché inviarli, pagando, al compostaggio. O una politica del lavoro più attenta alla specificità del settore del verde auspicando scuole per giardinieri che un tempo erano un vanto italiano ed ora sono quasi inesistenti. Basti vedere gli inacettabili interventi di potatura degli alberi che ancora spesso vengono effettuati da personale improvvisato.

Utopie? In questa visione di una diversa gestione degli spazi aperti occorre certamente più professionalità e più confronto con i cittadini, ma la vicina Trento dimostra che un percorso in tal senso è possibile, basta volerlo fare. La provincia di Trento ha deliberato il consumo “zero” di suolo entro il 2020. Inoltre il comune ha avviato “il progetto culturale “Nutrire Trento” che aggrega produttori che vendono direttamente i propri prodotti, mercati di produttori, gruppi di acquisto sul territorio, orti urbani con l’obiettivo di ” promuovere la partecipazione degli attori del sistema alimentare e affrontare insieme le sfide dell’agricoltura per il futuro del pianeta”. Al sindaco di Trento, inoltre, è stato assegnato, assieme ai sindaci di Occhiobello (Rovigo) e Carmignano (Prato), il premio Lombrico d’oro 2019 promosso da una trentina di associazioni, per i sindaci che si sono distinti per le loro azioni in difesa dell’ambiente e della salute dei comuni da loro amministrati.

Alberto Ballestriero
Verona Polis

Alberto Ballestriero

Alberto Ballestriero. La campagna e il paesaggio sono una presenza costante nella sua vita. Ha lavorato come funzionario nella gestione di canali e opere agrarie presso uno dei più importanti Consorzi di Bonifica del Veneto. Dopo la qualifica nel settore del verde progetta parchi e giardini, alcuni dei quali pubblicati. È socio dell’AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio). Per diversi anni è stato responsabile del settore verde urbano della sezione veronese di Italia Nostra. Ha pubblicato il libro “Confini Connessioni Scenari – divagazioni di un giardiniere sul paesaggio”. È socio fondatore dell’Osservatorio territoriale VeronaPolis. ballestriero@gmail.com

4 Comments

4 Comments

  1. Avatar

    Maurizio Danzi

    15/05/2019 at 14:50

    Vista l’importanza dell’argomento vorrei definirla : quindi come fare?

  2. Alberto Ballestriero

    Alberto Ballestriero

    13/05/2019 at 10:44

    Marcello, condivido che dietro il costruire si muovono grossi interessi di pochi che non sono bilanciati dagli interessi della moltitudine dei cittadini che hanno pochissima voce in capitolo. Perciò è urgente avviare, come sistema, una urbanistica partecipata.
    Alberto

  3. Avatar

    Enrico

    11/05/2019 at 22:38

    Apprezzabilissime valutazioni. Per restituire a questa città il verde dovuto suggerirei anche una modifica delle Norme Tecniche Operative così da rendere illegali le attuali modalità usate per monetizzare il verde di compensazione.
    Diversamente rischiamo di avere a che fare con la classica tela di Penelope.
    Non dobbiamo dimenticarci che Verona ha un credito di oltre 2 milioni di mq di aree verdi!

  4. Marcello

    Marcello

    11/05/2019 at 22:30

    Alberto dici che occorre capovolgere il tradizionale processo urbanistico il cui protagonista è il costruito: forse intendevi più che il costruito l’interesse a costruire! Non sono architetto né un urbanista ma vedo da molti anni solo lo sforzo di costruire, passando sempre sopra il bisogno di verde dei cittadini, considerato quel verde alla stregua di vuoto urbanistico, privo d’interesse. Solo così, a mio parere, si spiega il continuo appoggio delle Amministrazioni precedenti ed attuale ai progetti di edificazione residenziale e commerciale. Ti pare?

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