Connect with us

Hi, what are you looking for?

Borgo degli Ulivi, Quinzano, Verona
Borgo degli Ulivi, Quinzano, Verona

Opinioni

Scelte urbanistiche discutibili, il lungo elenco delle criticità

Difficile riparare i guai dell’amministrazione Tosi ma si potrebbe intervenire diversamente. Il nuovo Stadio? Assomiglia a un centro commerciale travestito da struttura sportiva.

Difficile riparare i guai dell’amministrazione Tosi ma in alcuni casi si potrebbe intervenire diversamente. Il nuovo Stadio? Assomiglia a un centro commerciale travestito da struttura sportiva.

Mi rendo perfettamente conto che tentare di pianificare il territorio dopo dieci anni di Amministrazione Tosi – dove l’urbanistica era stata sostituita da scelte scellerate, ispirate a favorire gli investimenti dei privati, senza preoccuparsi dell’equilibrio territoriale – sia molto difficile e complicato. Basti pensare che la struttura su cui stanno lavorando gli attuali amministratori si basa sul Piano degli Interventi dell’assessore alla pianificazione Vito Giacino, che non può certo essere preso ad esempio per oggettività tecnico-scientifica.

Inoltre, il vincolo dei cosiddetti diritti acquisiti, non aiuta certamente a fermare i progetti più devastanti ed inutili ma già approvati, come l’ex BAM in via Mameli, una lottizzazione di 46.000 mc, a destinazione residenziale e commerciale; e quello all’ex stabilimento Cardi al Chievo, dove venne approvata una lottizzazione di 100.000 mc, in strutture alte sino a diciotto piani, destinate per l’85% a residenziale (oltre 300 appartamenti) e per il 15% a direzionale-commerciale (circa 150 tra negozi e uffici).

A tutto questo vanno sommate le sentenze del TAR del Veneto, che hanno annullato le delibere amministrative che revocavano due delle lottizzazioni più assurde ed ambientamene pericolose, come quella di Quinzano, sotto San Rocchetto, di 20.000 mq di residenziale, con altezze fino a 5 piani, in una zona paesaggisticamente fragile e dove gli edifici arrivano al massimo a 2 piani di altezza; e quella di Montorio, Ai Tigli, di 37.500 mq con edifici di tre piani per circa 120 appartamenti. Esiste una piccola speranza di bloccare, o quanto meno di contenere i volumi di due grosse lottizzazioni, quelle dell’Ex Cardi e di San Rocchetto. Sembra che le fidejussioni depositate in Comune per i loro PUA (Piani Urbanistici Attuativi) siano “contraffatte”.  Forse, la non regolarità delle fidejussioni depositate potrà intralciare l’iter delle suddette lottizzazioni.

Ma, se per riparare i guasti della precedente amministrazione, nei casi sopracitati, esistevano ed esistono grosse difficoltà, in altri, secondo un mio modesto parere, si sarebbe dovuto intervenire in modo diverso. Mi riferisco alla proroga concessa alla lottizzazione Borgo degli Ulivi in località Monsel di Quinzano, formata da una sessantina di abitazioni per un totale di 19.000 mc. La Giunta Tosi consegnò ai proprietari la licenza di costruire ed i lavori iniziarono nel 2008. Nel 2010, sempre la Giunta Tosi rilasciò una Variante presentata l’anno precedente dalla proprietà.

Dal 2011, la lottizzazione è bloccata al grezzo per le vicissitudine economiche dei promotori che li portarono al fallimento. È quindi subentrata la Banca Popolare Alto Adige che ha chiesto e ottenuto dall’attuale amministrazione una proroga per ultimare i lavori, preservare il valore dei beni per poi tentare di venderli alle migliori condizioni. Ritengo che la non concessione della proroga avrebbe consentito alla nostra Pubblica Amministrazione di trattare da una posizione di forza con la banca, soprattutto sugli interventi relativi alla viabilità, attualmente inadeguati a sostenere l’impatto di un tale insediamento residenziale.

Lo stesso si può sostenere per la proroga dell’intervento edilizio previsto all’ex Macello, di circa 15.000 mq, dei quali 7.300 mq di alberghiero e 2.500 mq di commerciale. Inoltre, se possibile, sarebbe il caso di evitare l’applicazione di uno strumento come lo Sblocca Italia per le ex officine Safem, in viale Piave, per l’Adige Sport Village a San Pancrazio, per l’ex Albi in Borgo Venezia e per il Piano Folin nel centro storico. La pianificazione urbanistica non può essere continuamente soggetta alle trasformazioni che favoriscono gli interessi degli investitori privati a scapito dell’equilibrio territoriale.

L'ex area Cardi al Chievo (Verona)

L’ex area Cardi al Chievo (Verona)

Vorrei anche capire se prima di concedere nell’ex Safem oltre ai 6.000 mq di amministrativo-terziario, gli 8.500 mq di alberghiero, che si sommano ai 7.300 mq dell’ex Macello, ed ai 17.000 mq dell’ex Manifattura Tabacchi, tutti in un raggio di pochi metri, si è compiuta una doverosa analisi urbanistica per conoscere se l’attuale assetto territoriale e viabilistico sono in condizione di sopportare le migliaia di mq di alberghiero previste.

Tra i nuovi progetti dell’amministrazione Sboarina c’è quello di un nuovo Stadio di proprietà privata. Su questa proposta nutro non pochi dubbi e perplessità. Innanzitutto non capisco perché non si possa recuperare quella proposta di qualche anno fa, quando l’attuale sindaco Federico Sboarina era assessore allo Sport, di ristrutturare il vecchio stadio per aggiornarlo alle esigenze dello spettacolo calcistico contemporaneo. Mi sembrava un buon progetto, meno costoso ed impattante per la zona. Ma, se si decide di costruire un nuovo stadio, non va certamente edificato accanto a quello vecchio in demolizione, ma decentrato in un luogo ben assistito di arterie viabilistiche e lontano dagli abitati.

Temo, che quello che si intende realizzare sia una grossa speculazione travestita da struttura sportiva. Probabilmente l’intenzione è quella di erigere l’ennesimo centro commerciale di 4.500 mq, conseguito con la formula dell’aggregazione di tanti negozi e licenze commerciali. Oltre a questo, sono previsti 8.000 mq di alberghiero, 3.000 mq di ristorazione e di negozi al dettaglio, 2.000 mq per lo Store Hellas e per l’Hellas Club e 1.800 mq per un centro congressi, un cinema teatro e un centro giochi. Tutto questo, un quartiere come quello dello Stadio, non è in grado di sopportarlo. Ridicola è la giustificazione che questo intervento qualificherà l’intera zona con un nuovo parco urbano, che altro non è che l’area di risulta tra il perimetro del nuovo stadio ed il rettangolo che lo contiene.

Concludo con l’ennesima speculazione edilizia, che si tenta di far passare come riqualificazione culturale e turistica del centro storico: Il Piano Folin, di cui si è già ampiamente parlato e scritto. Ritorno sull’argomento perché, ancora una volta, la nostra Pubblica Amministrazione delega ad altri, in questo caso alla Fondazione Cariverona – un ente privato che, pur essendo benemerito, non può sostituirsi a quelli che sono i diritti e i doveri della Pubblica Amministrazione democraticamente eletta – le scelte d’uso del territorio. Cedere ad altri la programmazione per l’utilizzo di parti importanti del centro storico della nostra città è sbagliato e pericoloso.

Inoltre, un piano che si propone di modificare in maniera radicale l’assetto del centro storico, non può prescindere da una valutazione urbanistica complessiva. Questo master plan dovrebbe rappresentare solo una tessera di un mosaico organico dell’intero territorio. Intervenire solo sui grandi complessi edilizi di proprietà della Fondazione e tralasciare di pianificare tutti gli altri elementi urbani, tra cui quelli architettonici di proprietà pubblica, come per esempio le caserme, i forti, le mura ed i palazzi storici, rischia di compromettere il ruolo stesso del centro storico. Se, come si evince dalla relazione dell’architetto Folin, in 80 anni si sono persi 142.000 abitanti, sarebbe il caso di trovare delle soluzioni per riportare in centro storico nuove coppie giovani. Non vorrei che si arrivasse a costruire un centro storico privato degli abitanti, ma attrezzato di centri polifunzionali, di musei, di negozi, di ristoranti e di alberghi. In questo caso Verona ed i veronesi sarebbero privati della loro vera identità.

Un ulteriore dubbio riguarda i finanziamenti. Per il centro congressi, quello enogastronomico e per l’albergo, proposti negli edifici di via Garibaldi e nel palazzo Franco-Cattarinetti in via Rosa, probabilmente non ci saranno problemi. Sono attività che, se ben gestite, producono reddito. Ma i musei, i laboratori culturali, il sistema museale, proposti al Palazzo del Capitano, a Palazzo Forti, al Monte di Pietà ed a Castel San Pietro, che sono ipotesi apprezzabilissime ed auspicabili, chi li finanzia? Non certo il Comune, che mi pare abbia le casse vuote. Il mio timore è che vengano realizzate solamente le opere che producono guadagni, causando grossi problemi di viabilità e conseguenti costi alla Pubblica Amministrazione, mentre i contenitori adibiti alla cultura rimangano vuoti in attesa di quale improbabile mecenate.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

Foto in alto: Borgo degli Ulivi, Quinzano, Verona.

Written By

Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

2 Comments

2 Comments

  1. Enrico

    01/05/2019 at 14:49

    Molto apprezzabile la preoccupante ricostruzione dello “stato dell’arte” dell’attuale programmazione urbanistica di Verona. Vi sono motivi di non sostenibilità funzionale ed economica di questa accozzaglia di interventi, ma non dobbiamo neppure dimenticare le esigenze di sostenibilità ambientale e -come in effetti ricordato- viabilistica che, in uno, significa anche di vivibilità (dato che si deve ricordare che il filobus è fermo al palo da anni (e ciò meriterebbe altra specifica riflessione). E non si può altresì pensare di agire come si fa ad ogni grande manifestazione fieristica, invocando lo “stato di emergenza” per sopprimere diritti ai cittadini a favore di esigenze superiori (???).
    Anche sull’ipotizzato nuovo stadio non si può che concordare: si sposano le proposte economiche di qualche “cordata” dimenticandosi totalmente della sostenibilità delle piccole realtà di vicinato che rendono vivibili e vivi i quartieri. Si dimentica inoltre che dietro un piccolo negozio vi è un piccolo investimento immobiliare o un canone percepito spesso da piccoli proprietari che hanno investito i risparmi per garantirsi una futura rendita che, con l’apertura dei centri commerciali e la conseguente chiusura di quei piccoli esercizi commerciali, viene inevitabilmente a decadere se non ad annullarsi totalmente a favore di introiti che spesso (vedi ad esempio società estere) non ritornano più sul territorio.
    Da ultimo, ma non per importanza, prima si dia a questa città il verde mancante e poi si aggiungano altri mq di cemento, impedendo da subito l’abusato e spesso illecitamente utilizzato strumento della monetizzazione del verde di compensazione: una vera vergogna!
    Meglio prevenire che curare…

  2. Giulia C.

    01/05/2019 at 21:41

    Caro Giorgio,
    è sempre molto lucida la tua analisi e limpido lo scrivere che si legge con piacere. Grazie anche perché non ti limiti alla disamina critica ma proponi alternative. Ed è questo il bello del giornalismo vero. Ciao

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Firma la petizione

Meno agitazione più informazione. Abbonati a Verona In

Campagna abbonamenti Verona In

COVID 19

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement

Facebook

Altri articoli

Blog

Sono trascorsi sette mesi dall’approvazione del regolamento, ma nessuno dei principi  sopra riportati ha trovato qualche riscontro nella realtà.

Editoriale

Il giornale Verona In punta sulla formazione degli aspiranti giornalisti. Il Progetto editoriale e la campagna di crowdfunding Stampa libera.

Interviste

INTERVISTA – Renato Peretti del movimento No-Tav Verona: «Non è un progetto moderno, aggraverà una situazione ambientale già precaria».

Blog

Mentre l’entusiasmo per i successi a Tokyo dei nostri atleti paralimpici si va  affievolendo, chi non ha in programma la prossima olimpiade continua tutti...

Advertisement